DegustazioniLa verticale

Degustazione verticale del Tenuta di Trinoro

Abbiamo effettuato la degustazione verticale del Tenuta di Trinoro, il grande blend bordolese prodotto in Val d’Orcia prima da Andrea Franchetti e oggi dal figlio Benjamin che ha affiancato suo padre dal 2015 e ora è alla guida dell’azienda.

Quando Andrea Franchetti arrivò a Sarteano, in Val d’Orcia, non c’era background enologico. Non c’erano vigne se non, più a nord, Sangiovese. Si era innamorato del posto, ma era solo, non c’erano vicini con cui confrontarsi, tanto meno dei riferimenti. Era lui, solo, con la sua passione. Ma Franchetti aveva una visione, un’idea, amava Bordeaux e voleva fare il vino che amava, quindi in stile bordolese. 

Il giovane Benjamin Franchetti, che ha ereditato la Tenuta di Trinoro alla scomparsa del padre Andrea
Il giovane Benjamin Franchetti, che ha ereditato la Tenuta di Trinoro alla scomparsa del padre Andrea

Si può dire che la storia di Trinoro nasce così. Ce lo racconta Benjamin Franchetti, il giovane figlio di Andrea, che alla scomparsa del padre ha preso in mano le redini dell’azienda, con il supporto di Calogero Portannese, il direttore generale entrato in azienda con lui nel 2015, e di Lorenzo Fornaini,  l’enologo (la cui prima vendemmia è stata la 2018).

Il posto è bellissimo, quella campagna toscana fatta di colline e boschi, in lontananza la torre di Radicofani e il Monte Amiata, a perdita d’occhio solo verde e qualche casolare distante. Un paesaggio immutato da secoli. Si capisce bene perché Franchetti si è innamorato di questa proprietà. Oggi i vigneti si arrampicano sulle colline tra la parte “bassa” a 400 metri di altitudine su su fino ai 600 metri. Tutto qui è argilla blu, cioè mista con rocce, suoli profondi, scheletro. Terreni fantastici. 

Il racconto di Benjamin Franchetti

Quando tutti piantavano Cabernet Sauvignon mio padre piantava Cabernet Franc e Merlot – racconta Benjamin –. Abbiamo anche Cabernet Sauvignon e Petit Verdot che sono entrati nel blend del Tenuta di Trinoro fino al 2015, ma in questi ultimi anni abbiamo visto che il Franc e il Merlot ci danno di più in termini di eleganza e freschezza, pur rispettando la ricchezza, complessità e profondità del vino, che è la cifra stilistica che vogliamo contraddistingua i nostri vini”. È così per le 2016, 2018, 2019, 2020 e 2021. Per la 2022 la decisione non è ancora stata presa, ci sono due parcella di Cabernet Sauvignon e di Petit Verdot che sono interessanti e adatte al blend. Da vedere. 

Il vino simbolo dell’azienda, infatti, è un vino d’annata, nel senso che vuole descrivere quell’annata agricola, il clima e il processo enologo. Descrive le parcelle dietro il vino. Cambia il blend secondo l’annata, non c’è una ricetta prestabilita. Diceva Andrea Franchetti che c’è un uomo dietro la vinificazione, un uomo che deve decidere guardando, annusando, assaggiando quello che l’annata gli porta. Naturalmente l’uva destinata a questo grande vino proviene dalle vigne migliori, piantate sui terreni più poveri composti da detriti di roccia calcarea e argilla. 

I cambiamenti in cantina negli anni

Anche in cantina qualcosa è cambiata negli anni: meno estrazioni, meno legni nuovi. Non era così all’inizio. Addirittura nel 2000 sono stati utilizzati doppi legni nuovi per malolattica e maturazione. Oggi il vino effettua due settimane di fermentazione in acciaio, la fermentazione malolattica avviene in barrique. Se si escludono le prime annate, fermentate con lieviti indigeni, si usano lieviti selezionati per portare avanti le fermentazioni con regolarità. Sono stati ridotti gli affondaggi e aumentati i rimontaggi per ricercare più eleganza e meno opulenza. In azienda ci sono 500 barrique da 6 tonnellerie diverse, se ne acquistano ogni anno il 20-25% nuove. Ogni barrique è una storia a sé e dà risultati diversi. Vengono analizzate una ad una, con un’analisi di 45 campioni al giorno, per prepararsi al blend finale. Dalle barrique il blend passa in cemento, e si gioca tra cemento grezzo e vetrificato, anche in questo caso per dare vita alle mille sfumature possibili. Un lavoro capillare, metodico, di grande precisione che Andrea Franchetti ha lasciato in eredità al suo staff.

I calici della degustazione verticale del Tenuta di Trinoro

Per Benjamin la degustazione verticale di questo vino è la narrazione della vita di suo padre, come si è evoluta. 

I vini hanno spessore, anima e carattere come voleva lui.

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