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Franciacorta e Oltrepò

Franciacorta e Oltrepo

La proposta del professor Michele Antonio Fino di una denominazione “Grande Franciacorta” che includa il metodo classico prodotto in Lombardia sta facendo discutere. In attesa dell’approfondimento di Stefania Vinciguerra, alcune considerazioni.

Confesso che ci ho capito poco e aspetto il servizio di approfondimento che Stefania Vinciguerra sta preparando e che uscirà tra qualche giorno su DoctorWine. Per il momento dire che c’è un po’ di confusione è poco. 

Il problema, se si può definire così, sta in un’analisi di mercato fatta dal professor Michele Antonio Fino che ha nei fatti proposto una tesi che sta suscitando molte discussioni. Niente di male. Le opinioni, anche autorevoli come in questo caso, devono far discutere. 

La questione è più o meno questa: la Franciacorta non esporta abbastanza anche perché la produzione non è sufficiente per affrontare i mercati esteri. Allora, visto che l’Oltrepò Pavese non è decollato come avrebbe potuto nel settore della spumantistica, uniamo le zone sotto il nome di Franciacorta. Grande Franciacorta, per l’esattezza, sulla falsariga di ciò che fu fatto con il Prosecco anni fa e che ha funzionato, almeno sotto il profilo commerciale. 

A me sembra che le cose non stiano esattamente così ma, ripeto, aspetto gli approfondimenti. Se si facesse una cosa del genere credo che l’Oltrepò sarebbe nei fatti colonizzato e che la Franciacorta non avrebbe comunque quell’incremento produttivo che ci si augurava. 

Ricordo che lo Champagne, anche se in fase critica oggi, è “tirato” in oltre 300 milioni di bottiglie. I Franciacorta raggiungono, sì e no, un quindicesimo di quella cifra. Anche aggiungendo l’eventuale contributo dell’Oltrepò non ci si avvicinerebbe minimamente a numeri paragonabili a quelli degli Champagne. Altra storia è stata quella del Prosecco, che oggi, fra Doc e Docg, supera i 600 milioni di bottiglie. 

Stefania Vinciguerra sta realizzando interviste ad alcuni dei protagonisti di questa storia, produttori innanzi tutto, e spero che questo possa chiarire la situazione. Per ora, ripeto, le cose non mi sembrano chiare.

1 commento

Stefano Milioni 9 Marzo 2026 at 21:53

Qualche anno fa, a New York, nell’ambito di una maestosa promozione dei vini spagnoli, nella sezione dedicata al Cava troneggiava un enorme cartello con su scritto: “THE SPANISH PROSECCO”.
A quel tempo, il Cava veleggiava (come oggi) tra i 220 e i 250 milioni di bottiglie all’anno, più o meno come il Prosecco di quel tempo.
In tempi più recenti, sempre a New York, mi è capitato di sentire un cameriere offrire ai clienti un Franciacorta magnificandolo come “ottimo Prosecco”.
Annusando l’aria che tira, pensare che “produrre di più” possa essere una soluzione, per giunta “ammazzando” o “cannibalizzando” una denominazione che se non è ancora riuscita a decollare lo deve solo a chi ne è protagonista e a chi la guida, mi sembra piuttosto azzardato, anche senza aspettare l’approfondimento in corso ad opera di Stefania Vinciguerra. Alla quale consiglierei anche di mettere a confronto i dati di Oltrepò e Franciacorta con quelli di Alta Langa che – parlo da guardone di scaffali – non mi sembrano esaltanti.
Infine un consiglio da vecchio copywriter burlone: “Grande Franciacorta” mi sembra banale e scontato. Prendete il coraggio a due mani e chiamate questa nuova denominazione “FRANCIALUNGA”!
Se non altro, definirebbe compiutamente e geograficamente l’operazione.

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