Ad Ischia, l’isola verde del Mediterraneo, le varietà di uve che si coltivano sono quelle autoctone. Tra le bianche regnano Biancolella e Forastera, quest’ultima palesemente “forestiera”, ma da secoli adottata dall’isola, come racconta Antonella Amodio.
Ischia è l’isola vulcanica del Mediterraneo, culla di biodiversità, vero laboratorio naturale all’interno del Mar Tirreno, con una vegetazione ricca e folta. È la maggiore delle isole dell’arcipelago dei Campi Flegrei e rappresenta un unicum anche nei fondali marini, dove foreste di gorgonie e di corallo rosso arricchiscono l’ampio patrimonio della terraferma.
In questo contesto anche le varietà di uva fanno la loro parte, raccontando una storia di resistenza, adattamento e mistero. Tra queste c’è la Forastera, uva a bacca bianca, un nome che in sé già ricorda un passato da straniera. Eppure, oggi è simbolo di identità enologica dell’isola, accanto alla celebre Biancolella.
Un nome, un destino: la “forestiera” d’Ischia e la sua storia
Il termine Forastera deriva dal latino forasterus, ovvero straniero, a suggerire che questo vitigno non sia originario dell’isola, ma importato probabilmente dalla terraferma, da qualche altro luogo del Mediterraneo. La prima attestazione storica risale al 1877, grazie all’enologo piemontese Giuseppe di Rovasenda, che ne documentò la coltivazione sull’isola nel suo catalogo ampelografico. Fin da allora era considerata non autoctona, ma ben radicata nei vigneti terrazzati ischitani.
Con il devastante arrivo della fillossera, la Forastera si rivelò valida per ricostruire i vigneti ischitani, adattandosi bene all’innesto su portainnesti americani, resistenti al parassita, e trovando così nuova linfa vitale proprio grazie alla sua capacità di affrontare e superare un momento drammatico della viticoltura europea.
Una diffusione delimitata

Oggi la Forastera è coltivata quasi esclusivamente a Ischia, con presenze marginali a Procida, in alcune aree costiere della Campania e in piccola percentuale in Sardegna. Le sue viti si arrampicano su muretti a secco e sommità di tufo, resistono al vento salmastro, al sole, e il vino che ne nasce dai suoli vulcanici porta nel bicchiere il fiato stesso dell’isola: un sorso di storia, mare e mito.
Secondo la leggenda greca, Ischia sorse quando Zeus sconfisse e imprigionò il gigante Tifeo sotto l’isola: i tremori vulcanici sarebbero i suoi respiri, i tentativi di liberarsi dalla roccia. In un certo senso, la Forastera assomiglia a Tifeo: resiste, si adatta, sopravvive alle avversità e, come la Biancolella, è diventata un simbolo della viticoltura eroica ischitana.
Un vitigno difficile, ma capace di eccellere

Di difficile coltura, tanto che l’Istituto Agrario di Portici ne consigliò l’espianto subito dopo che fu trovato un rimedio alla crittogama, ma nel frattempo il vitigno aveva allignato e oggi produce vini di valore. Le rese sono spesso incostanti e l’uva richiede attenzioni particolari. Per questo motivo, è frequentemente utilizzata in blend con altri vitigni, ma alcuni produttori la vinificano in purezza, con risultati sorprendenti, offrendo un profilo sensoriale che ricorda la natura verde dell’isola e le note salmastre del mare. L’acidità e la sapidità la rendono poi strategica negli abbinamenti con la cucina tipica della Campania.
Quattro cantine simbolo dell’identità vitivinicola di Ischia
La Forastera è al centro della visione di alcune tra le più rappresentative cantine ischitane. Abbiamo selezionato quattro etichette, tra versioni in purezza e blend con uve locali, che raccontano la forza e la finezza di questo vitigno.
Ischia Bianco Forastera 2024 Cenatiempo
Punteggio: 93/100
Prezzo medio in enoteca: € 20
100% Forastera da vigne terrazzate in zone impervie. Acciaio. Giallo paglierino, luminoso. Profumi di agrumi e pino silvestre. Sorso ampio, sapido e fresco. Molto persistente.
Ischia Bianco Forastera 2024 Casa d’Ambra
Punteggio: 92/100
Prezzo medio in enoteca: € 14
100% Forastera, proveniente da vigneti di Forio, Lacco Ameno e Serrara Fontana. Acciaio. Giallo paglierino. Profilo olfattivo di frutta a polpa bianca ed erbe aromatiche. Al gusto è fresco, snello e con un finale marino.
Ischia Bianco Forastera 2023 Antonio Mazzella
Punteggio: 93/100
Prezzo medio in enoteca: € 15
85% Forastera,15% Uva Rilla, Coglionara e Caca Mosca, allevate in località Grotta di Terra, a 200 metri sul livello del mare. Acciaio. Giallo paglia. Profumi prettamente di macchia mediterranea e nuance fumé. Al gusto balza l’acidità. Ampio, salino e lungo.
Ischia Bianco Forastera 2024 Tommasone
Punteggio: 93/100
Prezzo medio in enoteca: € 16 Q/P
100% Forastera coltivata nel comune di Forio, in località Pennanova e Chiena. Acciaio. Giallo paglierino, luminoso. Naso di frutta gialla e note di rosmarino. Corpo solido, al gusto è fresco, ampio e salmastro.



