MiscellaneaPot-Pourri

Intervista al professor Attilio Scienza

“Non è questo l’annus horribilis del vino. E vi spiego perché”. E non dimentichiamo la viticoltura di precisione

Raggiungiamo al telefono Attilio Scienza nella sua casa in Trentino. A Palermo c’è un caldo apocalittico e la colonnina di mercurio tocca i 48 gradi, mai accaduto. A Trento piove e ci sono 25 gradi. Non sembra luglio. Nessuno può rallegrarsi. Sentiamo Scienza, il presidente del Comitato nazionale vini, ma soprattutto il docente universitario e ricercatore di viticoltura per capire cosa sta accadendo in questo anno che per il vino italiano potrebbe diventare un anno spartiacque per quello che sta accadendo. La peronospora devastante, un po’ ovunque, le grandinate al nord, la siccità al sud e poi aggiungiamoci la frenata sui consumi, la guerra, l’inflazione. Di tutto e di più.

Scienza parte dai fenomeni naturali. Avverte subito: “Non parliamo di annus horribilis. Certo, ci sono tutte le premesse per un anno molto difficile per il vino ma non tutto è perduto. Anzi. Dico che non dobbiamo essere spaventati. Certe volte gli esseri umani pensano di avere tutto in mano e gestire tutto con la conoscenza, la consapevolezza, la forza e la volontà e invece non basta perché la natura è quella che è. La peronospora, per esempio, è colpa degli uomini. Chi ha trattato con prodotti che funzionano e nei tempi giusti non ha problemi. Chi non è stato tempestivo ha grossi problemi. Se piove il trattamento di difesa va fatto il prima possibile. La peronospora è micidiale. Il danno verrà fuori adesso. Il fungo entra nel grappolo e si manifesta durante l’invaiatura e il danno lo provoca sul grappolo non sulle foglie. Apparentemente non si vedono sintomi. Il vero danno si vedrà a partire da adesso”.

“Peronospora? Per chi coltiva con regime biologico non vedo soluzioni…”

Col professore cerchiamo allora di fare un ragionamento. Indicando alcune mosse per tentare di trovare una soluzione alla peronospora, alle grandinate e alla siccità. Scienza premette subito. “I rimedi ci sono ma nel caso della peronospora solo per chi coltiva la vite col metodo convenzionale. Per chi coltiva vite col regime biologico non vedo soluzioni possibili. Chi è in bio compie una scelta. E mette nel conto che può perdere il raccolto. E credo che per loro il rame non basti”. E allora, le mosse? Scienza risponde:

  1. pensare che con il cambiamento climatico sono cambiate le condizioni della malattia. La peronospora ha trovato condizioni favorevoli e la lotta va cambiata.
  2. abbiamo gli strumenti per prevenirla. Come? Con gli strumenti della viticoltura di precisione. Con le tecniche attuali, con gli algoritmi noi possiamo prevedere il tempo di incubazione, il tempo che necessiterà per manifestarsi e quindi possiamo individuare i tempi giusti per il trattamento. Bisogna trattare prima che il fungo entri nella foglia. Mettiamoci bene in testa una cosa. La vecchia regola 10 10 10, ovvero lunghezza del germoglio, millimetri di pioggia e gradi di temperatura, non funziona più.
  3. ci sono i prodotti di sintesi nuovi ed efficaci che vanno bene. Il rame va bene ormai quando non c’è peronospora. Non parlo infatti di chi fa il bio. Quella è una scelta.
  4. ricorrere sempre di più alle varietà tolleranti. Tutti gli incroci fatti in questi anni per avere una resistenza alla malattia a cosa servono altrimenti? Le regioni del Nord, Veneto e Friuli in particolare, hanno già alcune di queste varietà iscritte tra quelle autorizzate. E allora andare avanti senza tentennamenti”.

“Sui cicli del clima abbiamo scarsa memoria…”

E se sulla siccità il professore cita l’adozione dei portainnesti nei vigneti che si andranno a impiantare perché sono più efficaci nel contrastare la scarsità di acqua, sulla grandine c’è poco da fare. “O ti affidi alle reti, costosissime oppure alle assicurazioni. Ma le polizze assicurative, si sa, sono strumenti di difesa passiva. Ti ristorano dal punto di vista economico ma l’uva di certo non la recuperi. Però l’intervento dello Stato a copertura del premio assicurativo mi sembra un ulteriore sostegno per chi è colpito da calamità naturali”. Scienza avverte: “Tanta grandine? Probabile. Ma sui cicli del clima abbiamo scarsa memoria. Fenomeni meteo avversi ci sono sempre stati. Ma allora le conseguenze erano diverse. Tutto è cambiato.

  1. l’impatto economico del maltempo oggi è maggiore che in passato. Il mondo era più semplice.
  2. abbiamo diffuso la vitivinicoltura in modo enorme anche in territori poco adatti. Abbiamo sfidato la natura. Abbiamo piantato anche dove non c’erano territori vocati per piantare vigneti. Il vino è diventato un enorme affare per tutti. E se piove molto in una zona inadeguata per i vigneti il danno sarà enorme. Bisogna ripensare un po’ di cose. E soprattutto non arrendersi. Abbiamo gli strumenti. Bisogna voltarsi indietro per guardare al futuro”.

Il discorso si allarga. Parliamo di consumi e subito il professore Scienza interviene. “Gli spumanti sono in crisi. Il Prosecco perde numeri e consumi. E i rossi non se la passano bene. I consumi calano perché ci sono pochi soldi e c’è comunque paura. La gente non compera più il vino. In Italia e anche negli Stati Uniti e in Germania”. Poi aggiunge: “Bisogna comprendere che la comunicazione del vino va cambiata. Quella a cui si è fatto sempre ricorso non funziona più. Vanno cercati nuovi strumenti, soprattutto per i giovani che cercano tipologie di vino diverse. I vini che hanno molto alcol stanno andando peggio degli altri. Prendiamo l’Amarone, non sta andando bene perché è troppo alcolico”.

Insomma c’è da lavorare perché stanno cambiando le situazioni antropologiche, il rapporto delle persone, le consuetudini dei consumi. “Le variabili in gioco – conclude Scienza – sono molte, e tutto questo rende complesso trovare le soluzioni come accade nelle tempeste perfette. E poi il clima di sfiducia generale non aiuta. Uno beve vino quando è sereno. Il vino è condivisione. La guerra in Ucraina e l’inflazione non aiutano. Dobbiamo pensare a nuova vitivinicoltura. Ma non dobbiamo essere pessimisti ma realisti e reattivi. Le soluzioni ci sono.

Tratto da Cronache di Gusto

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