DegustazioniIn giro per cantine

Quattro chiacchiere con Francesco Zonin

Francesco Zonin, vice presidente

Annalucia Galeone ha intervistato Francesco Zonin, vicepresidente del gruppo Zonin 1821, per capire con quali strategie un grande gruppo da 210 milioni di euro di fatturato affronti le sfide del futuro.

Il gruppo Zonin è stato fondato a Gambellara nel 1821 e in oltre 200 anni è diventato una realtà internazionale con un pull di aziende in tutta Italia. Alla guida del gruppo c’è ora la settima generazione rappresentata dal presidente Domenico Zonin, il vicepresidente Francesco e l’executive vice-president Michele. Sono numerosi gli interrogativi sul futuro del vino italiano, sulle sfide da affrontare e la necessità di trovare nuove soluzioni vista la crescente attenzione per il benessere e per un consumo più consapevole. 

Ne abbiamo parlato con Francesco. Ecco la strategia di una azienda con un fatturato di circa 210 milioni di euro nel 2024.

Enoturismo

Nel 2024 il turismo enologico ha contribuito per il 24% al fatturato complessivo del settore. Tra le prenotazioni estere, gli Stati Uniti sono stati la principale fonte, seguiti dalla Germania e dall’Olanda. Nel gruppo Zonin1821 qual è la tenuta a maggiore vocazione enoturistica, quale lo è meno e quali sono le strategie per differenziare e valorizzare l’offerta di zona in zona? 

Tenuta Zonin
Oltre alla produzione vinicola, le tenute del gruppo offrono esperienze di accoglienza strutturate capaci di trasmettere la cultura enologica e il valore del territorio. L’enoturismo, infatti, è centrale ma anche
culturale: valorizza la diversità dei terroir, promuove l’educazione al vino e sostiene la trasmissione dei saperi e tradizioni locali. 

Ogni anno nelle nostre tenute accogliamo circa 100.000 visitatori. Le più visitate sono Castello di Albola, in Chianti Classico, e Barboursville, in Virginia, che hanno flussi meno legati alla stagionalità ma anche Ca’ Bolani (Friuli), Masseria Altemura (Puglia), Principi di Butera (Sicilia), Poggio Le Coste (Piemonte) e Rocca di Montemassi (Costa Toscana) ci stanno dando una buona soddisfazione. Non da ultimo, nella storica sede di Gambellara (Veneto) è presente un percorso museale aperto al pubblico, dedicato alla cultura vitivinicola, che include una collezione di oltre 14.000 francobolli storici così come quella di raffinati bicchieri da degustazione e un’esposizione di cavatappi d’epoca.

Storia

Dal 1821 a oggi la strada percorsa è stata tanta. Com’è iniziata l’avventura del gruppo Zonin1821 e quali sono state le tappe più salienti della vita della casa vinicola? 

Dal 1821 a oggi, il cammino è stato lungo, intenso, spesso sfidante. Eppure, ogni passo ci ha condotti esattamente dove volevamo essere: qui, con radici ben piantate a Gambellara e uno sguardo che abbraccia il mondo. Già nel Cinquecento gli Zonin erano presenti tra queste colline, ma è nel 1921 che mio prozio Domenico, con grande coraggio e visione, trasforma una piccola attività agricola in un progetto ambizioso, fatto di vini, sogni e futuro. Crescendo, abbiamo visto l’azienda espandersi e affrontare sfide nuove, portando la nostra passione oltre i confini italiani, con l’acquisizione di nuove tenute. Ogni tenuta è un pezzo unico di terra che racconta una storia, e ogni bottiglia che produciamo è il risultato di un equilibrio tra la cultura enologica e le diverse esigenze di consumo. 

Paesi strategici

Il gruppo è sempre più internazionale, tra i 5 maggiori produttori di vino in Italia che incassa all’estero l’84% del proprio fatturato, di cui il 37% dagli USA. In seguito alle indecisioni del mercato, alla crisi generata dalle minacce dei dazi da parte di Trump come ritiene che evolverà il mercato e quali saranno i paesi strategici per fronteggiare gli squilibri?

Panorama vigneti Zonin

Abbiamo chiuso il 2024 con un fatturato di circa 210milioni di euro e un export di oltre 80%. Nonostante l’instabilità economico-politica in alcune geografie cruciali per lo sviluppo del settore e il rallentamento dei consumi a livello globale, noi restiamo fiduciosi dell’evoluzione del nostro modello di business. Grazie a questa solida base, siamo ottimisti riguardo alla nostra capacità di generare crescita per i prossimi anni. I nostri obiettivi per il futuro rimangono chiari e orientati a consolidare la nostra posizione di leadership nel mercato internazionale. In particolare, miriamo a: rafforzare il branding, valorizzare ulteriormente le nostre tenute, investire in ricerca e sviluppo e consolidare la nostra presenza

In questo contesto in continua evoluzione, ci sono degli obiettivi di crescita ben definiti ma, come si può ben comprendere, non possiamo fare previsioni a lungo termine con certezza. L’instabilità economico-politica in alcune aree richiede una costante analisi e adattamento della nostra strategia, perché, come stiamo imparando, i cambiamenti economico-politici possono essere rapidi e imprevedibili.

Promozione

Bere responsabilmente è un atto di cultura per sé e per gli altri. Come questo approccio va promosso con i più giovani, sempre più restii a bere vino e portati invece a preferire i superalcolici o i vini dealcolati?

L’educazione al bere responsabilmente è un tema che ci sta molto a cuore, soprattutto quando si parla delle nuove generazioni. È essenziale comprendere che il consumo di vino non è solo un atto di piacere, ma un’espressione di cultura, tradizione e identità. 

Da un lato, dobbiamo promuovere una cultura del vino che non sia solo legata al consumo, ma anche alla conoscenza del prodotto, delle sue origini, delle sue caratteristiche e dei territori che lo esprimono. Il vino, sebbene non debba mai essere consumato in eccesso, rappresenta una parte importante della cultura gastronomica e dell’identità del nostro Paese. Ecco perché è fondamentale iniziare a parlare del vino come un componente di una “tavola equilibrata” sulla quale il piacere e la consapevolezza sono al centro. 

Dall’altro lato, la nostra azienda sta lavorando per rendere l’esperienza del vino più coinvolgente per i giovani, cercando di far capire loro che il vino è qualcosa che si può gustare con lentezza, apprezzando i suoi profumi, i suoi sapori e il suo legame con il territorio. Siamo consapevoli che il mercato sta cambiando e che molti giovani sono più attratti da superalcolici e da opzioni come i vini dealcolati, che offrono una forma di consumo più immediata o meno impegnativa. Tuttavia, noi riteniamo che attraverso una comunicazione digitale mirata ed esperienze educative – come eventi, degustazioni, e percorsi formativi legati al mondo del vino – possiamo stimolare una maggiore curiosità verso il “vino autentico”: non moda ma cultura.

Innovazioni

A due anni dal lancio al Vinitaly 2023 di due innovazioni di prodotto (un dealcolato e uno ready to drink) qual è stata la vostra esperienza?

Lo Zonin Zero, il nostro vino dealcolato, ha riscosso un ottimo riscontro nei mercati internazionali (tra i quali Germania e Regno Unito) rispecchiando quel crescente interesse verso prodotti a bassa gradazione alcolica o senza alcol. Un altro successo è stato il Limoneto Spritz, un ready to drink (RTD) a base di vino, che ha riscosso particolare apprezzamento, soprattutto nel mercato statunitense e nel Regno Unito. In generale, riteniamo che il futuro del vino andrà verso una maggiore diversificazione e innovazione. Mentre il mercato del vino dealcolato continua a crescere, anche il segmento RTD sta guadagnando sempre più attenzione, specialmente tra le nuove generazioni. 

Socialità

In una società sempre più social e sempre meno sociale, dove le connessioni ormai non si fanno più vis a vis ma con la mediazione degli schermi, la funzione sociale del vino viene meno. Questo argomento è stato affrontato nella #Zonin1821Academy o potrebbe essere un tema di studio, visto che le persone sono uno dei pilastri della mission?

La riflessione sulla crescente distanza tra le persone, che ormai interagiscono sempre più attraverso schermi piuttosto che in modo diretto, è un tema che ci fa pensare molto, soprattutto quando si parla della funzione sociale del vino. Storicamente la cultura del vino passava dalle tavole delle famiglie dove nonni, genitori e figli si riunivano per condividere i pasti: da lì cominciava la scoperta. Il vino è sempre stato un simbolo di convivialità, di legame tra le persone e di momenti condivisi, e pensiamo che questa sua funzione sociale non debba essere persa, anzi, vada preservata e valorizzata.

Futuro

Il futuro del mondo del vino italiano secondo voi.

L’Italia, con la sua immensa varietà di terroir e la tradizione vitivinicola che affonda le radici nei secoli, ha un’incredibile opportunità di continuare a crescere e consolidarsi come leader nel panorama globale. Tuttavia, questo futuro dipenderà da alcuni fattori chiave che sono già oggi in atto.

  • Innovazione e Sostenibilità: In questo contesto, il futuro del vino italiano dovrà necessariamente coniugare tradizione e innovazione. La sostenibilità – sia ambientale che sociale – diventerà sempre uno degli aspetti distintivi dei nostri vini. 
  • Esportazione e Globalizzazione: Il mercato internazionale rappresenta una grande opportunità di crescita per il vino italiano. Paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Germania continueranno a essere mercati strategici, ma ci sono anche nuove aree da esplorare come il Sud America, l’Africa, il Giappone e la Corea. 
  • Nuove generazioni e Cambiamenti nei oxnsumi: La sfida più grande, ma anche una delle più stimolanti, riguarda i giovani consumatori. Il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al vino è in continua evoluzione. Molti giovani oggi sono più interessati a prodotti innovativi, pratici e con un basso impatto alcolico. 
  • Digitalizzazione e Comunicazione: I canali digitali giocheranno un ruolo cruciale nella promozione e vendita del vino. L’aspetto esperienziale del vino dovrà essere valorizzato anche attraverso nuove forme di comunicazione e storytelling. 

PRODUTTORI

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