Il Golden Vines® Report 2025 fotografa un mercato del vino che beve meno ma sceglie meglio: qualità, identità e sostenibilità diventano centrali, mentre la speculazione arretra. In questo scenario l’Italia si conferma protagonista silenziosa, con il Piemonte in primo piano.
Il messaggio che emerge con maggiore chiarezza dal Golden Vines® Report 2025 è netto e ormai irreversibile: si beve meno vino, ma lo si sceglie meglio. Non è uno slogan, ma una trasformazione strutturale che attraversa mercati, generazioni e modelli di consumo. Il vino entra definitivamente in una fase post-volumetrica, dove a contare non sono più i numeri, ma il valore culturale, territoriale ed etico della bottiglia.
Il report – costruito sulle risposte ponderate di oltre 830 grandi professionisti del settore a livello mondiale – fotografa un comparto che, pur tra incertezze geopolitiche e correzioni di prezzo, mostra una sorprendente lucidità. Il vino che resiste (e cresce) è quello capace di raccontare origine, autenticità e coerenza, intercettando una domanda sempre più consapevole.
Il ritorno al valore (e la fine della speculazione cieca)
Premiumisation, sostenibilità e trasparenza sono i tre pilastri del nuovo corso. Il consumatore – e ancor più il collezionista – accetta di comprare meno, ma pretende di capire perché quel vino esiste, da dove viene e come è stato prodotto. In questo contesto, la correzione dei prezzi che ha colpito soprattutto Bordeaux e Borgogna non appare come una crisi, ma come una normalizzazione necessaria dopo anni di eccessi speculativi.
Parallelamente, crescono l’attenzione per regioni alternative, per vigneti storici, per produttori coerenti nel tempo. Non a caso, il Piemonte guida la classifica delle regioni con maggior potenziale di crescita nel 2026, davanti a Champagne e Borgogna.
Italia protagonista silenziosa (ma solidissima)
È significativo che, nelle classifiche dei Top 10 produttori mondiali, compaiano due nomi italiani che incarnano perfettamente questo cambio di paradigma: Gaja e Giacomo Conterno.
Entrambi non hanno mai inseguito mode né scorciatoie. Al contrario, hanno costruito la propria reputazione su longevità, rigore stilistico e fedeltà al territorio, diventando oggi riferimenti globali proprio perché perfettamente allineati alle nuove aspettative del mercato.
Sostenibilità: da valore aggiunto a prerequisito
Un altro elemento chiave riguarda la sostenibilità, che il report descrive ormai come standard minimo, non più come elemento distintivo. Packaging, gestione del vigneto, biodiversità e chiarezza comunicativa sono diventati fattori decisivi soprattutto per le nuove generazioni di appassionati e professionisti.
In questo scenario, l’Italia – forte di un patrimonio di vigneti storici e di pratiche agricole spesso virtuose per tradizione – parte avvantaggiata, a patto di saper raccontare meglio ciò che già fa.
Uno sguardo agli spirits (solo per capire il contesto)
Anche nel mondo dei distillati rari si osserva una dinamica simile: meno consumo, più valore, forte interesse per bottiglie iconiche e collezionabili. Ma, a differenza del vino, il settore spirits mantiene una componente più marcatamente “luxury-investment”. Un confronto che rafforza, per contrasto, la specificità culturale del fine wine.
In sintesi
Il Golden Vines® Report 2025 restituisce l’immagine di un vino che non ha perso centralità, ma ha cambiato linguaggio. Vince chi sa essere autentico, sostenibile, riconoscibile. In questo nuovo equilibrio, l’Italia non urla, ma parla forte: e lo fa attraverso produttori come Gaja e Conterno, che dimostrano come la vera modernità, nel vino, passi spesso dalla fedeltà a sé stessi.




