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Difendiamo il vino dagli attacchi del “Wine no more”

Adottare la “difesa Mondavi” per difendere il vino italiano dagli attacchi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’ondata mondiale “Wine no more”.

Come può l’OMS attaccare una cultura, quella del vino, programmare di distruggerla, senza che nessuno alzi un dito? I rituali secolari legati al consumo del vino, di quello buono e con moderazione, ai suoi significati, sono parte della cultura italiana, si sono propagati in tutto il mondo e vanno protetti. E se fosse venuto il momento di aggiungerli al patrimonio immateriale dell’umanità che tiene l’Unesco?

È quanto sostengono Italian Wine Trends e Italian Wine Crypto Bank in un loro comunicato. Di seguito la traduzione in italiano.

Il comunicato stampa

“Libiam nei lieti calici”? Centinaia di milioni di visualizzazioni solo su Youtube? Fosse per Juan Tello, Giuseppe Verdi non l’avrebbe mai potuto scrivere. Né Caravaggio avrebbe mai dipinto un Bacco e Michelangelo non ne avrebbe mai scolpito la statua. Il bicchiere di vino poi non avrebbe mai trovato posto nelle sublimi nature morte di Giorgio De Chirico, né nella popolarissima Felicità cantata da Albano e Romina.

Ora se Juan Tello fosse un pincopallo qualunque chi se ne fregherebbe. Ma no, lui è il capo di una Unità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e a nome dell’OMS è impegnato in una guerra “culturale” contro l’alcol in generale e il vino in particolare. Nelle interviste dice che l’alcol fa solo male, che loro lavorano contro i produttori e per prevenire che la gente inizi a bere. In perfetta malafede mette moderazione e abuso di alcol sullo stesso piano.

La “Difesa Mondavi”

Di Juan Tello non ci saremmo mai occupati se non avessimo letto gli impareggiabili articoli di Tom Wark tra (gli altri,  qui e qui) sul crescente pregiudizio globale contro l’alcol e l’onda del Wine no more. Wark, che tra l’altro teme che il governo americano raccomanderà presto di non bere affatto vino, suggerisce di adottare la “Difesa Mondavi”. Ovvero, lasciare da parte le indicazioni salutistiche e concentrarsi sul messaggio culturale che Bob Mondavi, fondatore dell’omonima cantina americana, forte ed orgoglioso delle sue radici italiane, ripeteva: “Il vino è la bevanda temperata, civilizzata, sacra e romantica raccomandata nella Bibbia. È un alimento liquido che fa parte della civiltà da 8.000 anni. Il vino è stato lodato per secoli da statisti, studiosi, poeti e filosofi….” Ineccepibile, ma Tello e l’OMS vogliono combattere proprio questo approccio. Sembra di sentirlo, Mondavi, insistere da “italiano” sulla cultura del vino come “bevanda naturale per ogni celebrazione: nascita di un figlio, lauree, fidanzamenti, matrimoni, anniversari, promozioni, riunioni di famiglia, brindisi tra governi e altre festività”.

“Bisogna contrastare la cultura che normalizza il bere” sarebbe la risposta scriteriata di Juan Tello… Tello e l’OMS sono solo la punta dell’iceberg, con loro ci sono per esempio i burocrati dell’Unione Europea, le lobby anti-vino e forse è arrivato veramente il momento di applicare la Difesa Mondavi nella maniera più incisiva possibile.

Cultura del vino

I rituali secolari legati al consumo del vino, di quello buono e con moderazione, ai suoi significati, sono parte della cultura italiana, si sono propagati in tutto il mondo e vanno protetti. Sono testimoniati nell’arte, nella poesia, nella pittura, nella scultura, nelle leggi, nelle canzoni. Francesco Guccini canta “l’angoscia e un po’ di vino, voglia di bestemmiare”, Sergio Endrigo: “Il primo bicchiere di vino/Che ho bevuto in vita mia/L’ho bevuto Maria”/Alla tua salute/” e Zucchero Fornaciari: “Baby don’t cry, make it funky/Pane e vino io ti porterò”.

E se fosse venuto il momento di iscrivere questi rituali e queste pratiche nel registro del patrimonio immateriale dell’umanità che tiene l’Unesco? Forse e’ un’azione veramente necessaria, di quelle che Riccardo Cotarella invocava di recente per contrastare gli attacchi al mondo del vino. Magari il Ministro Lollobrigida che al vino tiene in special modo, potrebbe farci un pensiero. Magari anche il prof. Massimo Montanari, presidente del Comitato Scientifico per la candidatura della Cucina italiana a patrimonio Unesco, potrebbe includere una sezione sul vino che per gli italiani è stato sempre un “alimento liquido”, come lo definiva lo stesso Mondavi.

La campagna promozionale che ne deriverebbe farebbe giustizia degli attacchi scriteriati dell’OMS, ma aiuterebbe a educare le nuove generazioni alla moderazione nel consumo del vino.

E se all’Italia si unissero altri paesi, come quando si ottenne il riconoscimento della Dieta Mediterranea, magari l’umanità ne gioverebbe ancor di più.

Abbiamo affrontato l’argomento, sotto diversi aspetti, anche qui, qui e qui.

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Gli autori del comunicato

  • Italian Wine Trends è la newsletter pubblicata in inglese, italiano e cinese da The I Factor Ltd (Hong Kong – SAR), l’azienda che produce e gestisce IWCB – ITALIAN WINE CRYPTO BANK Italian Wine Crypto Bank e CHINESE CUISINES MEET ITALIAN WINES Cucine Cinesi incontrano Vini Italiani.
    La Newsletter è un riassunto delle notizie riguardanti il vino italiano nel mondo.
  • Italian Wine Crypto Bank è un Marchio Registrato di proprietà di The I Factor LTD, un’azienda con sede a Hong Kong attiva da oltre 12 anni nella promozione, nel marketing e nel commercio di vini e prodotti alimentari italiani in tutto il mondo.

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