All’anteprima di Montepulciano 2026, in un contesto tradizionalmente dominato dalle attese per il Vino Nobile, la tavola rotonda dedicata al Rosso di Montepulciano ha permesso un focus diverso e, per certi versi, rivelatore delle ambizioni della denominazione.
La decisione di dedicare per la prima volta una tavola rotonda (con degustazione) esclusivamente al Rosso – Generazione rosso: il futuro del Rosso di Montepulciano nella visione dei giovani produttori – non è stata un gesto simbolico, ma un segnale politico e culturale. Il messaggio è chiaro: il Rosso non può più essere letto come semplice “secondo vino”, ma come una tipologia con un proprio orizzonte strategico.
La discussione, moderata con grinta e ritmo da Simon Staffler di Falstaff, ha messo a confronto giornalisti e giovani produttori: Jean Marco Palmieri, Francesco Saverio Russo, la sottoscritta, Alessandra Piubello, Andrea Gori e Raffaele Vecchione “abbinati” alla next generation di Poliziano (Francesco Carletti), Boscarelli (Sebastiano De Ferrari), Carpineto (Anton Zaccheo), Tiberini (Niccolò Tiberini), Le Bèrne (Federico Fastelli) e La Ciarlana (Matteo Frangiosa).
Di idee sul piatto ne sono state messe tante e le indicazioni emerse mettendo in relazione sguardo critico e nuova generazione imprenditoriale hanno aiutato a vedere il Rosso non come comprimario del Nobile, ma come progetto identitario autonomo. Il dialogo generazionale ha restituito un’immagine compatta: il Rosso è oggi la tipologia che meglio intercetta il presente.
Il problema è come riuscire a trasmettere all’esterno questa visione, trasformandola in consapevolezza da parte di tutti gli attori del sistema.
2024: godibilità e precisione stilistica

I Rosso di Montepulciano 2024 dei 6 produttori protagonisti, pur nelle diverse interpretazioni, si sono distinti per freschezza, fragranza e bevibilità immediata. Va ricordato, però, che le aziende coinvolte sono tra i migliori esponenti della denominazione.
Questa immediatezza non è un limite, ma un punto di forza in un mercato che privilegia alcolicità misurate e agilità di beva. Al netto della qualità, quindi, il tema vero resta la conoscenza e la riconoscibilità del Rosso fuori dal territorio e l’assenza di una strategia collettiva forte.
Per questo l’idea di apporre sulla bottiglia un sigillo con il glifo di Montepulciano (sulla falsa riga del gallo nero chiantigiano) mi è piaciuta molto, così come la proposta una bottiglia comune.
Il disciplinare: cambiare le regole o cambiare la narrazione?

La struttura normativa – Sangiovese minimo 70%, altri vitigni autorizzati in Toscana, uscita dal 1° marzo successivo alla vendemmia – valorizza freschezza e immediatezza.
Qualcuno suggeriva di limitare i vitigni complementari ai soli autoctoni, ma – secondo me – irrigidire troppo la composizione rischierebbe di snaturare una tipologia che vive di frutto e piacevolezza. In vini di pronta beva, una piccola quota di Merlot (presente in molti vigneti locali), può favorire equilibrio e contemporaneità.
Ho anche lanciato una provocazione: ampliare la denominazione includendo le tipologie bianco e rosato con il nome “invertito”, Toscana Montepulciano Rosso, Bianco e Rosato, così da rafforzare il legame territoriale e non lasciare queste produzioni nell’anonimato dell’Igt. Un’idea forse radicale, ma coerente con l’obiettivo di aumentare la riconoscibilità del territorio.
Il vero limite del disciplinare è stato piuttosto aver definito il Rosso “vino di ricaduta” del Nobile, il che ne ha indebolita la percezione. Se viene comunicato come “Nobile più facile”, resterà subordinato. Se invece viene raccontato come espressione autentica, agile e identitaria di Montepulciano, può diventare una delle tipologie toscane più in linea con la sensibilità contemporanea.
Può diventare il ponte tra i rossi toscani classici e una versione più moderna del territorio. Prezzo più accessibile, ampia adattabilità alla ristorazione – anche al bicchiere – e capacità di parlare a consumatori giovani sono elementi chiave.
Il banco di prova della denominazione

Il Rosso è probabilmente il vino più adatto a interpretare temi come sostenibilità, adattamento climatico e “meno ma meglio”: minori tempi di affinamento, stile più diretto, possibilità di valorizzare freschezza e fragranza senza inseguire concentrazione e potenza.
La domanda è semplice: Montepulciano è pronta a investire sul Rosso non solo come volume, ma come progetto culturale?
Se il Vino Nobile rappresenta la storia di Montepulciano, il Rosso potrebbe essere l’energia. E da questa tavola rotonda è emerso chiaramente che il tempo della sua marginalità è finito. Ora occorre coerenza: nella qualità media, nella comunicazione e nel liberarsi definitivamente dalla logica del “secondo vino”.



