Come ogni anno, in commemorazione della sua scomparsa, Daniele Cernilli volge il ricordo a Stefano Bonilli, amico di una vita e compagno di avventure professionali ed enogastronomiche.
La sera del 3 agosto del 2014, undici anni fa, ci lasciava improvvisamente Stefano Bonilli. Lo ricordo tutti gli anni da allora perché penso sia giusto e doveroso farlo. Stefano è stato il fondatore del Gambero Rosso, che uscì come inserto del Manifesto il 16 dicembre del 1986, poi divenne supplemento, il primo uscito con un quotidiano (anche se una volta al mese) e infine, nel febbraio del 1992, rivista mensile autonoma.
Artefice di una rivoluzione giornalistica
Si può dire ciò che si vuole, ma è abbastanza condivisa l’idea che lui, a capo di un gruppo di giovani appassionati, abbia non solo rinnovato, ma addirittura rivoluzionato il modo di scrivere di cibo e poi anche di vino. La prima redazione vedeva, oltre che il sottoscritto che si occupava di vino, appunto, anche Cristina Barbagli, Laura Mantovano, Andrea Gabbrielli, Mara Nocilla, ai quali poi si aggiunsero Marco Sabellico, Raffaella Prandi, Franco Dammicco, Susanna Gulinucci, Monica Lombardi, Cristina Tiliacos, Eleonora Tiliacos, Luciano Del Sette, Dario Cappelloni, Paolo Zaccaria, Marco Oreggia, Fabio Rizzari e Giorgio Accascina. In seguito, Fabio Parasecoli, Marco Bolasco, Giancarlo Perrotta, Clara Barra, Annalisa Barbagli, Francesco Arrigoni, Stefano Polacchi.
Almeno fra quelli che lavoravano in redazione, perché di collaboratori esterni ce n’erano a decine. Arrivarono in seguito tanti altri, Antonio Boco, Paolo De Cristofaro, Eleonora Guerrini, Giuseppe Carrus, Elisia Menduni, Riccardo Viscardi, ma non posso citarli tutti qui, e mi scuso con chi avessi dimenticato.
Il sodalizio con Arcigola
Bonilli era il visionario, l’ispiratore, aveva tirato dentro anche Arcigola, con Carlo Petrini, Gigi Piumatti, Piero Sardo e tutto il gruppo di Bra, che poi fondò Slow Food. La guida Vini d’Italia fece da collante per due decenni e qualcosa che poteva sembrare apparentemente futile divenne un punto di riferimento per la comunicazione del settore. Non solo, ma tutto questo rappresentò una scuola, di giornalismo e non solo. Questo ha creato Bonilli, e almeno una volta l’anno andrebbe ricordato. Questo vuole essere anche un invito per tutti coloro che hanno lavorato con lui in quegli anni: ricordiamolo di più.




1 commento
Conservo sempre un ricordo commosso di Stefano. Grazie Daniele per ricordarlo ogni anno.