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Agricoltura vulcanica, quando il suolo fa la differenza

Heva – Volcanic Agriculture of Europe è un progetto sostenuto dall’Unione Europea per valorizzare denominazioni nate su terreni vulcanici: Soave, Lessini Durello e Santorini, cui si aggiunge la Dop per il formaggio Monte Veronese.

Ormai lo sappiamo, l’abbiamo detto e stra detto in tutte le salse, il suolo fa la differenza. Al contempo però (va ribadito) cosa effettivamente succeda sotto il suolo è ciò di cui sappiamo meno in assoluto. La porzione aerea della pianta è di fatto la punta dell’iceberg, ciò che succede al di sotto non c’è dato del tutto sapere. Un po’ lo possiamo analizzare, un po’ lo sperimentiamo quotidianamente con il nostro palato assaggiando prodotti nati da suoli di natura diversa che regalano sensazioni e profili organolettici differenti.

Ad aiutarci in questo c’è l’attività svolta da progetti come Heva – Volcanic Agricolture of Europe. Progetto internazionale sostenuto dall’Unione Europea volto alla valorizzazione delle Dop per il vino Soave, Soave Superiore, Lessini Durello, Santorini e della Dop per il formaggio Monte Veronese tutelate dai relativi consorzi. L’obiettivo di Heva – Volcanic Agriculture of Europe è promuovere, evidenziare e far conoscere ai consumatori le straordinarie caratteristiche di una viticoltura e una produzione casearia che fondano la loro differenza sull’origine vulcanica dei suoli.

Partiamo quindi da una profilazione delle straordinarie caratteristiche dei suoli vulcanici e da quello che è il loro contributo alla viticoltura.

La matrice vulcanica appartiene spesso a suoli in pendenza, i vulcani (siano essi spenti o attivi) sono a tutti gli effetti delle montagne più o meno alte. Questo comporta quindi pendenze, diverse opzioni per l’esposizione e una costante cura e modellamento delle superficie atti a rendere praticabile, seppur eroica, la viticoltura. Questi suoli del resto sono tipicamente molto fertili e la loro natura porosa li rende anche in grado di trattenere acqua e quindi custodire preziose risorse idriche. La composizione è ricca in minerali, da un lato positivi per la pianta dall’altro costituiscono l’elemento che ne condiziona l’andamento vegetativo e l’accrescimento che poi va gestito in cantina una volta che la materia prima uva viene lavorata. I vini da suoli di natura vulcanica sono ricchi, fortemente connotati e vanno quindi saputi gestire e veicolati nel modo corretto. Talvolta necessitano di tempo per equilibrarsi, ripagano poi in termini di longevità.

Di certo c’è, lati positivi e negativi a parte, che il risultato è sempre unico, trattandosi di un suolo dalle risorse incredibili.

Vediamone i punti salienti Dop per Dop.

Soave

Castello di Soave
Castello di Soave

Siamo in provincia di Verona e questa è la doc dove protagonista è un’uva, la Garganega, supportata da Trebbiano di Soave. 7.000 ettari di vigneto (su 12.000 di area totale) diviso tra suoli di matrice calcarea, che affiorano e si intersecano a quelli di natura tufacea vulcanica. Oggi 48 milioni di bottiglie, per lo più esportate. Due curiosità: nel 1931 fu il primo vino italiano a essere riconosciuto come “Vino Tipico” con conseguente limitazione della zona di produzione. Nel 2019 nascono le UGA, unità geografiche aggiuntive atte a caratterizzare e valorizzare il territorio stesso. La Dop include anche la menzione Superiore e una zona Classica.

Lessini Durello

Denominazione a cavallo tra le province di Verona e Vicenza. I suoli si sono originati da fenomeni vulcanici tra 50 e 35 milioni di anni fa. La produzione è incentrata su una varietà bianca autoctona molto tenace, è la Durella che per il 90% è impiegata nella realizzazione di spumanti metodo classico e Charmat. Per la versione rifermentata in bottiglia parliamo di un minimo di 24 mesi sui lieviti che salgono a 36 per la menzione Riserva. La Durella, per natura e grazie alle caratteristiche conferitegli dal suolo collinare e vulcanico, ha caratteristiche che le permettono di rimanere sui lieviti a lungo dando il meglio di sé dopo lunghi affinamenti. Naturalmente ricca in acidità e connotata da maturazione tardiva è favorita in collina dove tende a autoregolarsi in termini produttivi. Al momento si contano circa 1 milione di bottiglie, in crescita e ridistribuzione tra metodo classico e non, per circa 400 ettari vitati.

Santorini

Siamo nel mare Egeo, in Grecia. L’isola dal punto di vista geologico è costituita da rocce piroclastiche. Degli oltre 50 vitigni che popolano/popolavano l’isola il principale oggi è l’Assyrtiko che costituisce il 75% della viticoltura dell’isola oltre a essere uno dei migliori vitigni bianchi del Mediterraneo. Resiste alla siccità che sopporta piuttosto bene e a lungo, è inoltre molto tollerante nei confronti di attacchi da parte di oidio e peronospora. A Santorini esistono ancora vigneti franchi di piede; sull’isola vengono coltivati anche altri vitigni a bacca bianca e rossa. La Dop Santorini nasce nel 1971. Comprende sia vini bianchi secchi e invecchiati in botti di rovere, che vini naturalmente dolci. I bianchi secchi devono avere almeno il 75% di Assyrtiko. Dal 2002, la Dop Santorini comprende anche il Vinsanto, vino dolce prodotto esclusivamente a Santorini, per il 51% composto da Assyrtiko. Per questa Dop esistono anche la versione Riserva, invecchiamento per almeno 12 mesi, di cui 6 mesi in botti di rovere e 3 mesi in bottiglia; e Grande Riserve, vini bianchi secchi che sono stati invecchiati per almeno 24 mesi, di cui 12 mesi in botti di rovere e 6 mesi in bottiglia. 1200 ettari di vigna in totale su tutta l’isola per circa 3,3 milioni di bottiglie Dop. Aneddoto non di poco conto: negli ultimi 5 anni la produzione di uva si è ridotta del 30-40% a causa della forte siccità e condizioni meteorologiche sfavorevoli. Il clima infatti è caratterizzato da poche precipitazioni e ventilazione incessante.

Sebbene distanti e/o caratterizzati da vocazionalità alla produzione di vini differenti, questi tre territori hanno un obiettivo comune. Tutelare l’unicità dei suoli vulcanici comunicandoli. Raccontarne le caratteristiche, la storia millenaria, le numerose tradizioni e vicissitudini susseguite nel tempo contribuiranno a mantenerne viva la memoria. Del resto, non deve stupire che popoli come quello greco, antesignano della civiltà moderna, e poi l’italiano di conseguenza, debbano, vogliano e possano avvicinare il consumatore ai loro prodotti autentici e originali tramite cultura e formazione.

Abbiamo assaggiato una trentina di vini delle tre denominazioni e ve ne proponiamo tre per zona, quelli che ci hanno colpito maggiormente. Cliccare sul nome per leggere la scheda.

Per saperne di più sul progetto, https://volcanicagricultureofeurope.com/it/home/

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