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I cento anni di Veronelli

Luigi Veronelli

A cent’anni dalla nascita di Gino Veronelli, il ricordo di un maestro irregolare e geniale che ha cambiato per sempre il racconto del vino italiano, lanciando talenti, scoprendo produttori e portando il vino nel dibattito culturale del Paese.

L’uomo, prima del mito

Diceva sempre che avrebbe vissuto fino a 103 anni, come la Contessa Perusini di Rocca Bernarda. Era una delle sue “uscite” simpaticamente provocatorie, come quella, evidentemente esagerata, per cui sosteneva di bere sette litri di vino al giorno. Oggi non gliela farebbero passare liscia, temo. Ma erano altri tempi, e Gino Veronelli (per gli amici non era Luigi) era fatto così. Colto, simpatico, polemico e coraggioso. Sapeva di vino, ma anche di letteratura, di filosofia, di musica e di arte. 

Il maestro e i suoi allievi

Aveva un carisma indiscutibile e credeva nei giovani, tanto che ne ha tirati su parecchi facendoli esordire come critici e scrittori di vino e di cibo.
Qualche nome? Alessandro Masnaghetti, Gigi Brozzoni (che ancora lavora per il Seminario Veronelli), Elio Ghisalberti. Poi Daniel Thomases e Francesco Arrigoni, che non ci sono più. Cesare Pillon sosteneva che senza Veronelli non avrebbe mai scritto nulla di vino. Edoardo Raspelli ha fatto anche parte del gruppo dei giornalisti enogastronomici milanesi e ha avuto polemiche e riappacificazioni con lui. Davide Paolini lo ha conosciuto bene e frequentato per decenni. Persino Luca Maroni ha fatto un breve percorso nel suo “cerchio magico” e anche Franco Ziliani. Poi Rocco Lettieri, Gilberto Arru, Alberto Zaccone, che fu il suo caporedattore quando diresse Vini&liquori.
Ne dimentico tanti e me ne scuso con chi non avessi nominato.
Io lo conobbi nel 1979, e fino alla nascita del Gambero Rosso, sette anni dopo, ho spesso collaborato con le sue pubblicazioni, insieme a Stefano Milioni

Lo scopritore di vignaioli

Luigi Veronelli durante il programma tv A tavola alle 7
Luigi Veronelli durante il programma tv A tavola alle 7


Molti produttori, in quasi mezzo secolo di attività, sono stati
scoperti, valorizzati, lanciati da lui. Nel periodo nel quale divenne una star televisiva, con programmi popolarissimi, sdoganò gli argomenti legati al vino e al cibo, considerati “minori” dalla cultura di allora. Gli volevo bene, l’ho sempre considerato un maestro, qual era, e lui un allievo e poi anche un concorrente. 

Quando uscì la Guida ai Vini d’Italia di Gambero e Arcigola/Slow Food non la prese benissimo. Il commento, sferzante, fu che non aveva trovato neanche una cantina della quale lui non avesse già parlato. Verissimo, peraltro. Però qualcuna, Colle Picchioni, Teruzzi & Puthod, Stelio Gallo (oggi Vie di Romans), gliela avevo fatta conoscere io. 

I suoi preferiti? Giacomo Bologna (il Braida), Mario Schiopetto, Marco Felluga, Maurizio Zanella (Ca’ del Bosco), Giorgio Grai. Anche Angelo Gaja, con il quale aveva un rapporto “dialettico” come diceva lui. Ancora, Bruno Ceretto, Bruno Giacosa, Giorgio Lungarotti, Marta Galli, Piermario Meletti Cavallari, Paolo Panerai, che gli ha dedicato una bellissima selezione dei Sodi di San Nicolò 2021, I Sodi di Veronelli, per il suo centenario. Ugo Contini Bonacossi, Piero Antinori, Alberto di Gresy.
Infine, Giannola e Benito Nonino, per i quali collaborò per il Premio Nonino, prestigioso premio letterario, allora Risit d’Aur. Anche Romano Levi, fra i “grappaioli”. 

Polemiche, simpatie e antipatie

Con gli enologi andava meno d’accordo. Le sue polemiche con Giacomo Tachis restano nella storia del nostro mondo, così come il suo rapporto un po’ ruvido con Ezio Rivella. Molto meglio con Donato Lanati

Gino aveva una cultura umanistica, la scienza, la tecnica enologica, non lo appassionavano. Capiva forse più di persone che di degustazioni. I produttori per lui erano artefici e veri protagonisti di uno sterminato romanzo del vino con migliaia di personaggi. La sua eredità è fondamentale per capire davvero il mondo del vino italiano. 

Un’eredità ancora viva

Avrebbe da poco compiuto cent’anni se fosse stato ancora fra noi. Ma, a ben vedere, Luigi Veronelli è ancora fra noi. Con i suoi libri, le sue guide, i suoi filmati. Con la sua voce un po’ “chioccia”, la sua risata inconfondibile e la sua prosa, forse un tantino “dannunziana”, ma che ha influenzato un sacco di suoi allievi e successori. Un Maestro, anarchico, talvolta polemico, ma assolutamente geniale. Grazie Gino per quello che hai fatto e brindiamo tutti ai tuoi cent’anni.

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