La notizia della scomparsa di Davide Di Corato – totalmente inaspettata – ha colto di sorpresa tutti noi nel mondo dell’enogastronomia e del giornalismo.
Davide Di Corato è morto tragicamente in Sicilia, qualche giorno fa, travolto da un carico di pannelli fotovoltaici davanti alla sua casa a Chiaramonte Gulfi: un incidente assurdo e prematuro che lascia tutti sgomenti.
Ci conoscevamo da decenni e sebbene non ci vedessimo da molto, credo che la stima professionale fosse reciproca. Giornalista e chef, Di Corato ha saputo muoversi tra penna e padella con una curiosità, tra collaborazioni con testate di settore e una visione non banale del cibo come cultura oltre che come tecnica.
Da giornalista milanese, una decina di anni fa si era trasferito in Sicilia, dove faceva lo chef. Aveva infatti una doppia anima – quella del cronista e quella del cuoco – ma in realtà erano una sola. Scriveva come cucinava e cucinava come pensava: con rigore, passione e un profondo senso della realtà. Quando mi è capitato di incrociare i suoi contributi, ho apprezzato la sua capacità di raccontare le storie dietro i piatti e le persone senza inutili compiacimenti, con sincerità e un tocco di ironia.
La tragica dinamica della sua morte — un incredibile incidente che non avrebbe dovuto accadere — ci ricorda quanto la vita possa essere fragile e imprevedibile.
A chi gli ha voluto bene, a chi ha condiviso con lui momenti di lavoro o di dialogo, e ai lettori che lo hanno seguito, va un pensiero di solidarietà. Anche se i nostri percorsi non si sono incrociati spesso, il suo contributo al racconto del cibo e della cucina italiana resta nelle pagine e nelle idee che ha condiviso.
Ciao Davide,
grazie per quanto hai raccontato, per come lo hai fatto — e soprattutto per averlo fatto a modo tuo.



