Dopo una lunga crisi, l’Elisir Borsci San Marzano torna protagonista grazie al rilancio voluto dal Gruppo Caffo 1915. Tradizione, identità territoriale e innovazione produttiva guidano una nuova fase di crescita, tra ristrutturazione dello storico stabilimento, nuovi prodotti e apertura al mondo della mixology. Annalucia Galeone ne ha parlato con il direttore Roberto Lippolis.
Chi non ricorda l’Elisir San Marzano Borsci? È il più antico liquore del Sud Italia ancora in commercio. Nato nel 1840 dalla ricetta segreta della famiglia arbëreshë Borsci, ha attraversato una lunga crisi fino all’acquisizione da parte del Gruppo Caffo 1915, che ne ha avviato il rilancio. Oggi il marchio cresce in Italia e all’estero e guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici. Ne abbiamo parlato con il direttore Roberto Lippolis.
Un gusto che attraversa il tempo

La ricetta dell’Elisir San Marzano Borsci è avvolta dal mistero. Perché, secondo lei, il suo successo resiste nonostante il cambiamento dei gusti e dei mercati?
Perché è un prodotto unico: gusto, profumo e colore non hanno eguali. Bevuto liscio è “estremo”, o lo ami o non lo ami. Ma abbinato diventa sorprendentemente versatile: con gelati, frutta, pasticceria o in cucina riesce a conquistare tutti.
Simboli e radici orientali
Sull’etichetta compaiono simboli fortemente evocativi. Qual è la loro origine?
La ricetta nasce nel cuore dell’Anatolia e arriva in Italia seguendo le migrazioni della comunità arbëreshë. La famiglia Borsci ha saputo unire botaniche orientali e mediterranee, trovando a San Marzano di San Giuseppe le erbe che hanno reso l’elisir inconfondibile. I simboli raccontano proprio questo viaggio culturale e spirituale.
Un’acquisizione che va oltre il business

L’ingresso del Gruppo Caffo è stata solo un’operazione commerciale?
Assolutamente no. La famiglia Caffo ha una storia molto simile a quella dei Borsci: distillatori da generazioni, profondamente legati alle materie prime e ai territori. L’obiettivo è salvaguardare marchi storici destinati all’oblio, restituendo loro dignità e prospettiva. Ogni bottiglia racchiude cultura, ricerca e passione.
Lo stabilimento e il museo
Come cambierà lo storico stabilimento di Taranto?
Abbiamo scelto di preservarne l’identità, rinnovandolo in chiave moderna. Sono in corso interventi strutturali, l’installazione di un impianto fotovoltaico e nuovi impianti produttivi. È prevista anche la creazione di uno spazio museale dedicato alla storia del marchio, per rafforzare il legame con il territorio.
Produzione, innovazione e nuovi prodotti

Quali sono le principali novità sul fronte produttivo?
Oggi a Taranto produciamo non solo l’Elisir San Marzano, ma anche altri liquori destinati soprattutto ai mercati esteri. Stiamo investendo molto nelle creme alcoliche e nella linea Mastro Borsci, puntando su prodotti legati alla Puglia e al territorio ionico, sempre più riconoscibili a livello internazionale.
Tradizione e mixology
Come ha fatto il San Marzano a conquistare anche il pubblico più giovane?
Il consumo tradizionale è cambiato, ma il prodotto ha trovato nuove strade. Il Borscino, ad esempio, unisce crema fredda ed Elisir ed è diventato un dessert molto apprezzato. Inoltre, l’uso degli amari nella mixology sta crescendo: i bartender cercano originalità e il San Marzano risponde perfettamente a questa esigenza.
Il rapporto con il territorio

Qual è oggi il legame tra Borsci e Taranto?
La Borsci è stata per anni un esempio imprenditoriale alternativo in un territorio dominato da altre industrie. Oggi il rilancio c’è, ma spesso manca una risposta adeguata dal territorio stesso. Il vero volano dovrebbe essere l’orgoglio locale: solo così il successo del marchio potrà tradursi in uno sviluppo reale per l’economia tarantina.



