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Enoturismo: Toscana e Sicilia nei desideri degli stranieri

Enoturismo in Toscana

La Toscana conferma il suo richiamo sui mercati internazionali, ma tra gli americani la Sicilia raccoglie un interesse persino superiore. Due indagini dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico raccontano una domanda che unisce vino, paesaggio e cultura. Per le cantine, la sfida è trasformare questa attrattività in visite e valore per i territori.

La Toscana resta un riferimento dell’enoturismo italiano, ma la Sicilia le si affianca con forza nell’immaginario dei viaggiatori statunitensi. È uno degli elementi più interessanti che emergono da due recenti indagini dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, presieduta da Roberta Garibaldi, dedicate al mercato americano e a quelli di Germania, Austria e Svizzera (Paesi DACH).

A tenere insieme le preferenze è il rapporto tra vino e territorio: la possibilità di combinare una visita in cantina con cucina locale, paesaggi e patrimonio culturale orienta la scelta della destinazione. In questa prospettiva, Toscana e Sicilia possono contare su identità riconoscibili, capaci di parlare anche a chi non parte con un interesse specialistico per il vino.

Stati Uniti: Sicilia e Toscana quasi alla pari

Nel rapporto Il mercato USA e l’enoturismo, realizzato per Vinitaly Tourism, la Sicilia è presa in considerazione dall’82% dei potenziali enoturisti americani, la Toscana dall’81% e il Piemonte dal 56%. Un solo punto separa dunque le prime due regioni: un sostanziale affiancamento, più che una distanza su cui costruire contrapposizioni.

Tra i territori, il Chianti raccoglie il 59% delle indicazioni, l’Etna il 58%, Montalcino il 56% e Montepulciano il 55%. Il vulcano siciliano si colloca quindi accanto ad alcune delle destinazioni storicamente più riconoscibili del vino italiano.

La ricerca, condotta con questionario online su 750 turisti statunitensi che avevano effettuato un viaggio con pernottamento negli ultimi due anni, misura percezioni e intenzioni dichiarate. Queste percentuali esprimono interesse, non quote di arrivi o prenotazioni.

La Toscana nel mercato di lingua tedesca

L’indagine sui mercati di Germania, Austria e Svizzera, elaborata con FINE #WineTourism Marketplace Italy e Tenute Nadia Zenato, conferma il richiamo delle destinazioni toscane. Il Chianti raggiunge il 38% delle preferenze, Montepulciano il 33%, Montalcino il 20%, Bolgheri il 18% e la Valdichiana il 14%.

Il paesaggio pesa nella scelta della destinazione enogastronomica per oltre l’80% degli intervistati. Tra le esperienze desiderate figurano la cena in cantina con cucina regionale e vini aziendali, indicata dal 57%, e la visita a una cantina in una dimora storica, al 55%.

È una domanda coerente con il patrimonio toscano, nel quale vigneti, borghi e città d’arte possono diventare tappe dello stesso itinerario. La qualità dell’accoglienza si gioca anche nella capacità di collegarli, rendendo agevole il passaggio da un’esperienza all’altra.

Sicilia, un interesse che trova riscontro nelle cantine

Enoturismo in SiciliaPer la Sicilia, al dato sulle intenzioni degli americani si aggiunge una fotografia dell’attività delle aziende. Il rapporto sull’enoturismo realizzato da CESEO–Università Lumsa per Assovini Sicilia, rileva che il 61,4% delle cantine coinvolte ha registrato un aumento dei visitatori nel 2025. Il 74,7% segnala inoltre una clientela prevalentemente straniera, proveniente soprattutto da Europa e Stati Uniti.

La distinzione è importante: quest’ultima percentuale riguarda le aziende che dichiarano una prevalenza di ospiti internazionali, non la quota di stranieri sul totale dei visitatori dell’isola.

L’offerta si sta articolando: sale degustazione, percorsi di visita e personale dedicato sono ampiamente diffusi e quasi sei aziende su dieci dichiarano di avere progettato nuove esperienze per il 2026. Sono segnali di un’accoglienza che assume un ruolo sempre più definito nell’attività delle cantine.

Dall’attrattività alla qualità del viaggio

Il rapporto siciliano evidenzia anche i punti su cui intervenire: accessibilità dalle strutture aeroportuali, chiarezza delle proposte, rapporti con gli intermediari e continuità della relazione con il visitatore. Per il 58,3% delle aziende del campione, l’enoturismo genera ancora meno del 10% del fatturato complessivo, escludendo la vendita diretta del vino.

La lettura che se ne può ricavare riguarda entrambe le regioni. Un territorio desiderato deve essere anche facile da visitare: orari affidabili, informazioni comprensibili, collegamenti e prenotazioni semplici incidono sulla riuscita del soggiorno quanto la degustazione.

Per Toscana e Sicilia, trasformare il richiamo del vino in un beneficio duraturo significa coinvolgere ristorazione, ospitalità e comunità locali, dando spazio anche ai territori meno frequentati. La reputazione porta il viaggiatore a scegliere una meta; la qualità dell’esperienza può convincerlo a tornare.

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