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Alcol killer. Siamo tutti complici?

Alcol Killer, siamo tutti complici?

Secondo l’OMS (e non solo) l’alcol – e di conseguenza il vino – causa tumori, è un vero killer. Questa accusa indiscriminata fa sorgere il dubbio che i produttori di vino, e noi che ne parliamo, siamo tutti “assassini”. Daniele Cernilli ragiona su questo paradosso.

Se, come sostengono i professori Garattini e Viola, e l’OMS tutta, non esiste una dose sicura di alcol e quindi la storia del bere moderato è insostenibile. Se, come si deve scrivere sulle etichette dei vini esportati in Irlanda, “Alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. Se è vero tutto questo, allora tutti noi, chi produce vino, chi ne scrive, chi lo vende, siamo complici di una strage? 

Le associazioni che fanno corsi per l’avvicinamento al vino sono associazioni a delinquere? I produttori equivalgono a spacciatori di droga e di morte? È questo che qualcuno cerca di far passare? 

La crociata antialcol

Possono sembrare paradossi, esagerazioni, discorsi estremi, ma questa tempesta mediatica che si sta scaricando sui consumi di bevande alcoliche, vino in primis (perché nei servizi televisivi è sempre il vino sul banco degli imputati), non si era mai vista prima. 

Certo, l’alcol è una sostanza psicotropa, come le droghe. Però è legale e controllata. Ci sono leggi che ne stabiliscono le modalità della produzione e anche del consumo. Quelle sui livelli nel sangue se si guida, ad esempio. Poi, se compro una bottiglia di vino, mi danno uno scontrino o una fattura e non finanzio la criminalità organizzata e neanche l’evasione fiscale. Una bella differenza, no? Tanto che a San Patrignano, dove cercano di strappare migliaia di persone alla tossicodipendenza, il vino lo producono, invece. 

Ma no, nessun dubbio: alcol, e vino di conseguenza, sono bevande che nuocciono alla salute, quindi vanno evitate. Tanto che da qualche parte si tira la volata ai cosiddetti “vini dealcolati”. Prodotti con pesanti interventi enologici invasivi, con uso di sette litri di acqua per litro di vino, e quindi davvero poco sostenibili. Ma pur di smaltire eccedenze, di vendere attrezzature costosissime, inaffrontabili per produttori medio piccoli, e di cavalcare la crociata antialcolica vanno bene anche quelli. 

Una vita a parlare di vino

Infine, se il vino fa veramente così male, tanto da doverne scoraggiare il consumo, anche in quantità moderata, sempre e comunque, allora mi dichiaro complice e colpevole di averne scritto moltissimo. Di avere insegnato nei corsi di molte associazioni, di aver fatto migliaia di masterclass in mezzo mondo, di averlo raccontato per oltre quarant’anni. Per qualcuno ho svolto un ruolo quasi criminale, anche se perfettamente legale, almeno per ora. Ho anche conosciuto e fatto conoscere persone fantastiche e contribuito alla conoscenza, e quindi anche ai rischi, correlati al consumo di vino

Non ho mai sostenuto che bere alcol faccia bene, ma solo che bere responsabilmente fosse un compromesso ragionevole. Del resto, così si fa da circa cinquemila anni, e l’Umanità non si è estinta. 

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7 commenti

Giuseppe 22 Aprile 2025 at 11:20

Mia nonna è morta a 100 anni e 6 mesi perché certi dottori le tolsero il bicchiere di vino quotidiano. Per me possono dire quello che vogliono.

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Enrico Magnanti 22 Aprile 2025 at 16:21

D’altronde esistono moltissimi altri prodotti alimentari e non, che causano malattie anche mortali specie se consumati in eccesso.
Secondo il mio punto di vista aveva ragione Paracelso quando diceva che “E’ la dose che fa il veleno”
In fin dei conti se il vino esiste da qualche millennio ci sarà un perché.
E poi in cambio del non bere cosa mi prometti: la vita eterna?
Allora godiamoci la vita con tutti i suoi annessi e connessi, ma senza prenderla troppo sul serio, tanto, comunque sia non se ne esce mai vivi, come disse Elbert Hubbard.

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Beppe Esposito 22 Aprile 2025 at 18:54

Qualsiasi commento risulterebbe superfluo!
A cosa servono le argomentazioni, i distinguo, se non si vuole ascoltare?
… recita un vecchio adagio: “la migliore parola è quella non detta!”

Non ci resta che aspettare, resistendo e consolandoci con un buon calice.

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elena maria abati 22 Aprile 2025 at 22:56

CONCORDO PIENAMENTE.
SONO UN MEDICO ma penso e sostegno che bere alcol con moderazione, se il vino è buono, rende più buono il pasto. E chi mangia bene, con alta qualità della materia prima , con moderazione negli ingredienti più “nocivi” , accompagnando il tutto con un vino di qualità ( che magari ha acquistato in cantine dove si è recato di persona, provando la gioia di conoscere chi produce quel vino, dove vive e come lavora!) vive meglio, e vive più a lungo. Concentriamoci invece sull’attività fisica…passeggiare fra le vigne al mattino, in compagnia dei propri cani, è qualcosa che combina il movimento, con la gioia di vedere panorami fantastici! E il movimento annulla l’effetto “nocivo” di un bicchiere di vino BUONO!! Magari anche PULITO E GIUSTO!

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Emanuele SCAFATO 23 Aprile 2025 at 18:31

A buttarla in caciara come si legge si rischia di essere persino creduti (da pochi, ormai, sorry…).
No, nessuno ha mai detto che chiunque parli di vino debba essere considerato assassino e chi lo vende stragista e le associazioni siano “a delinquere” e sa perchè? Perchè è propiro il settore del vino che si crogiola nella sua narrazione vittimistica che ormai non convince proprio più nessuno ai tempi di internet e di un fact-cecking che sa fare anche un bambino. Diffondere fake news non è necessariamente criminale a meno che non lo si faccia in pandemia, come nel marzo 2020 quando un bicchiere di vino non faceva venire il Covid: le risulta ? L’OMS, l’ISS, il Ministero sono stati costretti a fare una campagna per segnalare che NO, il vino non impedisce al Coronavirus di attecchire, ammalare e anche peggiorare gli esiti abassando le difese immunitarie e che quindi occorreva fare attenzione a certe dichiarazione e alla diffusione irresponsabile di fake news da parte di un settore della produzione, verifichi Cernilli, e ci dica… E ancora “la crociata” semplicemente NON ESISTE , contro il vino poi! Provi a segnalare cortesemente un singolo documento in cui si citi il VINO lì dove invece è sempre citato l’ALCOL tra le documentazione dell’OMS, delle Nazioni Unite, dell’OCSE , delle istituzioni di tutela della salute e ci renda edotti sul perchè gli altri settori, come quello della birra – che ottempera a tutte le normative e direttive anche in autoregolamentazione “proud to be clear” – manifestano una responsabilità sociale dell’impresa “altra” a tutela del diritto di sapere che l’industria ha sempre osteggiato. L’evidenza scientifica non fa distinzioni, il vino è alcolico e causa il cancro e altre 200 patologie in proporzione alle quantità consumate così come la birra, i liquori, gli amari, gli spritz e qualunque alcolico. Per tutti NON esiste una quantità sicura se è vero (e lo è) che , ad esempio, in Italia 10.000 persone si ammalano di cancro a causa dell’USO (non abuso, USO) di ALCOL, di cui 2500 donne con cancro della mammella per un secondo bicchiere che incrementa il rischio del 27% così come per gli uomini quello del colon-retto. E’ definibile “responsabile” o “moderato” un consumo di un secondo bicchiere? Ed è comunicabile che non fa male? Lei beve? Libero, come tutti, ci mancherebbe. Da medico, gastroenterologo, epatologo, epidemiologo non sono solito esprimere opinioni ma richiamare l’evidenza scientifica , ciò che l’evidenza porge a tutela della salute non del profitto, un approccio seguito da molti che ha condotto alla produzione
un PLAYBOOK sulle politiche dell’alcol, interferite dall’industria per denuncia dell’OMS in cui si smonta esattamente la sua narrazione (https://www.epicentro.iss.it/alcol/alcohol-policy-playbook ). Lo consiglio a lei e ai suoi lettori, inclusi quei “medici” che “un uso moderato fa bene” che confermano l’estrema necessità di formazione di professionisti che con le loro errate opinioni possono causare danni più che giovare alla salute dei loro pazienti (che ne sanno più e meglio di loro se è vero che il vino è in fase down per disaffezione da un prodotto che non è quell’eleganza , quello stile che è stato mortificato da “il vino fa” piuttosto che “il vino è”: ragionateci un pò quanto si nuoce al vino con la disinformazione continua). L’evidenza è che l’alcol, e il vino come tutti gli alcolici, impatta su salute e sicurezza e non poco in Italia, i dati lo evidenziano ( anche qui OMS, OCSE, ISS, SIA, Ordine dei Medici di Roma, Ministero della salute) https://www.epicentro.iss.it/alcol/apd25). Garantire scelte informate è mandato e missione della scienza e del settore di salòute pubblica e provi a verificare se mai ha visto invitare ad un “convegno” sulle relazione fantastiche tra vino e salute o alcol e salute un rappresentante della comunità scientifica istituzionale indipendente: se non è mai successo ci si chieda perchè. Lasci fare a chi si occupa di salute di tutelare e promuovere la salute, lei vuole promuovere il bere ? Libero di farlo ma la salute non è sua competenza tant oquanto non lo sia la mia quella di pontificare sulla qualità del vino. Se lei non ha mai sostenuto che bere alcol faccia bene le fa onore, se pensa e sostiene che bere responsabilmente sia un compromesso ragionevole… si soffermi a pensare : per quanti? Verifichi il perchè dell’incremento della mortalità a 30.000 decessi l’anno (+64% in dieci anni), l’esplosione tra i giovani adulti del cancro del seno e del colon-retto anche a fronte di consumi “responsabili” e si renderà conto che la generalizzazione di un messaggio di rassicurazione di consumi “responsabili” ha risvolti di responsabilità non trascurabili nella comunicazione del rischio. A quelli come noi sta a cuore la gente e corre l’obbligo di accompagnare i consumatori con linee guida che non sono il manifesto di una crociata di talebani ma la doverosa indicazione a chi rischia di come può sottrarsi al cancro che non ti aspetti per ignoranza o per credenza che è da demistificare perchè NO, non fa buon sangue. Salute.

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Enologo64 25 Aprile 2025 at 9:01

Lavorare otto ore al giorno e per andare in pensione a 70 anni fa bene? Dovrebbe essere obbligatoria la scritta “il lavoro uccide!” sui badge aziendali!
Personalmente non vorrei vivere la mia vita senza vino e senza tabacco (pipa e sigaro).
Secondo me bisogna solo avere il senso della misura e non esagerare.

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Andrea 21 Marzo 2026 at 18:28

A distanza di un anno, mi capita di leggere questo articolo e anche la polemica che ne segue. Mi permetto un’analisi un po’ lunga e forse noiosa, della quale mi scuso in anticipo.

1) L’alcol, considerato che il suo uso risale a migliaia di anni fa non può essere considerato semplicemente alla stregua di una “usanza” o “tradizione”. Infatti la storia dell’uomo è caratterizzata, in maniera esponenzialmente più importante che nelle altre specie viventi, dalla prevalenza della cultura – nel senso antropologico – per cui l’alcol è diventato parte integrante della sua stessa apparizione e permanenza sulla terra. Le motivazioni per cui gli esseri umani hanno iniziato a consumare bevande alcoliche da fermentazione stanno in uno spettro amplissimo: benessere psichico, ritualità (che permane ad esempio nel rito cattolico della messa), igiene (inconsapevolmente bere liquidi con alcol ha evitato malattie e morti dovute alla contaminazione dell’acqua) ecc… come tutte le questioni complesse (anche qui nel senso scientifico del termine: ovvero la non riduzione di un fenomeno alla scomposizione nelle singole parti che lo compongono) districarsi è difficile se non impossibile;
2) su questa base di cultura antropologica si è strutturata una cultura che potremmo denominare assai superficialmente umanistica e che ha plasmato generazioni ed inventato interi territori – La Toscana che oggi conosciamo, ad esempio, senza vigneti non esisterebbe – nel corso dei secoli costruendo tutto un patrimonio di conoscenze, storie (e anche leggende perché no), scienza agronomica e chimica e persino politica;
3) a questo va aggiunta la trasformazione capitalistica della società che ha trasformato la produzione di alcolici in una industria tesa al massimo profitto;
4) la scienza dice che l’alcol è un veleno e che fa male a prescindere. E ha ragione. L’alcol fa male esattamente come fa male lavorare in una lavanderia 8 ore al giorno, fare il vigile urbano stando ore e ore in mezzo ai fumi tossici e altre migliaia e migliaia di attività lavorative. Ne sanno qualcosa ad esempio a Taranto con i fumi dell’ILVA;
5) ma il punto 4 non è benaltrismo. Non è che se lavorare all’ilva fa male tanto vale bere vino che fa male lo stesso. Il punto è che per la scienza bisognerebbe smettere di bere alcol del tutto, però la stessa opzione non si pone con la stessa cogenza verso le altre attività certamente dannose (abito in una zona che è stata resa ricca dalle vetrerie e ceramiche, che hanno prodotto però miglaia di malati cronici di silicosi e accumulo di piombo e morti precoci;
6) è evidente quindi che l’industria capitalistica così dannosa quando incita al consumo dell’alcol (e probabilmente le pubblicità in tal senso andrebbero vietate) non è poi ritenuta tale se opera in altri campi. Come se in entrambi i casi non ci fosse alla base il profitto. Mi permetto di pensare che allora la scienza, che ha fornito esempi concreti sull’alcol come quelli riportati dal Prof. Scafato, ha la tendenza a non considerare mai i contesti. Eppure i contesti non solo contano, ma permeano di sé la scienza stessa (che non è la scienza “pura”, quella priva di utilità immediate) anche se chi opera in essa non sembra accorgersene;
7) allora, forse, più che alla salute dei cittadini, l’esplosione di una radicale condanna verso l’alcol emersa nell’ultimo decennio, una specie di puritanesimo di ritorno (che vediamo in tanti altri campi che qui non interessano) sia dovuta soprattutto alla preoccupazione degli eventuali costi che le cure comporterebbero per un SSN sempre più privatizzato. So già che mi verrà risposto: “e quindi che c’è di male? Anzi è giusto risparmiare ed evitare gli sprechi”. Allora mi torna a bomba la domanda di cui al punto 4) perché quindi non dire che alcuni lavori non devono essere fatti perché dannosi per la salute? Mi si dirà “ma perché l’economia lo richiede”. “la sventurata rispose” mi verrebbe da dire;
8) l’alcol è dannoso e chi dice che fa bene mente. Ma non mi consta che si beva per curarsi ma per il piacere di farlo. E chi non vuole bere, non beva.

Post-scriptum: avrei voluto scrivere che sono contro ogni abuso, ma mi rendo conto che questa ormai sia una frase ed una fase superata in un mondo che mi convince sempre meno.

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