EditorialeFirmato DoctorWine

Dal vostro agente al Vinitaly

Alcuni assaggi memorabili fatti in giro per la fiera con l’enologo siciliano Tonino Guzzo.

Sarà che gli anni passano e diventiamo “vecchi e stanchi”, sta di fatto che quest’anno allo stand di DoctorWine al Vinitaly mi hanno dato più libere uscite e sono potuto andare in giro per la fiera con più frequenza. Il penultimo giorno ho incontrato Tonino Guzzo, enologo siciliano e amico da almeno vent’anni, e dopo avere bevuto uno spettacolare Catarratto di Feudo Disisa, Lu Bancu 2021, che fanno a Monreale con la sua consulenza, gli ho proposto di andare ad assaggiare insieme un paio di vini perché volevo sapere cosa ne pensava. Tonino è stato un collaboratore di Giacomo Tachis quando lavorava per Tasca d’Almerita ed è uno dei palati migliori che conosca.

Detto fatto l’ho portato in Campania dove, tra gli altri, abbiamo degustato il Fiano di Avellino Erminia 2004 di Roberto Di Meo. Un vino straordinario che esce adesso dopo sedici anni di affinamento in acciaio sulle fecce e due anni in bottiglia. Non vi sto a raccontare la reazione. Solo immaginare di fare un vino del genere, che ha un colore oro verde, dei profumi di incredibile complessità e una giovinezza imprevedibile, è qualcosa che va al di fuori di qualunque tecnica enologica. O meglio, va al di là. Tonino quasi non ci credeva. Roberto Di Meo, che è il presidente di Assoenologi della Campania ed è un enologo di grande sensibilità, gli ha spiegato come è riuscito a farlo e devo dire che il racconto è stato semplicemente entusiasmante per chi, come noi, ama il vino e tutto ciò che ha a che vedere con sperimentazioni e ricerche serie. Nella fattispecie si è trattato di seguire passo dopo passo un’evoluzione in riduzione sulle fecce nobili senza intervenire se non con dei batonnage, cosa resa possibile dalla assoluta sanità delle uve di base. Dire che si trattava di qualcosa di eccezionale è dire poco.

Dalla Campania in Alto Adige a sentire alcuni Pinot Nero, tra i quali il Curlan Riserva 2019 di Girlan e l’Aton 2018 di Elena Walch. Due fantastici esempi di cosa si può fare da quelle parti e due tra i migliori Pinot Nero fuori dalla Borgogna, che potrebbero persino essere paragonabili, mutatis mutandis, ad alcuni Grand Cru della Cote de Nuits. Assaggiando l’Aton mi hanno colpito i commenti di Tonino. “Questo è il vino che avrei voluto fare nella vita”, e non c’è da aggiungere altro.

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