Degustazioni

La maison A. Bergère e la ricerca della morbidezza

Il giovane produttore di Champagne Adrien Bergère, terza generazione (tutte con il nome in A) che vinifica in Champagne, ha idee chiare e scientifiche su come produrre, con giusto un piccolo omaggio alla tradizione.

Ho conosciuto un giovane produttore di Champagne.

32 anni, 70 ettari di vigneto in Champagne, al grido di battaglia: Rien de grand ne se fai sans Passion. Tra Chardonnay, Pinot Noir e Meunier le vigne si trovano principalmente in Vallée du Petit Morin e in Côte Des Blancs. Da tre generazioni la famiglia Bergère produce uva che conferisce e in parte vinifica con le proprie etichette. Il tutto ebbe inizio nel 1800 ma è nel 1949 che nonno Albert fonda la Maison come la intendiamo oggi, a lui succederà André per arrivare a oggi con Adrien. Tutti con la “A”.

Come sta cambiando il gusto e il modo di fare Champagne ho provato a chiederlo a Adrien; le sue risposte (un po’ frenate dal suo essere così francese) sono in parte quelle che mi aspettavo, con qualche intrigante, e illuminante, nozione sul suo modo di vedere il vino e su come trasformarlo in Champagne. Ci si aspetterebbe che un produttore giovane faccia vino per i giovani. Verrebbe da pensarlo in ogni territorio a dirla tutta, e invece quante volte sentiamo di giovani enologi e/o produttori che fanno il vino come lo faceva il nonno? Nulla di male nel rispettare “la tradizione” purché non si cada in quello che a mio avviso è l’errore di trascurare i tempi che cambiano ma anche le nuove generazioni di consumatori che (così come i produttori) si alternano nel tempo, come è naturale che sia. Parlando con Adrien, barriere linguistiche a parte, ho invece intravisto un barlume di speranza in questo senso. Le sue idee su come fare il vino sono chiare e scientifiche, con quel giusto pizzico di tradizione. Oggi la Maison produce 30.000 bottiglie circa divise su 12 etichette. Lo stile di Adrien è prima di tutto rispettoso del territorio e in cantina il suo contributo si traduce in tre pilastri fondamentali.

Il primo potrei riassumerlo nel concetto di gusto, complici l’utilizzo del legno, dei vini di riserva e la riduzione del dosaggio.

Il secondo l’ho ricondotto al tatto e riguarda la sosta sui lieviti prima della presa di spuma.

Il terzo mi ha evocato il concetto tempo, in termini di parcellizzazione e presa di spuma con tappo in sughero.

Il gusto: i vini base di Bergère sostano quasi sempre almeno in parte in legno. Il formato preferito è la piece da 228 litri. Non si disdegnano, e contribuiscono allo stile, anche l’uso di cemento e inox. Basta guardare le etichette (molto dettagliate) per realizzare che i dosaggi sono sempre più bassi; Origine che segna l’esordio di Adrien come enologo ufficiale, ha dai 4 ai 5 g/l di zucchero. Vinificato parzialmente in barrique da 228 litri e assemblato con un 30% di vini di riserva, costituito per il 70% da Chardonnay, 20% Pinot Noir e 10% Meunier è imbattibile per beva e disinvoltura. Se non costasse 58€ potrei dirvi che è un prodotto quotidiano. Rappresentativo della visione di questo giovane produttore anche il Solera. Cuvée composta al 50% dall’ultima annata e 50% da vini di riserva. Vinificato parzialmente in barrique da 228 litri, 100% Chardonnay. Diretto figlio di un altro vino molto significativo, il Blanc de Blancs Terres Blanches, non dosato e parzialmente fermentato in legno.

Il tatto: visione interessante e intrigante quella di Adrien sulla gestione dei vini base per i quali riserva una sosta in vasca o botte maggiore rispetto a soste sui lieviti in bottiglia. Il contributo che una base maggiormente affinata in cantina può dare è a suo avviso nettamente più interessante di uno Champagne con tanti mesi sur lie. Sembra proprio che questi Champagne ricerchino una morbidezza, complice anche lo svolgimento della malolattica, e una complessità più da vini che da bollicine.

Il tempo: terminiamo con il concetto di tempo che ben riveste gli Campagne da singola parcella di A. Bergère. Adrien individua parcelle particolarmente interessanti per la Maison e decide di vinificarle separatamente producendo delle limited edition. Alle stesse riserva anche una particolare condizione nel corso della presa di spuma che non avviene con tappo a corona ma con tappo in sughero e graffa. Secondo la sua esperienza non solo cambia il gusto, andando a valorizzare le peculiarità delle singole parcelle conferendo maggiori carattere e personalità, ma garantisce anche soste sui lieviti in bottiglia più lunghe e sicure. Dopo i primi anni infatti, mi spiega Adrien, si percepisce la differenza diventando il tappo in sughero più a tenuta rispetto a una bidule di plastica.

Non me ne vogliano i veri esperti Champagnisti per aver cercato di riassumere in tre elementi dei concetti complessi e per nulla banali come questi. Spero piuttosto che possano essere, come è stato per me, degli ottimi spunti di riflessione su dove sta andando e come continuerà a esistere un vero e proprio mito come quello dello Champagne. Seguono le degustazioni dei due Champagne che io ho apprezzato maggiormente per beva, stile e memorabilità. Clicca sul nome per aprire la scheda con descrizione, prezzo e punteggio.

PER LEGGERE LE DESCRIZIONI DEI VINI, CON IL PUNTEGGIO E IL PREZZO MEDIO A SCAFFALE, CLICCA SULLE SCHEDE SOTTOSTANTI.

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