Sono veramente tanti, troppi, gli amici del mondo del vino che ci hanno lasciato nel 2025. Li vorrei ricordare tutti, ma mi soffermo su Aldo Brachetti Peretti, proprietario de Il Pollenza. Uomo di grande personalità e carattere difficile, ma per noi un caro amico.
Dopo la scomparsa negli ultimi mesi di tanti amici, Ampelio Bucci, AlessandroJacopo Boncompagni Ludovisi, Luigi Cataldi Madonna, Cesare Pillon, Giuliano Noè, Giuseppe Bonci, Hideyuki Miyakawa, Gaetano Zangara, Nicola Sarzi Amadè, e poi Arnaldo Caprai, Cesare Speri, è arrivata – il 26 dicembre scorso – anche quella di Aldo Brachetti Peretti, a completare un’orribile sequenza.

Imprenditore in campo petrolifero (era proprietario dell’Ip) si era appassionato, lui quasi astemio, del mondo del vino. Aveva creato una cantina splendida, Il Pollenza, vicino Tolentino, nelle Marche. Si era avvalso della collaborazione prima di Giacomo Tachis e poi di Carlo Ferrini, che gli aveva fatto produrre vini di ottimo livello. L’ultimo dei quali, Il Tolentino, è un Merlot formidabile.

Aveva un carattere talvolta difficile, idee precise e poco discutibili, chi lo conosceva sapeva bene con quale decisione operasse. Per me, per mia moglie Marina però era come uno zio. Zio Aldo.
Ci aveva preso a benvolere, ci dava consigli quasi paterni e ne chiedeva, di consigli, per molti aspetti della produzione e della commercializzazione dei suoi vini. Ci mancherà.



