Una piccola presentazione fuori dagli schemi svela un progetto interessante: un metodo classico da Bellone in purezza, lungo affinamento sui lieviti e un’identità tutta da verificare. Siamo nei dintorni di Latina, dove una realtà poco conosciuta come Cantina Santa Maria prova a dire la sua nel mondo delle bollicine.
Un invito che incuriosisce
Fra i tanti inviti che arrivano in redazione e che mi hanno girato, quello di Cantina Santa Maria ha attirato l’attenzione per due motivi precisi: un’azienda completamente sconosciuta e, soprattutto, una bollicina metodo classico da uve Bellone in purezza, con un affinamento dichiarato di ben 70 mesi sui lieviti.
Abbastanza per ritagliarsi qualche ora e andare a vedere di persona.
Una presentazione fuori dagli schemi
L’incontro si è svolto da Ruvido, enoteca con cucina di moderna concezione, attorno a un unico tavolo condiviso da una decina di persone, inclusi i titolari. Come sola faccia conosciuta, quella di un collaboratore di una nota agenzia di stampa. Un formato informale, quasi domestico, ma non per questo meno interessante.
In degustazione il NOVECENTO60 – Metodo Classico Extra Brut (in realtà dosaggio zero), proposto in tre annate: 2018, 2019 e 2020. Solo la 2018 è attualmente in commercio; le altre servivano a capire l’evoluzione del progetto.
Il progetto: Bellone e lunga sosta sui lieviti

Parlando con uno dei quattro soci dell’azienda, Emanuele Fantinato, è emerso che la 2018 ha sostato fino a 70 mesi sui lieviti, mentre le annate successive dovrebbero fermarsi a 60. Ma mai dire mai, in enologia come spesso accade, le decisioni finali si prendono strada facendo.
Come dicevamo, il vino nasce da Bellone in purezza, coltivato insieme ad altre varietà aziendali (Syrah, Merlot, Malvasia Puntinata e Trebbiano) su circa 50 ettari complessivi, di cui una parte significativa – 35 ettari – conferita da viticoltori locali. Siamo a 10 chilometri dal centro di Latina, dove questo metodo classico rappresenta probabilmente un unicum produttivo. (Altra cosa è il “capostipite” della tipologia, il Kius Brut di Carpineti, che è prodotto sempre da Bellone nella stessa provincia, ma nell’entroterra, a Cori).
La produzione totale aziendale si aggira intorno alle 170.000 bottiglie, con circa 7.000 dedicate a questa etichetta.
Nel bicchiere
Il vino si presenta con un perlage fine e un colore giallo fieno piuttosto intenso. Al naso ha spiccate note agrumate, di erba fresca e fiori bianchi, accompagnate da richiami di crosta di pane. La bocca, dal piglio deciso, è dritta, con una certa tensione e una struttura discreta, sostenuta da una buona persistenza. Un profilo che punta più sulla verticalità che sulla rotondità.
In enoteca lo troverete a circa 25 euro.
Da rivedere con calma
Con l’avvicinarsi delle degustazioni per la prossima edizione della Guida Essenziale ai Vini d’Italia, sarà interessante tornare su questo vino – e magari sull’intera gamma aziendale – per una valutazione più approfondita.
Per ora, resta una curiosità concreta: un metodo classico fuori zona e fuori schema, che merita un secondo assaggio.






