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Perché bevo vino?

Iolanda Maggio vino

Con i tempi che corrono, con l’offensiva contro il vino, come se chiunque si conceda un bicchiere sia un ubriacone, come se ogni bicchiere fosse un attacco mortale alla salute, leggere queste parole di Iolanda Maggio è un soffio di speranza.

Sono pugliese, da noi negli anni Ottanta il vino era per tante famiglie ancora un alimento. C’era ancora la mezzadria e non parlo dell’800 ma dei primi anni ottanta. Famiglia modesta ma onesta. Il vino era con le minestre e il pane – quello che profumava di legna e durava tantissimo – sempre a tavola. Circa 150 kcal a calice. Forse un po’ di più. 

Dalle nostre parti quasi tutti avevano un orto, due file di pomodori, gli alberi di fichi, qualche mandorlo, magari un gelso, ricordo un pergolato di uva pizzutella da tavola dolcissima che faceva ombra nel cortile, dove giocavo tra i conigli e le galline. Gli alberi pitturati a calce bianca. La terra scura, quasi rossa. E i filari di vigna. Mista. Non era mai tutta di un tipo. 

I muretti di pietre a secco a delimitare i confini con le pale di fichi d’india a fare da cornice.

Terra, campagna, curata. La “sfida” era fare il vino più buono di quello del vicino. 

Da piccola tornando a casa all’inizio della scuola si sentiva per le strade del paese il profumo del mosto che saliva dalle cantine. Inconfondibile. Un po’ quasi di “umido” pensavo io bambina. Le mani del nonno ruvide e tinte di rosso. Ma era una festa. Le vasche di cemento. Le damigiane. Semplici, rusticissime ma chissà come veniva buono ed erano tutti contenti. A volte era un po’ forte e si diluiva con l’acqua così era anche di più. 

Il vino era aggregazione, famiglia, tavola e pausa dal duro lavoro. 

Penso di non essere l’unica ad avere questi ricordi seppur vaghi. Sono della generazione che i figli e i nipoti invece dovevano studiare (che vuoi finire a raccogliere pomodori? La peggiore minaccia). Quindi l’università, la città lontana dalla campagna e dalla famiglia. 

Ma il ricordo della gioia, dei profumi e dal sapore stampanti nella mente come imprinting. 

La ricerca di quello e la scoperta di molto altro. Finalmente poi i vini, quelli fatti bene per davvero. E il mondo che ti spalanca le porte come il topolino Remi davanti alla Parigi gourmet. 

Per questo bevo vino

Perché sono italiana, perché sa di casa e perché è buono. 

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2 commenti

FredEnologo 20 Agosto 2025 at 14:54

Bellissimo articolo. Mi permetto di aggiungere un altro motivo: Perché Lei è una persona intelligente e competente.
Complimenti

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Rodolfo 25 Agosto 2025 at 10:11

Brava Iolanda. Ottimo articolo. Bevo vino perché, perché è impossibile non berlo.
La vita è fatta di svariate sfaccettature e questo è un piacere che è meglio non mancare.
Viva il vino. Magari in moderata quantità ma da non lesinare nella qualità.

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