Rileggendo un articolo del ’79 di Veronelli sulla rivista Vini&Liquori, da lui diretta, ho trovato questo delizioso racconto sulla nascita del Sassicaia, fatto proprio dal Marchese Mario Incisa della Rocchetta.
In un vecchio numero di Vini&Liquori dell’aprile 1979, Luigi Veronelli che ne era direttore pubblicò un commento alla vittoria del Sassicaia 1972 in un concorso internazionale e una lettera di Mario Incisa della Rocchetta, padre di Nicolò e nonno di Priscilla, che raccontava come era nato quel vino. È una testimonianza talmente importante, secondo me, che mi è venuta voglia di riprenderla e di riproporvela oggi dopo quarantatré anni dall’uscita. Lo stile “veronelliano” è irresistibile e affascinante.
Il Sassicaia 1972 e il riconoscimento internazionale
Mario Incisa della Rocchetta e l’origine dell’“esperimento”
Bolgheri negli anni Quaranta e le difficoltà iniziali
Tra il 1920 ed il 1930 prova in Piemonte, alla Rocchetta, il pinot nero; studia meglio i vini francesi e si convince: il pinot poteva convenire al Settentrione, all’Italia Centrale meglio si adattava il cabernet (e commenta: d’altra parte, per il bouquet che ricercavo, il cabernet era certo più indicato del pinot). “Trasferitomi stabilmente a Bolgheri nel 1942, avevo cercato una zona adatta al mio esperimento. A quel tempo qui si vinificava secondo il metodo tradizionale toscano, col “governo”. Ricordo che mio padre, piemontese, diceva che in qualunque altra parte del mondo un vino “governato” sarebbe andato a finir male; come del resto in qualunque altro paese del mondo, salvo a Jerez, un vino messo in botti scolme, in una cocente “solera”, diventerebbe nella migliore delle ipotesi aceto, ma non certo sherry.



