DegustazioniIn giro per cantine

Giovanni Terenzi, i suoi 80 anni e il senso profondo del vino contemporaneo

Giovanni Terenzi e i suoi 80 anni

Una festa di compleanno diventa l’occasione per riflettere sul vino contemporaneo, sul Cesanese del Piglio e sul valore della memoria, del racconto e degli “eroi rurali”. Attraverso la verticale del Colle Forma, la storia di Giovanni Terenzi si intreccia con l’evoluzione di un territorio.

Per fortuna ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo pezzo. Altrimenti sarebbe stato soltanto il racconto di una bellissima giornata di festa per gli ottant’anni di un produttore, Giovanni Terenzi. Nel frattempo, però, Daniele Cernilli ha pubblicato il suo editoriale Mondo del vino: un quadro complesso e questo mio articolo ha preso una direzione diversa, più ampia. Se avrete voglia di arrivare fino in fondo, capirete perché.

Ma andiamo con ordine.

L’invito e la promessa di una grande verticale

Luciano Lombardi Vignadelmar
Luciano Lombardi Vignadelmar

Verso la fine di ottobre, mentre degustavamo decine di Cesanese – del Piglio, di Affile, di Olevano – l’amico Pasquale Pace, alias Il Gourmet Errante, mi chiede se mi sarebbe piaciuto partecipare alla festa per gli ottant’anni di Giovanni Terenzi, vero padre nobile del territorio. In passato avevo bevuto qualche sua bottiglia, recentemente ne avevo testato parte della produzione per la Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2026, ma non lo avevo mai incontrato né ne avevo affrontato la produzione in maniera organica.
La promessa di Pasquale era allettante: una verticale di dieci annate del Colle Forma, Cesanese del Piglio Superiore DOCG, il vino simbolo della cantina.
La cosa oltre che carina incominciava ad essere davvero interessante.

L’incontro con Giovanni Terenzi

Giovanni Terenzi in degustazione
Giovanni Terenzi in degustazione

Arrivo in cantina di buon mattino. Mi presento a Giovanni che mi accoglie con un sorriso e io ricambio con una bottiglia di Verdicchio 2012, sperando possa apprezzarla. Uno sguardo veloce alla cantina, al paesaggio visibile dalle ampie vetrate della sala degustazione, poi tutti a sedere in vista della degustazione delle dieci annate scelte fra le più rappresentative di un percorso enologico per nulla scontato.

Con noi, a festeggiare Giovanni, ci sono la figlia Pina, presidente del Consorzio Cesanese del Piglio DOCG, il figlio Armando, che segue un po’ tutte le operazioni di produzione con il padre, vari nipoti, lo storico enologo Roberto Mazzer e una trentina di addetti ai lavori. Una famiglia, prima ancora che un’azienda.

Il Cesanese prima di Colle Forma

Prima dell’assaggio, viene raccontata la storia del Colle Forma. Ed è una storia che riguarda tutto il territorio, relativamente piccolo, e i suoi tre vini a denominazione: Cesanese del Piglio DOCG, Cesanese di Olevano Romano DOC e Cesanese di Affile DOC. (Domanda retorica, non saranno forse troppe tre denominazioni per un territorio così piccolo e con così pochi ettari vitati?)
Un tempo qui si produceva un vino rosso dolce, talvolta frizzante, da bere giovanissimo, da novembre in poi. Era un vino amatissimo a Roma ma instabile, che spesso rifermentava violentemente in bottiglia, facendola esplodere e macchiando tutte le pareti delle cantine, con somma gioia degli imbianchini locali che erano sempre pieni di lavoro!

Giovanni Terenzi, però, vedeva oltre.

La nascita di un rosso “serio”

Convinto delle potenzialità del Cesanese, Giovanni decide di tentare una strada nuova: un rosso secco, strutturato, capace di invecchiare. Con l’aiuto dell’allora giovane enologo Roberto Mazzer – che all’epoca non aveva ancora mai lavorato con il Cesanese – si entra in un territorio praticamente inesplorato, senza letteratura di riferimento, fatto di intuizioni, errori, prove e correzioni.

Racconti di diradamenti fatti a Ferragosto di nascosto dal suocero, per portato culturale avverso alla sola idea. Di scontri generazionali, di tradizione e visioni che si confrontano. Episodi raccontati con candore genuino, che fanno sorridere ma che spiegano tutto l’amore per questa terra e questa uva da parte di Giovanni e della sua famiglia (di cui fa parte, a buon titolo, anche l’enologo).

Dieci annate di Colle Forma

10 annate di Cesanese del Piglio Superiore Colle Forma Giovanni Terenzi

Il Colle Forma nasce da un vigneto piantato nel 1997: 100% Cesanese, uve leggermente surmature, macerazioni di circa 25 giorni, affinamento di 18 mesi in botti grandi di rovere di Slavonia da 20 ettolitri.

Dieci bottiglie, tutte dal colore rosso violaceo brillante più o meno scuro. Tannini eleganti, non troppo fitti, tranne la 2015 che in questo è quasi un unicum, e un filo conduttore stilistico chiaro. La 2010, la più vecchia in degustazione, è anche la più convincente: bocca pepata, freschezza viva ancora sferzante e un sorso di ottima persistenza. 

Le annate più recenti aprono una riflessione sul cambiamento climatico: da tutti è visto come una dannazione eterna. Secondo me invece, in queste zone, con questi suoli e quest’uva, il riscaldamento ha portato a maturazioni più complete e a vini più equilibrati, solari, mediterranei, piacevoli e profumati.
Forse con meno picchi qualitativi, siano essi positivi o negativi, ma più piacevoli e immediati. E il vino, dopotutto, è fatto per essere bevuto e condiviso.

Il vino come racconto, non come ego

Perché il vino dovrebbe essere prodotto per essere bevuto (e venduto) e non per soddisfare l’ego di questo o quel produttore o enologo. La ricerca e l’indirizzo verso i gusti del consumatore, se non snaturano l’essenza di un prodotto, di una zona, di una denominazione, non va demonizzata.

Allo stesso modo, va incentivata la narrazione: la conoscenza delle storie, delle famiglie, degli eroi rurali, che ci fanno ridere e commuovere quando li sentiamo narrare la propria “chanson de Roland enoica”. Come oggi, quando Romano, figlio di Giovanni, ci dice che siamo stati fortunati: oggi ha piovuto un po’ e dunque l’ottantenne Giovanni non è potuto andare con il trattore nei campi. Per questo motivo la festa a sorpresa è riuscita benissimo!

Con questi racconti, con questi esempi, il vino diventa storia, cultura, narrazione quasi epica, memoria. Continua la sua convivenza plurimillenaria con l’uomo, superando le mode, i diktat dietetici falsamente salutistici e le crociate ideologiche dei potentati no alcol. 

Perché abbiamo bisogno di ascoltare

Forse oggi abbiamo più che mai bisogno di ascoltare chi il vino lo fa e poi raccontare chi, come e quando è stato fatto un determinato vino. E solo successivamente addentrarci in una sua descrizione tecnica. Il racconto – orale, scritto, per immagini – affascina, coinvolge, fin da bambini.
Il vino deve tornare a essere piacere autentico e storia condivisa.

E voi che leggete, andate a trovare questi nostri eroi rurali. Parlateci, bevete i loro vini. Difficilmente spenderete meglio il vostro tempo – e i vostri soldi.

Postazione 10 anni Colle Forma Giovanni Terenzi

PRODUTTORI

Che ne pensi di questo articolo?