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Collio Doc, vino da uve autoctone

Se il disciplinare permette tutte le varietà di uve bianche nel Collio bianco Doc, fatta eccezione per le varietà aromatiche, 7 produttori si sono date delle regole più restrittive e specificano in etichetta “Vino da uve autoctone”.

Il Collio bianco o semplicemente Collio è un uvaggio bianco tradizionale, storico. Viene citato esplicitamente già nell’Ottocento. Allora l’uva prevalente era la Ribolla. Gli austriaci lo chiamavano Coglianer.

Quando, nel 1963, nasce la Strada del Vino e delle Ciliegie, il pieghevole che presenta l’iniziativa, elencando i vini, cita al primo posto il vino Collio, indicandone le varietà che lo compongono: Ribolla gialla, Tocai Friulano e Malvasia istriana. Nel 1964 nasce il Consorzio di tutela vini Collio e con il riconoscimento con DPR nel 1968, viene ufficializzata la composizione del Collio Bianco: Ribolla gialla (45-55%), Malvasia istriana (20-30%) e Tocai friulano (15-25%). È il vino più prodotto nel territorio, anche se pochissimo va in bottiglia e viene rapidamente superato dai monovarietali. Nel 1990 cambiano le percentuali, variando tutte tra il 15 e il 55%. Con la presidenza di Marco Felluga nel 1955 si apre a tutte le varietà, esclusi gli aromatici. Curiosamente il Sauvignon non è definito aromatico.

Se da un lato l’apertura consente di aumentare le etichette di Collio Bianco, dall’altro il vino diventa imprevedibile per il consumatore, a causa della diversa composizione varietale che ciascun produttore adotta.

In anni più recenti, con Robert Princic presidente, si tenta la strada di un recupero del vino con sole tre varietà, ma il progetto si perde per strada. Allora quattro aziende, la Cantina Produttori di Cormons, Terre del Faet, Edi Keber e Muzic, alle quali presto si aggiungeranno Maurizio Buzzinelli, Korsic e Komianc Alessio, iniziano un percorso volontario. Si accordano su alcune regole, le più importanti delle quali sono: utilizzo esclusivo delle uve autoctone, con il Tocai friulano (il vitigno è ancora registrato come tale) oltre il 50%, con aggiunta di Ribolla gialla e Malvasia, uso della bottiglia del Collio, possibilità di affinamento in legno, nessuna o brevissima macerazione, uscita sul mercato almeno a 18 mesi dalla vendemmia.

L’etichetta frontale, bianca o chiara, riporta il nome della DOC COLLIO in grande evidenza, seguito da VINO DA UVE AUTOCTONE in maiuscolo. Nessun nome di fantasia al vino. Sul retro è riportata la composizione varietale e sottolineata la storicità di questo vino. L’aggiunta dell’aggettivo bianco è considerata superflua (nessuno si sogna di scrivere Champagne Blanc o Chianti Rosso).

Finalmente, rubando un vecchio slogan pubblicitario, si potrà dire: bevi Collio, e sai cosa bevi.

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