Territori e vini

Sarà il Prosecco del futuro?

Prosecco del futuro

L’evento La Glera del futuro si svela, ospitato al VCR Research Center di Rauscedo, ha messo a confronto dati di mercato e ricerca genetica per affrontare una questione centrale: come garantire sostenibilità, qualità e tipicità nel mondo del Prosecco in un contesto che cambia. Dal nostro inviato Francesco Scalettaris.

I numeri dei rapporti economici mostrano un mercato in forte evoluzione: il consumo di Prosecco continua a crescere in modo significativo (Stati Uniti +27,2%, Italia +21%, Francia +6,5%). Dal 2010 al 2024 gli spumanti in Italia sono passati dall’8,3% al 15,2% dei consumi, mentre in soli sette anni gli Charmat secchi hanno segnato un +170%. Le nuove generazioni premiano leggerezza, sostenibilità e modalità di consumo più flessibili

I discendenti PiWi della Glera

In questo scenario si inserisce il progetto Grapebreed4IPM, che ha portato allo sviluppo di nuove varietà figlie di Glera, resistenti principalmente a oidio e peronospora e capaci di far ridurre i trattamenti, mantenendo profili sensoriali coerenti con il vitigno originario. 

Di 400.000 nuove varietà create, soltanto 20 saranno messe in commercio nei prossimi 6-7 anni e di queste ben 7 discendono dalla Glera. Quattro di queste varietà nascono dal programma di miglioramento genetico autonomo di VCR e sono in fase avanzata di iscrizione al Registro varietale nazionale, con disponibilità prevista tra febbraio 2026 e fine 2027. Le altre tre derivano dall’attività di ricerca del CREA Viticoltura Enologia di Conegliano (TV) e saranno disponibili a partire dalla fine del 2027.

La prova del calice

Nel calice, le differenze tra le diverse selezioni emergono con chiarezza, ma sempre all’interno di un perimetro riconoscibile, coerente con lo stile Prosecco: 

  • acidità spiccata, 
  • alcol molto moderato, 
  • complesso aromatico tipico. 

Si tratta comunque di microvinificazioni sperimentali.

L’interesse da parte dei vari Consorzi Prosecco

La mia sensazione finale, soprattutto dopo averle assaggiate, è che queste nuove Glera avranno senza dubbio un interesse enorme dal punto di vista del mercato. Lo dimostra anche la partecipazione trasversale all’evento di tutti i Consorzi che tutelano il Prosecco, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, insieme a un numero significativo di produttori, tecnici, ricercatori. 

Varietà capaci di garantire produttività, maturazioni fenoliche corrette, gestione equilibrata di acidità e zuccheri e, allo stesso tempo, una resistenza efficace ai principali patogeni (oidio e peronospora) rappresentano un valore tecnico estremamente solido che è difficilmente ignorabile. 

Il blocco legislativo

Al momento, però, esiste un impedimento legislativo. Oggi l’Italia è l’unico Paese europeo a non consentire l’impiego delle varietà resistenti nelle Doc, a causa del vincolo previsto dall’art. 33 comma 6 del Testo Unico della vite e del vino. Un limite normativo, sul quale Parlamento e Governo hanno avviato un percorso di revisione. La forte presenza e attenzione dimostrata dalle istituzioni a Rauscedo lascia ipotizzare un aggiornamento normativo coerente con l’evoluzione della ricerca, delle esigenze ambientali e delle aspettative del mercato.

Una riflessione culturale… 

È lecito chiedersi quanto questo valore venga percepito e compreso da chi sceglie una bottiglia sullo scaffale. L’opinione pubblica non ha ancora recepito chiaramente il discorso dei vitigni resistenti e così emerge una possibile frizione con l’idea stessa legata a questo tipo di varietà, che vengono percepite come “nate in laboratorio” e quindi “non naturali”. Senza prendere in considerazione il beneficio che queste portano con l’annullamento o la riduzione dei trattamenti con agrofarmaci in vigna.

Si rischia quindi di entrare in conflitto con un immaginario di “naturalità” spesso semplificato, ma ancora molto radicato nel consumatore e anzi richiesto prepotentemente dalle nuove generazioni. Mentre, al contrario, «le varietà resistenti – come ha sottolineato Denis Pantini di Nomisma – rappresentano una risposta concreta alla crescente domanda di sostenibilità e leggerezza espressa dalle nuove generazioni di consumatori in tutto il mondo».

…e comunicativa 

A questo si aggiunge, a mio parere, un ulteriore nodo: le varietà resistenti sono complesse da spiegare. E la spiegazione, nel mondo del Prosecco, non è un dettaglio. Parliamo di un vino che ha costruito il proprio successo globale su immediatezza, leggerezza, semplicità di lettura e di consumo. Inserire un livello narrativo più tecnico e articolato potrebbe non andare esattamente nella stessa direzione, posto che si decida di raccontarlo. 

La sfida del futuro

La vera sfida quindi non sarà, a mio avviso, solo agronomica o enologica, ma soprattutto comunicativa: capire come integrare innovazione e complessità senza perdere quella facilità di comprensione che è uno dei grandi punti di forza del Prosecco.

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