DegustazioniIn giro per cantine

Cavazza tra Gambellara e Colli Berici

Famiglia Cavazza, quarta generazione

Rinnovando l’immagine, con il nuovo logo e il restyling delle etichette, la famiglia Cavazza rinnova gli impianti in vigna, migliora dal punto di vista tecnologico e allunga i tempi di affinamento dei vini.

Pescando dal passato con un tocco di leggerezza. Meno austero, più moderno e attuale è il nuovo logo dell’azienda Cavazza che grazie a questo restyling trova occasione per parlare di sé e raccontare a che punto è il percorso e soprattutto dove vuole andare. 

La storia inizia nel 1928 ben 4 generazioni fa, la 2023 è la 95° vendemmia fatta sul territorio di Gambellara e Colli Berici. Siamo in provincia di Vicenza dunque, in quel Veneto di mezzo che è caratterizzato da suoli neri vulcanici, da quelli bianchi e calcarei antichi fondali marini. Ma anche dalle montagne a ridosso delle colline dimore di ulivi e vigneti e dalla pianura che da lì in poi propende verso sud. 

Una famiglia per due territori

Cavazza è il cognome della famiglia che in prima persona segue ancora tutte le fasi dalla campagna alla cantina, fino alla commercializzazione. Negli anni i passi in avanti sono stati diversi, fino a oggi che contiamo in totale ben 130 ettari vitati per un totale di 600.000 bottiglie prodotte. Le denominazioni sono due. Gambellara Doc dove protagonista è la Garganega, uva bianca autoctona di cui Cavazza è tra i maggiori interpreti negli anni. Dagli anni ’80 la famiglia si dedica anche a un altro territorio, quello dei Colli Berici. Qui i suoli sono maggiormente calcarei e ben si prestano alla coltivazione di uve rosse quali Tai Rosso, Merlot e Cabernet Sauvignon. La ricerca dell’azienda nella valorizzazione dei due territori di cui si fa ambasciatrice si traduce anche nel conseguimento della certificazione SQNPI, grazie al focus negli anni sulla preservazione della biodiversità e utilizzo di risorse energetiche rinnovabili. 

Cavazza, la cantina di Montebello
Cavazza, la cantina di Montebello

Gli obiettivi aziendali si riassumono in: rinnovamento degli impianti in vigna, miglioramento tecnologico e allungamento dei tempi di affinamento. I cugini Stefano, Andrea, Mattia ed Elisa decidono di continuare a portare avanti i loro progetti e comunicare la filosofia aziendale tramite un logo e delle etichette rinnovati. Scelta corretta considerando che inevitabilmente anche il contenuto delle bottiglie sarà destinato a essere sempre più moderno e, evidentemente, anche migliorato grazie a nuove scelte accorte, accurate e in linea con i tempi. 

 “Proiettati verso il futuro, senza dimenticare il passato”

Ecco come si raccontano oggi i giovani Cavazza. Primo vino a rivelare la nuova veste è il Bocara 2022, Gambellara, 100% Garganega. Solo acciaio per circa 30.000 bottiglie all’anno e “soli” € 10 a bottiglia. Più che quotidiano direi. A ruota lo seguirà Corallo, il Tai rosso Colli Berici, oggi nell’annata 2020. Per 6 mesi riposa in barrique di 2° e 3° passaggio, preserva una dose di freschezza e una disinvoltura nella beva che fanno da contraltare a Bocara, circa € 16.00 a bottiglia. Cru aziendale rimane Vigna Cicogna Merlot, assaggiato nell’annata 2018. Caldo e accomodante conserva ancora note di melograno e piccoli frutti asprigni. Nella versione 2008 magnum ci racconta come è destinato a invecchiare, anzi evolvere, nel tempo. Balsamico, tostato, con note dolci surmature verso terziari piuttosto evoluti. 

Cavazza, Tenuta Cicogna
Cavazza, Tenuta Cicogna

Ciliegina sulla torta: l’azienda produce anche Recioto di Gambellara, si chiama Capitel, l’abbiamo assaggiato nell’annata 2000 da magnum. Tipologia in via di estinzione (come del resto il cugino Vin Santo di Gambellara, ma questa è un’altra storia). 13% vol e ben 170 g/l di zucchero, le uve appassite sui picai vengono pigiate a gennaio. Fermenta in barrique e riposa in cemento. Il colore è caramello, il naso sa di albicocca e arancia candite, il palato è immenso tra dolce e acido. Finisce lungo e fresco, con una persistenza di petali di rosa. A conferma che certe cose, come l’approccio alla campagna, alla cantina, piuttosto che l’immagine è bene che evolvano col tempo… ma che ciò che nasce perfetto, come un Recioto, può assolutamente continuare a durare nel tempo fedele a sé stesso. 

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