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Wine no more? Pensiamoci

Wine no more. Attacco al vino. Divieto

Gli attacchi che il vino sta subendo, non ultimo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, preoccupano chiunque conosca questo bellissimo mondo da vicino. Attenti alla corrente "Wine no more".

Il mondo del vino ha talmente tante cose di cui occuparsi che, forse, ne sta perdendo di vista una, sulla quale però si gioca gran parte del suo futuro. Ci riferiamo agli attacchi, neanche troppo sotterranei, che da più parti cercano di demonizzare il vino, come bevanda alla base di tutti i mali.

Non più vino?

L’alcol fa male, l’alcol è cancerogeno, il vino dev’essere eliminato dalle nostre tavole (e dalle nostre vite). È la campagna del Wine no more, non più vino, che vede uno dei suoi paladini nell’OMS, ma anche in alcune lobby a livello della Comunità Europea.

Casualmente, accanto a questi attacchi non certo velati, si fa largo l’idea del vino dealcolato, che sarebbe, in quest’ottica, la panacea di tutti i mali. Gli leviamo l’alcol, lo chiamiamo comunque vino e tutti felici. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Ha senso spazzare via un prodotto che ha millenni di vita e che è intrinsecamente legato alla nostra cultura? sia quella classica (si pensi all’Odissea e a Ulisse che riesce ad avere la meglio sul ciclope Polifemo approfittando della sua ignoranza e facendolo ubriacare) sia quella artistica (quanti sono i quadri, nei secoli, che riportano calici di vino?) sia quella letteraria o musicale. 

Per chi crede che quando è in gioco la salute sia giusto entrare a gamba tesa, riteniamo che qui si tratta anche di una questione economica. Sono in gioco i contributi europei assegnati per la promozione e l’esportazione del vino. Ma se il vino fa male non si può certo pagarne la promozione. Però se il vino è dealcolato allora la cosa potrebbe cambiare. E a beneficiare di questi eventuali contributi futuri chi sarebbe? Non i viticoltori italiani, per i quali la produzione di vini no alcol non è consentita.

Scienza e pseudo-scienza

Gli argomenti in ballo sono tanti, così come i motivi di apprensione. C’è chi è molto preoccupato per questi attacchi congiunti. Ne abbiamo parlato con Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, italiana e internazionale, e la sua posizione è cristallina: “Assistiamo quasi quotidianamente ad attacchi di pseudo-scienziati che dichiarano che il vino è cancerogeno (l’ultima uscita riguarda in tumore al seno), che fa venire l’infarto e chissà cos’altro domani. Ma dove sono gli studi che dimostrano la scientificità di queste affermazioni? Sono dichiarazioni indimostrabili che mancano di basi scientifiche, mentre al contrario abbiamo studi che dimostrano che uno o due bicchieri di vino al giorno fanno bene. Finché studi accurati, condivisi, suffragati da numeri e percentuali, non ci diranno chiaramente da quale parte stia la verità, rimaniamo convinti che la soluzione sia un consumo intelligente e moderato”.

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