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L’intervista di Cotarella alla trasmissione Report

Intervista a Cotarella di Report Rai

Il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, ha rilasciato un’intervista alla trasmissione televisiva di Rai 3, Report, andata in onda nella serata di domenica 18 febbraio 2024. L'intervento anche del professor Vittorio Gerbi, dell'Università di Torino.

In questo video proponiamo un estratto di circa 25 minuti dell’intera intervista di Cotarella alla trasmissione Report.

Per chi volesse vedere l’intera trasmissione, questo è il link della Rai: https://www.raiplay.it/dirette/rai3/Report—Puntata-del-18022024-08d94318-11d4-4e37-8bd4-a2f3f619a8f8.html.

La tesi preconcetta di Report (come si evince anche dal sommario che accompagna il video su Raiplay), è che ampie porzioni di produzione puntano a sapori standardizzati ottenuti attraverso l’uso di tecnologie messe a disposizione dalla chimica alimentare, al contrario dei piccoli produttori che creano il loro vino dalla vigna alla bottiglia. Una tesi che andava di moda negli anni Ottanta e che la storia del vino italiano ha ampiamente modificato, dimostrando quanto non abbia senso fare di ogni erba un fascio.

L’intervento del professor Vincenzo Gerbi

Anche il professor Vincenzo Gerbi, Ordinario dell’Università di Torino, dopo aver risposto punto per punto alla puntata andata in onda a dicembre (leggi qui), prende posizione rispetto alla trasmissione di Rai Tre che, per la seconda volta, crea confusione invece che informazione. “Dobbiamo ringraziare Report perché le due puntate dedicate al vino offriranno materiale di studio per i corsi di Enologia e Viticoltura, distinguendo il vero dal falso dal punto di vista scientifico”. Dopo aver parlato dei prodotti concessi nella produzione del vino, nella puntata del 18 febbraio sono finiti sotto la lente i lieviti selezionati come fattore presunto di omologazione. Il lievito però è uno strumento di esaltazione delle caratteristiche, non un trucco per omologare, e la diversità nei vini sta soprattutto nei semi e nelle bucce e parte quindi dalla qualità dell’uva.

L’uso dei lieviti

“I lieviti usati in enologia non sono frutto di strani artifici e sono isolati sempre dalle uve o dal vino, come tutti gli altri. Il vantaggio è la capacità di ottimizzare il processo della fermentazione: i lieviti varietali sono selezionati perché dotati di enzimi che idrolizzano i glucosidi aromatici già presenti nell’uva, quindi ne esaltano i caratteri olfattivi. I lieviti selezionati generici, isolati sempre da uva o vino, sono invece capaci di ottimizzare la produzione di esteri di fermentazione”, continua il professor GerbiNessun rischio per la salute, quindi, anzi: un buon mosto di avviamento o un lievito selezionato consentono di non impiegare i solfiti, oggi oggetto di grande dibattito.

“Inoltre, non è detto, in assoluto, che le fermentazioni spontanee siano migliori, soprattutto per il risultato enologico. I risultati di Pasteur su questo tema, infatti, lo portarono allo studio della microbiologia e alle scoperte della medicina moderna. Se avesse potuto disporne, egli avrebbe probabilmente consigliato l’uso di mosti di avviamento selezionati, come del resto fanno da sempre i mastri birrai”. Conclude Gerbi. Se la trasmissione ha posto l’accento sulla necessità di naturalità nel mondo vino, infatti, viene omesso che nella birra, nel pane, nei formaggi, tutti prodotti in cui intervengono fermentazioni, il ricorso a microrganismi selezionati è costante perché, diversamente, potrebbero mettere a rischio la salute. Nel vino, acido e alcolico, quindi inospitale per i batteri patogeni, l’unico effetto collaterale di fermentazioni imperfette è l’alterazione di profumi e sapori. Ciò non significa osteggiare i vini naturali, ma selezionarli e premiarli solo se sono buoni.

L’auspicio di Onav, di cui Gerbi è presidente del Comitato Scientifico, è che il mondo dell’informazione, soprattutto rivolta al grande pubblico, impari ad affrontare le tematiche scientifiche con maggiore senso di responsabilità.

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