Ufficialmente inserito nel disciplinare a marzo, il nuovo Asti Rosé unisce Moscato e Brachetto e punta a conquistare nuovi consumatori e occasioni di consumo. Prime stime tra 5 e 10 milioni di bottiglie.
Per chi ama questo tipo di vini, gli spumanti dolci, Asti e Brachetto sono un must. Io sono tra costoro e ho sempre avuto un debole per entrambe le tipologie (anche se, lo confesso, spesso sono stata “tradita” da prodotti troppo dolci, di scarsa qualità e che niente avevano a che fare con le delizie che possono derivare da queste uve aromatiche).
Sapere che nasce un nuovo spumante che è un blend dei due mi affascina: non è nato per gioco, frutto dello scherzo di chi ama miscelare qualunque cosa si trovi a portata di mano. È figlio di un serio progetto del Consorzio Asti Docg, che ha deciso di entrare nel mondo dei Rosé.
Il debutto a Vinitaly
Il Consorzio ha scelto Vinitaly per il primo brindisi ufficiale dell’Asti Rosé, segnando l’ingresso della nuova tipologia nel panorama delle bollicine aromatiche piemontesi. Un lancio simbolico ma strategico, volto a rinnovare l’immagine della denominazione.
La nuova tipologia è stata approvata dopo un iter avviato a fine 2023 e consente una gamma stilistica molto ampia (forse troppo), dal dolce all’extra brut, “lasciando alle aziende ampia libertà stilistica anche in funzione dei mercati di destinazione”. Il blend prevede Moscato tra il 70% e il 90% e Brachetto tra il 10% e il 30%, configurando un prodotto inedito nel contesto italiano.
Le prime bottiglie potranno essere immesse sul mercato entro poche settimane. Attualmente una decina di aziende è in fase di sperimentazione, con una produzione iniziale stimata tra 5 e 10 milioni di bottiglie.
Mercati e prospettive
Europa, Nord America e, in ottimistica prospettiva, Russia rappresentano i principali mercati di riferimento, oltre all’Italia. I primi segnali da importatori e distributori indicano un interesse già concreto.
Secondo il presidente del Consorzio Stefano Ricagno, l’Asti Rosé rappresenta un passaggio chiave per rendere la denominazione più versatile e contemporanea, superando il consumo legato alle sole occasioni celebrative. Il dubbio che il successo del Prosecco Rosé c’entri qualcosa viene, ma in fondo che c’è di male?
Le prime analisi individuano come pubblico principale una fascia femminile tra i 35 e i 50 anni, con buona conoscenza del vino e propensione alla sperimentazione. Un target coerente con il posizionamento del prodotto.
Come dicevo, l’idea è affascinante. Il prodotto degustato – bottiglia consortile alla presentazione – sembra corrispondere alle caratteristiche ipotizzate, unendo l’aromaticità di entrambe le varietà. Sarà interessante vedere le diverse interpretazioni aziendali.
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