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Grande Franciacorta? I produttori bocciano la proposta

Grande Franciacorta, bottiglie di metodo classico sulle pupitres

La proposta del professor Fino, di cui ha parlato anche il direttore Cernilli nello scorso editoriale, non piace ai produttori lombardi, né dell’una né dell’altra denominazione chiamate in causa. Dire no significa difendere l’identità della propria denominazione, sia essa Franciacorta o Oltrepò.

L’idea di una “Grande Franciacorta”, una denominazione lombarda delle bollicine sul modello del sistema Prosecco, per ora resta un’ipotesi accademica. I produttori dei due territori coinvolti – Franciacorta e Oltrepò Pavese – respingono infatti con decisione la proposta avanzata dai professori Michele Antonio Fino e Carmine Garzia dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

La proposta: una denominazione più ampia

La discussione nasce da uno studio intitolato Regulatory Innovation and Sustainable Growth Strategies in the Wine Industry: The Case of an Italian Sparkling Wine Designation of Origin, firmato da Fino insieme al collega Garzia.

Secondo i due studiosi, i disciplinari di produzione non sono soltanto un insieme di regole tecniche, ma possono diventare strumenti di politica territoriale e industriale. In questa prospettiva, una riorganizzazione geografica delle denominazioni potrebbe favorire una crescita sostenibile dei distretti dello spumante lombardo.

Prendendo spunto dall’evoluzione del sistema Prosecco, lo studio ipotizza la creazione di una denominazione più ampia, chiamata “Grande Franciacorta”, capace di integrare diversi territori vocati alla produzione di metodo classico, tra cui anche l’Oltrepò Pavese. L’obiettivo sarebbe creare maggiore massa critica e rafforzare la presenza sui mercati internazionali.

Due territori, due percorsi diversi

La tesi di Fino e Garzia parte dall’idea che in Lombardia esistano due sistemi in parte complementari.

Da un lato Franciacorta, una denominazione che ha costruito negli ultimi decenni una forte reputazione e un posizionamento premium, ma che si sviluppa su un territorio relativamente limitato e densamente abitato.

Dall’altro l’Oltrepò Pavese, una delle più grandi aree viticole italiane con circa 13.000 ettari di vigneto e 3.000 ettari di Pinot Nero, la più ampia superficie dedicata a questo vitigno nel Paese. Nonostante questo potenziale, il Metodo Classico Docg dell’Oltrepò produce oggi poco più di 2 milioni di bottiglie l’anno (di cui molte vengono declassate, etichettate come Docg circa 700mila), numeri molto inferiori rispetto ai 20 milioni della Franciacorta.

Secondo gli autori, una denominazione più ampia permetterebbe di crescere senza aumentare la pressione fondiaria nel territorio storico della Franciacorta. In questo schema l’attuale Docg diventerebbe Franciacorta Superiore, il livello premium di una struttura a più livelli.

La risposta della Franciacorta

Dal Consorzio Franciacorta la risposta è immediata e piuttosto netta.

«Non vogliamo la “Grande Franciacorta” perché la Franciacorta è già grande», afferma il presidente Emanuele Rabotti, secondo cui la denominazione non ha un problema di spazio o di crescita.

«Fin dal 2011 il nostro consorzio si è dotato di un osservatorio economico che analizza i dati di commercializzazione del Franciacorta in Italia e all’estero. Sappiamo sempre quando, dove, a chi e a che prezzo è venduto il nostro vino e quindi possiamo regolare la produzione».

Franciacorta

Panorama della Franciacorta

Oggi la denominazione produce circa 20 milioni di bottiglie l’anno, ma secondo Rabotti esiste ancora margine di crescita. «Potremmo arrivare a 30-35 milioni di bottiglie senza creare impatti ambientali negativi».

Se mai si dovesse pensare a un ampliamento territoriale, aggiunge, la direzione sarebbe comunque un’altra. «Sarebbe più naturale guardare verso nord, verso la Valcamonica, con la quale c’è continuità geologica, geografica e microclimatica. L’Oltrepò è un territorio splendido, ma siamo diversi».

Anche l’Oltrepò dice no

Nemmeno dall’altra parte dell’ipotetica “Grande Franciacorta” arriva apertura.

Secondo Francesca Seralvo, presidente del Consorzio Oltrepò Pavese, l’idea non tiene conto dell’evoluzione del settore. «Lo studio di Fino ha dei fondamenti economici, ma riprende progetti già tentati in passato, come quelli dell’Istituto del Metodo Classico Italiano o del Talento».

Oltrepò Pavese
Vigneti in Oltrepò Pavese

Oggi però, sostiene Seralvo, il contesto è cambiato. «Negli ultimi trent’anni è cresciuta ovunque la consapevolezza dell’identità territoriale. Un progetto di questo tipo funzionerebbe solo con una forte coesione tra i territori coinvolti, cosa che oggi non esiste».

Per l’Oltrepò Pavese la strada da seguire è piuttosto quella del rilancio della propria identità. «A Vinitaly partirà il progetto Classese, ed è quello lo strumento con cui rilanceremo il nostro metodo classico e il Pinot Nero».

Il punto di vista di Paolo Ziliani

Uno sguardo interessante arriva da Paolo Ziliani, della Berlucchi, che conosce bene entrambi i territori. La famiglia Ziliani è infatti storicamente radicata in Franciacorta ma negli ultimi anni ha investito anche in Oltrepò Pavese.

«Sono due territori diversi, entrambi di grandissimo valore», osserva. La Franciacorta, spiega Ziliani, ha costruito negli ultimi decenni una forte reputazione internazionale. L’Oltrepò invece sta cercando di uscire da un periodo di appannamento e di far conoscere il proprio potenziale. Proprio da questa esigenza nasce il progetto Classese, il metodo classico da Pinot Nero che punta a valorizzare la vocazione del territorio pavese.

Ziliani immagina anche uno sviluppo stilistico preciso. «Secondo me il futuro dell’Oltrepò è il Cruasé, lo spumante rosé che può interpretare al meglio il rapporto tra territorio e vitigno. Sogno il giorno in cui il Cruasé diventerà il punto di riferimento mondiale per le bollicine rosé».

Ma sull’ipotesi di una denominazione comune non lascia spazio a dubbi. «Pensare che l’Oltrepò Pavese possa diventare il bacino cui attingere le uve per la Franciacorta è offensivo per entrambi i territori».

Due strade diverse

Se l’idea della Grande Franciacorta oggi non convince né Brescia né Pavia, il dibattito aperto dallo studio di Fino e Garzia resta comunque interessante.

La domanda di fondo rimane infatti sul tavolo: come può crescere il metodo classico lombardo in un mercato internazionale dominato da Champagne e Prosecco?

Per ora la risposta dei territori è chiara.
Franciacorta e Oltrepò Pavese preferiscono continuare a crescere seguendo strade diverse, ciascuno con la propria identità.

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