L’Italia esporta vino per oltre 8 miliardi di euro, ma nelle carte dei vini dei ristoranti tra il 70% e il 75% delle etichette è della stessa regione del locale. Un sistema che racconta il valore del territorio, ma anche i limiti strutturali della distribuzione del vino nel canale HoReCa. Ce ne parla Stefania Vinciguerra.
Il vino italiano è uno dei simboli più forti del successo agroalimentare del Paese. Le esportazioni superano gli 8 miliardi di euro all’anno, confermando l’Italia tra i protagonisti del mercato mondiale. Eppure, quando si entra in un ristorante italiano, la prospettiva cambia radicalmente. Secondo un’analisi di Trinko sul mercato HoReCa, tra il 70% e il 75% delle etichette presenti nelle carte dei vini proviene dalla stessa regione del locale.
È un dato che racconta un paradosso: il vino italiano è globale nella produzione e nell’export, ma resta fortemente locale nella ristorazione.
Il territorio tra identità e barriera
La scelta di privilegiare vini regionali ha motivazioni culturali evidenti. La cucina italiana nasce dal rapporto con il territorio e molti ristoratori cercano una coerenza tra piatti e vini locali. Inoltre il rapporto diretto con le cantine vicine semplifica logistica e relazioni commerciali.
Ma quando il territorio diventa quasi l’unico criterio di selezione, il sistema rischia di trasformare un valore identitario in una barriera. Per molte cantine – soprattutto piccole e medie – entrare nelle carte dei vini fuori dalla propria area resta complesso.
Il peso della ristorazione nel mercato del vino
La ristorazione, del resto, è tutt’altro che marginale per il settore. Il canale HoReCa rappresenta circa il 55-60% del valore del mercato vinicolo interno, pur con volumi inferiori rispetto alla grande distribuzione.
Allo stesso tempo il sistema è estremamente frammentato: in Italia si contano centinaia di migliaia di imprese tra ristoranti, bar e strutture ricettive, e solo una parte dispone di una carta dei vini realmente strutturata.
Questo rende l’accesso alla ristorazione complesso per molte cantine e spesso legato più alla distribuzione e alle relazioni che alla semplice qualità del vino.
Meno quantità, più qualità
A cambiare lo scenario stanno contribuendo anche i consumatori.
Secondo l’analisi citata, il 19% degli italiani ha ridotto la frequenza delle uscite, ma quando va al ristorante cerca maggiore qualità. Non a caso il 66% preferisce ordinare un calice di livello piuttosto che una bottiglia economica, un segnale di crescente attenzione alla selezione dei vini.
Una tendenza che spinge molti ristoratori a rivedere le proprie carte, investendo di più nel servizio al calice e nella cura della proposta.
La domanda aperta
La questione, in fondo, è semplice: la ristorazione italiana vuole essere una vetrina del vino italiano o soprattutto del vino del proprio territorio?
Finora ha prevalso la seconda strada. E forse è proprio qui il vero paradosso del vino italiano: un sistema capace di conquistare il mondo, ma che fatica ancora a raccontarsi interamente a casa propria.



