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Lorenzo Ruggeri direttore del Gambero Rosso

Lorenzo Ruggeri nominato direttore del Gambero Rosso

Dopo l’uscita di Marco Mensurati, Lorenzo Ruggeri viene nominato direttore del Gambero Rosso.

Giovane, preparato, intraprendente, romano, Lorenzo Ruggeri diventa il nuovo direttore del Gambero Rosso. Una formazione all’interno del gruppo editoriale romano, dove da ultimo ricopriva la carica di International Editor, gli ha permesso di crescere e diventare il nuovo uomo di punta della holding.

Laurea in Comunicazione nella società della globalizzazione, conseguita alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi Roma Tre nel 2008,  Master in comunicazione e giornalismo enogastronomico proprio all’interno del Gambero Rosso nel 2009 seguito dall’advanced certificate del Wine & Spirit Education Trust nel 2010. Questi i punti di partenza sui quali Ruggeri ha sviluppato la sua carriera di giornalista e manager fino al arrivare al timone della più importante rivista del settore enogastronomico italiana.

A Lorenzo i migliori complimenti della redazione di DoctorWine e del direttore Daniele Cernilli.

Così Lorenzo Ruggeri raccontava i suoi primi passi:

“Ho imparato ad apprezzare il vino in Norvegia. Ero in Erasmus e il vino scarseggiava. Si poteva acquistare, ma il Vinmonopolet accettava una valuta di cui non eravamo in possesso: lingotti d’oro. Fu l’inizio di un traffico illecito di cocci sull’asse Roma-Bergen, quando il contrabbandiere di turno estraeva una bottiglia era festa vera. D’altronde la nostra birra artigianale – nonostante gli sforzi e i consigli dei maestri birrai tedeschi – era l’autentico spauracchio di ogni cena. Il vino, invece, si stappava in religioso silenzio e si centellinava fino all’ultima goccia: sapeva di terre lontane e profumi mediterranei.

Tornato in Italia, mi sono iscritto a un corso per sommelier, poi ho salutato mamma. Costringevo la mia ragazza a peripezie per cantine (“è qui dietro l’angolo”, “è di passaggio”, “praticamente accorciamo”). Le bottiglie inizavano ad accatastarsi in cantina; l’ais mi cullava con le sue degustazioni gratuite; la moleskine rossa segnava una quantità ridicola di descrittori e punteggi.

E poi la Borgogna. Mi ha fulminato in un viaggio on the road; da grande volevo vivere di vino. Una sera d’Agosto, una di quelle sere in cui si sbicchiera più del solito, mi sono iscritto per gioco a una gara di riconoscimento vini alla cieca: tra l’incredulità dei miei amici, vinsi. Anche nella tesi di laurea, non esattamente in tema (nonluoghi), raccontavo vini e contaminazioni territoriali: tappo e lode.

Poi il master in Giornalismo enogastronomico del Gambero Rosso. Notato dagli osservatori del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, a fine master sono andato a farmi le ossa a Broni. Dov’è? Non l’ho ancora capito. Ricordo succulenti polente, nebbie del terzo tipo e amici squisiti. Beckenbauer Beghi m’insegnava il senso della posizione; Bonarda, Barbera e tanti Pinot nero tempravano lo spirito. La grande chance stavare per arrivare: inviato a New York per capitanare la nazionale lombarda all’Italian Wine Week.

Al ritorno ho rifiutato un buon contratto che mi avrebbe legato a Milano, ho preso la valigia e l’ho lanciata a Londra – Sospettate sempre di una nazione che non produce vino. Tra i banchi del Wine & Spirit Education Trust – a pochi pub dal London Bridge – ho strappato il livello advanced. Ho cullato il pensiero di vivere a Londra, poi l’ho modificato davanti a una cacio e pepe con gli amici.

Richiamato dal Gambero Rosso, ho ripreso la stessa valigia e la via di casa. Il tempo di mettere da parte qualcosa e sono partito per il giro del mondo. Cinque mesi con la stessa intensità di gioco del Barca. Da solo? Non proprio, il vino era con me: Napa, Sonoma, Mendoza, Maipu, Waiheke Island, Central Otago, Marlborough, Yarra Valley. Ho approcciato vini messicani, thailandesi; per arrotondare ho scritto alcuni reportage, in altri casi ho improvvisato lezioni di degustazione. Sono tornato a casa il 12 Giugno. La mattina dopo, in stato semiossidativo, ho ripreso servizio alla Città del Gusto di Roma con un’orizzontale sui vini neozelandesi.

Next? A breve aprirò il mio wine bar. L’ho già recensito, devo solo trovarlo.”

Poi la vita gli ha indicato un’altra strada…

1 commento

Mariagrazia Frattallone 5 Giugno 2024 at 18:59

Mi è piaciuto molto, intrigante e completo, sembra quasi la storia di un film da Oscar!!!!

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