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Viaggio nel Metauro con IMT

L’Istituto Marchigiano Tutela Vini lancia il claim Let’s Marche e propone un focus strategico sulle eccellenze delle 16 denominazioni d'origine delle Marche afferenti all’IMT per rafforzare il mercato nazionale.

Il grand tasting delle Marche a firma IMT ha presentato in 3 giorni 105 cantine e 300 vini delle 16 denominazioni protagoniste: Bianchello del Metauro, Colli Maceratesi, Colli Pesaresi, Esino, I Terreni di San Severino, Lacrima di Morro d’Alba, Pergola, Rosso Conero (Doc e Docg), San Ginesio, Serrapetrona e Vernaccia di Serrapetrona, Verdicchio dei Castelli di Jesi (Doc e Docg), Verdicchio di Matelica (Doc e Docg).

L’evento “I Magnifici 16” si è posto come obiettivo quello di rafforzare la promozione del territorio in Italia, attraverso le produzioni enogastronomiche, richiamando l’attenzione della stampa nazionale e presentando le strategie che le Marche sta applicando per sviluppare il proprio Brand grazie anche al nuovo claim “Let’s Marche”.

Riassumendo la conferenza di chiusura lavori, è stata fatta luce sull’importanza del vino per il settore turistico e di quest’ultimo per stimolare il mercato interno e per fare ciò è necessario fare squadra.

Il Bianchello di mare e il Bianchello di collina

Il tour ci ha portato ad esplorare la valle del Metauro, protagonista il Bianchello (anche chiamato Biancame, Greco Bianco, Biancuccio), storico vitigno bianco marchigiano che caratterizza i vini che ne derivano per la beva leggera e l’ottimo rapporto qualità prezzo. A dare un notevole contributo ai vini è l’esposizione e la vicinanza al mare, distinguendo due interessanti sfaccettature.

Lungo la costa troviamo terreni di medio impasto composti di arenarie, argille e calcare. Le cantine sono posizionate maggiormente nella sponda sinistra del Metauro. I vini che ne derivano presentano profumi di erbe aromatiche, maggiorana, salvia, limetta e lime, pera Angelica (piccola e molto dolce). Grazie anche alla vicinanza con il mare e l’incidenza dello iodio il sorso è sapido, fresco con finale leggermente ammandorlato.

In collina il terreno è composto da argilla, arenaria e ciottoli, a tratti arenaria rossa e tufo. Le cantine dell’entroterra si concentrano maggiormente nella sponda destra, a sud del Metauro. I profumi ricordano la pesca gialla, pompelmo, cedro, bergamotto, fiori di zagara, il tarassaco e la ginestra. Il palato è più intenso e sapido rispetto alle produzioni costiere.

Il Bianchello di mare e il Bianchello di collina

Il tour ci ha portato ad esplorare la valle del Metauro, protagonista il Bianchello (anche chiamato Biancame, Greco Bianco, Biancuccio), storico vitigno bianco marchigiano che caratterizza i vini che ne derivano per la beva leggera e l’ottimo rapporto qualità prezzo. A dare un notevole contributo ai vini è l’esposizione e la vicinanza al mare, distinguendo due interessanti sfaccettature.

Lungo la costa troviamo terreni di medio impasto composti di arenarie, argille e calcare. Le cantine sono posizionate maggiormente nella sponda sinistra del Metauro. I vini che ne derivano presentano profumi di erbe aromatiche, maggiorana, salvia, limetta e lime, pera Angelica (piccola e molto dolce). Grazie anche alla vicinanza con il mare e l’incidenza dello iodio il sorso è sapido, fresco con finale leggermente ammandorlato.

In collina il terreno è composto da argilla, arenaria e ciottoli, a tratti arenaria rossa e tufo. Le cantine dell’entroterra si concentrano maggiormente nella sponda destra, a sud del Metauro. I profumi ricordano la pesca gialla, pompelmo, cedro, bergamotto, fiori di zagara, il tarassaco e la ginestra. Il palato è più intenso e sapido rispetto alle produzioni costiere.

Che spirito avrà il Bianchello di domani?

L’appuntamento ha evidenziato le grandi potenzialità dell’area del Metauro. Partiamo dai vini. La versatilità del Bianchello ha consentito ai produttori di esprimersi al meglio, raggiungendo un livello qualitativo sopra le aspettative per tutti e regalando qualche sorprendente assaggio superiore alla media. Ciò testimonia che si sta operando con maestria sia nella cura dei vigneti che nelle pratiche enologiche all’interno della cantina.

Il territorio ha inoltre una forte identità, i suoi confini sono definiti e chiari e questa facilità di lettura rappresenta un autentico valore aggiunto nella sfera comunicativa. Perché quindi si parla poco di Bianchello? Le ragioni sono estremamente simili a quelle di molte altre regioni, non solo delle Marche: il numero di bottiglie di questo vino presenti nelle enoteche e nei ristoranti sono ancora poche, come poche sono le aziende con un’accoglienza turistica strutturata e destagionalizzata, che condiziona di riflesso la vendita direct-to-consumer. Si aggiunge il valore percepito del prodotto, da parte del consumatore, spesso non congruo alle aspettative di chi il vino lo fa e le ridotte dimensioni produttive dell’area.

Invertire la rotta significa puntare sui caratteri qualitativi del prodotto, dare valore del brand e proporre esperienze di acquisto originali e attrattive.

Nell’occasione abbiamo assaggiato anche degli ottimi rossi che ci hanno favorevolmente impressionato, come il Colli Pesaresi Sangiovese Riserva Timòteo 2020 Di Sante; il Colli Pesaresi Sangiovese Cardorosso 2019 Il Conventino di Monteciccardo; il Colli Pesaresi Focara Pinot Nero Rive 2020 Fattoria Mancini; il Vernaculum 2022 Villa Ligi; Colli Pesaresi Riserva Luigi Fiorini 2019 Fiorini; Colli Pesaresi Parco Naturale Monte S. Bartolo Don Basilio 2017 Pisaurum, di cui parleremo in una prossima occasione.

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