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Valdarno di Sopra Day 16/05/2023

Due scelte dirompenti per i progetti del futuro che è già qui: l’indicazione Vigna e la certificazione biologica obbligatoria per tutti. Ma la strada per ottenere il via libera alla ratifica del disciplinare di produzione è tutta in salita.

La ricerca e l’esaltazione della “territorialità” è un fenomeno che sta espandendosi in Italia con la velocità di una pandemia. L’esigenza di superare il genericismo del nostro sistema di definizione delle Denominazioni di Origine è sentita da tutti e da moltissimi anni, ma la forza delle ragioni commerciali ha frenato fino ad ora una definizione più precisa e puntale della provenienza dei vini.

Il Piemonte ha dato tra i primi l’esempio con l’istituzione delle MGA, menzioni geografiche aggiuntive. Il Soave e Chianti Classico hanno fatto un ulteriore passo in avanti con le UGA, unità geografiche aggiuntive, seguite dalla nascita di numerose aggregazioni locali di produttori. Il Vino Nobile di Montepulciano ha fatto un ulteriore passo avanti con le Pievi. Il Chianti generico sta subendo la stessa sorte del fratello maggiore con le nuove organizzazioni di produttori come Colli Fiorentini o Montespertoli, mentre la Rufina si è mossa con cautela, evitando le difficili modifiche del disciplinare ed introducendo un marchio volontario, il Terraelectae, molto vicino al concetto francese di Cru. In tutto il panorama nazionale molte altre entità si stanno orientando in questa direzione, come la Romagna con il marchio collettivo Rocche di Romagna, che segue la strada già aperta delle MGA.

Il Valdarno di Sopra si inserisce in questo scenario e lo fa con alcune scelte che caratterizzano prepotentemente il progetto. Due di queste in particolare sono oggetto di forti discussioni: l’indicazione Vigna e la certificazione biologica obbligatoria per tutti.

Il Valdarno di Sopra può vantarsi di essere una delle più antiche denominazioni di origine al mondo grazie al bando di Cosimo III de’ Medici che ne delimitava il territorio di produzione già nel 1716. Scomparsa dalle scene fino alla conclusione della seconda guerra mondiale, quando fu prima assimilata al Chianti, poi alla sottozona Colli Aretini, la denominazione è riemersa nel panorama delle Doc nel 2011 con un disciplinare ispirato a una larga inclusività e con due improbabili sottozone come Pietraviva e Pratomagno. Oggi il vento di rinnovamento che soffia tra i produttori parla di una semplificazione del disciplinare con l’abolizione delle sottozone e con l’inserimento della menzione “vigna” e della certificazione biologica obbligatoria per tutti, nessuno escluso. Un’operazione difficile nei confronti del consenso dei produttori e nei confronti del consenso politico.

Fous sul convegno: le 4 priorità

Quattro sono le priorità lanciate dal Consorzio come temi di discussione e di confronto per questo convegno: il Territorio, il Clima, la Vigna, il Biologico.

Territorio

Territorio significa caratterizzazione ed espressività. Nel passato il Valdarno era sinonimo di vitigni a bacca bianca. Si ritiene che sia stata in seguito la zona di origine del Sangiovese piccolo, mentre in epoca più recente si sono diffuse con successo sia le varietà internazionali sia alcune varietà quasi abbandonate come il Foglia Tonda o il Pugnitello. L’espressione territoriale è più importante di quella del vitigno e qui troviamo una prima fondamentale differenza con altre zone dove si è data la preferenza al Sangiovese come vitigno rappresentativo della Toscana. La posizione del Valdarno sembrerebbe andare nella direzione delle recenti critiche che sono state mosse ai vini da monovitigno a favore del blend di più varietà, in relazione alla nuova realtà del riscaldamento globale.

Clima

Valdarno di Sopra gode della presenza dell’Arno come fattore essenziale della regolazione del clima e quindi della suscettibilità alle malattie della vite. Secondo Riccardo Cotarella una situazione di questo tipo, unita ai cambiamenti climatici e a un buon uso della tecnologia con la viticoltura di precisione, può portare addirittura a risultati di miglior livello rispetto a quelli ottenuti con clima costante. Altri vantaggi tecnologici deriveranno dagli studi in atto curati da Gabriella De Lorenzis, della Statale di Milano, collaboratrice del Professor Attilio Scienza, tesi a poter lavorare con le molecole naturali Dsrna, sintetizzate in laboratorio, ma che la pianta già produce, che eliminano alcune funzioni inibitrici della resistenza della pianta.

Vigna

Come accennato per il territorio, Valdarno di Sopra ha scelto di non introdurre in disciplinare le Menzioni o Unità Geografiche Aggiuntive, ma vuole privilegiare l’adozione puntuale della menzione Vigna in etichetta. L’attenzione si focalizza sulle migliori vigne aziendali. In questo aspetto il progetto sembra avvicinarsi al concetto delle Terraelectae della Rufina, ma senza la limitazione del solo Sangiovese. Questa scelta porta a concludere che il vino Valdarno di Sopra dovrebbe essere riconoscibile per caratteristiche specifiche che andrebbero al di là del vitigno, mentre il suo valore qualitativo più o meno alto deriverebbe dalla vocazione del singolo vigneto e per quel determinato vitigno.

Biologico

Qui è riposto l’aspetto più innovativo e dirompente del progetto. I produttori hanno richiesto di inserire nel disciplinare l’obbligo di certificazione biologica. Per chi conosce gli iter burocratici ministeriali e comunitari questa scelta appare coraggiosissima, al limite del temerario. Per prima cosa il Consorzio ha lavorato per ottenere l’accettazione da parte della maggioranza qualificata dei produttori attualmente operativi, ed è riuscito a raggiungere addirittura l’unanimità dei consensi. Ma questo non è bastato e la pratica, come hanno lamentato il Presidente Luca Sanjust e il Direttore Ettore Ciancico, si è arenata nelle stanze del Ministero dell’Agricoltura ed è tuttora sotto osservazione.

Una speranza di superamento della momentanea impasse è venuta dalla testimonianza di Nicoletta Dicova, ambasciatrice per l’Italia della DO Cava, la famosa e potente zona spumantistica alle porte di Barcellona. Il Consorzio del Cava ha inserito in disciplinare l’obbligo della certificazione biologia, anche se solo per la fascia alta di produzione. Questo potrebbe costituire un precedente favorevole alla causa del Valdarno di Sopra. Purtroppo, però, la dottoressa Roberta Cafiero, in rappresentanza del Masaf in video conferenza, ha manifestato la condivisione generale per l’idea di per sé virtuosa, ma ha sottolineato che il sistema di Denominazione di Origine riguarda una denominazione di prodotto, mentre il sistema di prodotto biologico riguarda una certificazione di metodo. Ha poi aggiunto che mettere entrambe questi fattori come condizione obbligatoria non è normativamente (e aggiungerei politicamente) semplice. In poche parole una dichiarazione di chiusura piuttosto netta, anche se accompagnata da parole di apertura al confronto costruttivo sul tema.

In attesa di questo confronto e considerati i già lunghi tempi di arresto della pratica, il Consorzio ha presentato in anteprima il logo della nuova associazione “Produttori VigneBio Valdarno”. L’associazione riunisce tutti i produttori già in regime biologico con la sottoscrizione di un regolamento volontario che si affianca al disciplinare ufficiale e lo completa, permettendo così di rafforzare la comunicazione del messaggio di scelta biologica e di piena sostenibilità della denominazione.

In conclusione

Nell’attesa che la sensibilità ecologica penetri ancora più a fondo nel sistema burocratico comunitario, i risultati conseguiti dal Valdarno di Sopra consentono di guardare con ottimismo al futuro prossimo. Futuro che vede una sempre maggiore attenzione e consapevolezza nei riguardi del prodotto biologico da parte dei consumatori finali, con positivi risvolti commerciali, soprattutto quando è un intero distretto produttivo a proporsi come paladino della sostenibilità a favore del benessere generale.

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