Osteria al Duca è la più antica osteria di Verona: una gestione famigliare, cucina regionale fatta bene e una carta dei vini curata. Cosa chiedere di più? Ce ne parla Iolanda Maggio.
Verona è l’Arena, certo, ma anche vicoli eleganti, palazzi nobili e piazzette che spuntano all’improvviso. È una città che, un po’ come succede a chi frequenta il mondo del vino, ho imparato a conoscere e ad amare poco alla volta. Sempre di passaggio, spesso con i piedi doloranti dopo giornate infinite a Vinitaly, e con un unico obiettivo: arrivare a tavola.
Mi diverte ancora immaginare una Verona shakespeariana, quasi fosse un set teatrale: la luce sempre uguale, le ombre lunghe del tramonto, il brusio continuo della gente. E poi, puntuale, eccomi, con le mie colleghe, all’Osteria al Duca.
Le sale di Osteria al Duca
Il locale occupa il primo e il secondo piano di una casa merlata del XIII secolo, appartenuta alla famiglia dei Montecchi: sì, proprio quelli. Qui, secondo la leggenda, sarebbe nato e vissuto Romeo. In origine era uno stallo per cavalli, poi locanda per viandanti, dove si servivano piatti robusti – trippa, pastissada, polenta – accompagnati dai vini del territorio. Una storia lunga, che oggi si traduce nella più antica osteria della città.
L’ambiente è caldo e accogliente, con arredi rustici e travi a vista. La cucina è solida, ben eseguita, e la carta dei vini pesca con intelligenza nella produzione veronese, con ricarichi più che onesti. Qui si viene per mangiare veneto, senza troppi fronzoli. Noi ci torniamo ogni volta, prenotando con largo anticipo.
Il menù

Due turni, 19:30 o 21:30: scegliamo sempre il primo. Il locale è una macchina perfettamente rodata, con tavoli serrati e una squadra di sala che si muove con naturalezza, come se ripetesse gli stessi gesti da sempre. Il servizio è informale, veloce e genuinamente cordiale, anche nei momenti più concitati.
Tra i piatti immutabili negli anni, ci sono le penne radicchio e gorgonzola, i bigoli all’acciuga con uvetta e pinoli o con il ragù d’asino. O ancora le semplici ma affidabili penne al pomodoro e olive taggiasche. Per i secondi, difficilmente si sbaglia con le lumache e la pastissada de caval, entrambe servite con un’ottima polenta. La carne di cavallo alla griglia o il vitello tonnato. Si sa dopo le lunghe camminate tra i padiglioni della fiera serve fare il pieno di energie perciò, anche quando si pensa di non avere più spazio, vale la pena chiudere con un dolce della tradizione, come il salame di cioccolato o un bel tiramisù.
Il conto

Il conto? Oggi il menù fisso è a 26 euro: una cifra che ha quasi dell’incredibile considerando le porzioni generose e la qualità dei piatti.
Se passate da Verona dovete assolutamente andarci. Io, per i giorni di Vinitaly 2026, ho già prenotato per il diciottesimo anno consecutivo.





