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Barolo en Primeur 2023

Degustazione tecnica presso Enosis Meraviglia per presentare la terza edizione del progetto benefico, con l’asta curata da Christie’s in programma il 27 ottobre.

Nato dalla collaborazione tra Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione CRC Donare ETS e il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Barolo en Primeur ha visto raccogliere 660.000 euro nel 2021 e 834.800 euro nel 2022. L’asta di beneficienza curata Christie’s, finalizzata allo sviluppo di progetti sociali e culturali, ci dà appuntamento al 27 ottobre 2023 al Castello di Grinzane Cavour. Al centro di questa iniziativa ci sono il Barolo e una delle figure chiave della sua storia: Camillo Benso Conte di Cavour e la sua Vigna Gustava, che circonda il castello. Da essa sono dodici le barrique prodotte e messe all’asta anche in questa terza edizione; vini prodotti dal team di Enosis Meraviglia guidato da Donato Lanati.

Barolo 2022 battuti all’asta un anno dopo la vendemmia, en primeur, bisognerà infatti attendere il periodo minimo previsto di affinamento previsto dal disciplinare di produzione prima dell’immissione nel mercato – 38 mesi di invecchiamento minimi a decorrere dal 1º novembre dell’anno di produzione delle uve, di cui 18 in botti di legno. Su ogni barrique anche un NFC (Non Fungible Token), certificato di autenticità digitale garantito tramite blockchain, creato da Antonio Galloni, critico scelto dal Consorzio per punteggiare e descrivere i vini ai potenziali acquirenti.

La Vigna Gustava, gli assaggi en primeur

La degustazione preparatoria all’evento d’autunno assume una triplice valenza: esplicita il progetto alla stampa, enfatizza gli elementi che caratterizzano i vini e mette in luce la vendemmia e le risposte delle piante. La Vigna Gustava, presentata dal geologo Francesco Lizio Bruno, vanta una pendenza media del 35-40 % circa, il suolo è composto da strati marnosi con poca sabbia e una percentuale importante di sedimenti fini, limo e argilla. Risalente al Tortoniano (periodo geologico tra i 11.6 e 7.2 milioni di anni fa) si caratterizza proprio per la presenza di marne argilloso-siltose grigie, azzurre, grigio biancastra in superficie.

L’ accurata analisi del terreno ha portato a suddividere la superficie vitata di 4 ettari prendendo in esame diversi aspetti: l’esposizione, l’altitudine e l’età delle piante. Piccole aree in cui prevale “l’anima calcarea”, oltre a magnesio, potassio, limo, calcio e argilla, si guarda la profondità del substrato marnoso, che va dai 70-80 cm fino ai 100-110 cm. Uno degli elementi più rilevanti quando si parla di Nebbiolo per via delle sue radici, che possono raggiungere fino ai 7 metri di lunghezza.

Lo studio di Bruno mette in luce i concetti di “vocazione viticola” e di “zonazione” intesi come “suddivisione di un’area o di un territorio in base alle caratteristiche eco-pedologiche e geografiche con verifica della risposta adattiva dei diversi vigneti”.

Il risultato? Dodici diverse parcelle e relative dodici barrique: 3 nella parte più alta, 6 nella parte centrale e le rimanenti 3 nella parte inferiore di Vigna Gustava. Che all’assaggio raccontano esattamente la loro situation. Carisma e profondità per le botti prodotte da vecchie viti, più austerità e durezze per le parcelle più alte e infine più armonia e vivacità, per una prontezza di beva più evidente, nei vini provenienti dalle uve raccolte nei filari più bassi del vigneto. Dagli assaggi, 4 campioni del 2020, 2021 e 2022 rispettivamente, è proprio quest’ultima a preannunciarsi quella con più capacità all’invecchiamento. Un risultato che fa riflettere, soprattutto se guardiamo all’andamento dell’annata 2022 e al clima del cambia.

Le Langhe, il Nebbiolo, dimostrano una capacità di adattamento incredibili. Il mercato premia il monovarietale, la purezza, vinificazioni al 100% da singola cultivar, soprattutto se legate ad uno specifico luogo d’origine; l’uva come lente del suolo, con l’uomo ad accompagnarne lo sviluppo. Lanati ribatte più volte su questi punti: sulla riconoscibilità e il rigore con cui si producono vini autentici, indimenticabili nel tempo. Con il Barolo ad essere uno dei più grandi vini al mondo.

Annata 2022: in un clima che cambia come affrontare la vendemmia e le vinificazioni 

Non fa troppi giri di parole l’enologa e biologa Dora Marchi, storica collaboratrice di Lanati. Se osserviamo le date di vendemmia degli ultimi anni in Piemonte, per il Nebbiolo, notiamo con facilità che le raccolte sono state mediamente sempre più anticipate. Metà ottobre sia nel 2019 sia nel 2020 mentre si parla del 20 settembre per il 2022. Annata, come detto, tra le più precoci, siccitose ma al contempo sorprendenti. Nonostante l’assenza prolungata di precipitazioni e dunque una riserva idrica nel terreno, la primavera in assenza di nuvole ha visto uno sviluppo vegetativo regolare. L’estate, caldissima e con sporadici episodi di pioggia, ha visto un Nebbiolo capace di adattarsi e restituire bacche più contenute e concentrate in favore delle bucce più che della polpa; agevolate dunque le estrazioni. Gradazioni alcoliche importanti così come il potenziale evolutivo. Queste le premesse prima di passare ai punti su cui il team di Enosis sta lavorando.

Macerazioni, lunghe o brevi? La risposta è “dipende”, ma non si superano mai i venti giorni per le parcelle di Vigna Gustava. Tempi e modalità della maturazione in legno? Si opta per barrique di diverso passaggio. Altre sfide sono poi rivolte alla gestione dell’ossigeno, alle reazioni a carico dei tannini durante la maturazione, lo studio delle cinetiche di maturazione dell’uva, l’ottimizzazione delle componenti tecnologiche, polifenoliche ed aromatiche.

Gli effetti del cambiamento climatico si vedono, in primis, nell’incremento dei periodi di alte temperature elevate affiancate da scarse precipitazioni (prima dell’invaiatura e durante la maturazione dell’uva), dall’aumento dell’evapotraspirazione, nella diminuzione della sostanza organica del terreno (anche per eventi estremi), nell’incremento della temperatura del mare, del contenuto di CO2 e di altri gas serra e della luminosità e raggi ultravioletti. Da qui, gli effetti sulla maturazione dell’uva sono molteplici: dall’anticipo della fioritura e accorciamento delle fasi enologiche dell’uva; aumento dei pH e del contenuto in zucchero nell’uva nonché il disaccoppiamento della maturità tecnologica, fenolica ed aromatica.

In conclusione, abbiamo vini dal pH e grado alcolico elevati – elementi che influiscono anche sui colori dei vini (intensità coloranti inferiori, tonalità più aranciate e meno luminose), acido malico basso e dunque anche quello lattico, un contenuto antocianico inferiore a differenza di quello dei flavonoidi (generalmente superiore), una percezione di tannini secchi, astringenti, accompagnati da note amare. Barolo, insomma, più “pronti” per andare in bottiglia a discapito della longevità.

Cosa si può fare per rallentare la maturazione dell’uva? 

Si può agire a livello agronomico, ci sono soluzioni d’urgenza e quelle da valutare nel tempo. Sfogliature, concimazioni oculate, studio di tecniche che rallentino l’accumulo di zuccherino che non penalizzino le altre componenti, valutare l’uso di reti. La messa a punto di analisi rapide per misurare la maturità delle uve – meglio se effettuate sul campo – favorire il tempismo della raccolta, impiegare selettori ottici per la scelta delle uve.

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