Rinnovate le cariche Acpi con Carcangiu presidente. Al Simposio di Roma Le stelle della ristorazione oltre 120 cuochi si confrontano su identità, sostenibilità, formazione e futuro del fine dining, tra tradizione da rileggere e nuovi equilibri tra cucina, sala e cliente.
Continuità alla guida, ma con lo sguardo rivolto al futuro. APCI (Associazione Professionale Cuochi Italiani) rinnova le cariche per il prossimo quadriennio e lo fa senza scosse: Roberto Carcangiu resta presidente, affiancato da Vincenzo Butticé (vicepresidente vicario) e Antonio Sorrentino (vicepresidente nazionale), mentre Sonia Re è confermata direttore generale.
La decisione è arrivata a Roma, il 10 marzo, durante il Simposio annuale Le Stelle della Ristorazione, che ha riunito oltre 120 cuochi nella sede di FIPE–Confcommercio. Un appuntamento che, più che celebrare, ha messo sul tavolo le domande cruciali per il presente (e il futuro) della professione.
Essere cuochi oggi: tra realtà e narrazione
Dal confronto emerge una consapevolezza condivisa: fare il cuoco significa ancora sacrificio e impegno, ma anche creatività e relazione. Un mestiere che va raccontato senza filtri alle nuove generazioni, puntando su formazione e accompagnamento, ma anche su una maggiore integrazione tra cucina e sala, sempre più decisiva per costruire un’esperienza coerente.
Identità prima della tradizione
Tra gli interventi più incisivi, quello di Alessandro Pipero, che ha spostato il focus dalla tradizione all’identità: un ristorante oggi deve essere riconoscibile, leggibile, capace di raccontarsi in modo chiaro. Non basta “essere tradizionali”, bisogna essere autentici.
Sulla stessa linea, ma con uno sguardo più ampio, Cristina Bowerman ha parlato di fine dining: non un modello di ristorazione in crisi, ma in trasformazione. L’alta cucina si sta allontanando dall’esercizio tecnico fine a sé stesso per diventare esperienza significativa, in sintonia con un pubblico più consapevole.
Sostenibilità e (ancora) poche donne al vertice
Tra i nodi irrisolti, quello della sostenibilità del lavoro in cucina – tema ormai non più rinviabile – e quello della rappresentanza femminile nella ristorazione: le donne aumentano nelle brigate, ma restano ancora poco presenti nei ruoli decisionali.
Tradizione come patrimonio vivo
Non manca la riflessione sulla tradizione gastronomica, intesa non come repertorio immobile ma come patrimonio culturale da reinterpretare. Tecnica, territorio e memoria diventano così strumenti per un dialogo continuo tra generazioni.
A chiudere, un pranzo dedicato alla cucina romana che è andato oltre il momento conviviale, trasformandosi in esercizio concreto di identità gastronomica. Con un messaggio chiaro: il rapporto tra chef e produttori non è più solo fornitura, ma costruzione condivisa di valore.






