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Casa del Nonno 13, tradizione e contemporaneità

Chef Gioacchino Attianese Casa del Nonno 13

Nel cuore della Valle dell’Irno, Casa del Nonno 13 unisce architettura rurale e cucina contemporanea. Dopo la rifondazione del 2022, lo chef Gioacchino Attianese interpreta il territorio con rigore e sensibilità, affiancato da una solida proposta di cantina e da una salumeria dedicata alla convivialità. L’ha provato per noi Antonella Amodio.

Nel tessuto agricolo della Valle dell’Irno, tra le case e gli orti della frazione Sant’Eustacchio, nel comune di Mercato San Severino, Casa del Nonno 13 ripercorre una storia che intreccia territorio, memoria e cucina contemporanea. Il ristorante ha sede in un palazzo rurale del Settecento, un edificio che conserva ancora il carattere delle antiche case agricole della zona. In questo contesto la ristorazione è un unicum con la tradizione e la vita del territorio.

Casa del nonno 13, la sala
Una piccola porticina sulla strada cela l’ingresso di Casa del Nonno 13, modesta e discreta rispetto alla maestosità del palazzo, che si rivela solo varcando la soglia. Gli spazi si susseguono tra
stanze intime e ambienti ampi. Soffitti a volta e pareti di tufo a vista restituiscono l’atmosfera autentica dell’edificio, mentre gli arredi pongono in dialogo elementi di design contemporaneo con utensili antichi e strumenti di lavoro agricolo. 

Il ristorante si sviluppa nella vecchia cantina e, sul fondo della sala, un’antica cucina con piastrelle napoletane e focolare testimonia la quotidianità domestica di un tempo, ancora viva nella memoria del luogo.

La nascita di Casa del Nonno 13 e la nuova fase

Il progetto prende forma grazie alla visione di Raffaele Vitale, architetto e chef, che immagina Casa del Nonno 13 come uno spazio in cui architettura e gastronomia convivono per raccontare lo stesso territorio. L’obiettivo era costruire un ristorante capace di esprimere l’identità culinaria campana attraverso una cucina personale, fondata su materie prime locali e di qualità. 

Negli anni il ristorante si afferma come una tappa significativa a livello regionale, conquistando anche una stella della Guida Michelin. Dopo il ritiro di Vitale nel 2017, Casa del Nonno 13 attraversa una fase di transizione, fino alla ripartenza del 2022, quando un gruppo di giovani imprenditori decide di rilanciare il progetto, preservandone l’identità storica. A guidare la cucina in questa nuova fase viene chiamato Gioacchino Attianese, oggi anche partner del ristorante.

Il percorso di Gioacchino Attianese

Filetto alla Wellington Casa del Nonno 13
Nato ad Angri nel 1985, lo chef Giacchino Attianese ha costruito la propria formazione attraversando alcune delle
cucine più autorevoli della gastronomia italiana. Tra le esperienze che hanno segnato il suo percorso ci sono quelle accanto a Domenico Iavarone al Maxi dell’Hotel Capo La Gala, con Andrea Aprea al Comandante di Napoli e al Park Hyatt di Milano, oltre ai passaggi al Quattro Passi, a Palazzo Sasso con Pino Lavarra, all’Aldrovandi Villa Borghese con Oliver Glowig e al Mosaico delle Terme Manzi con Nino Di Costanzo. Un percorso che ha contribuito a definire uno stile gastronomico preciso, dove le radici campane emergono nei piatti in modo chiaro.

La cucina di Casa del Nonno 13 parte da un principio chiaro: la tradizione a tavola, muovendosi attorno alla valorizzazione delle materie prime, nella maggior parte provenienti dall’Agro Nocerino e dalle campagne circostanti, e con un rapporto diretto con piccoli produttori.

Una proposta mediterranea

Piatto Casa del Nonno 13
Ne nasce una proposta mediterranea che unisce
rigore tecnico e gusto. I piatti comunicano il territorio attraverso ingredienti riconoscibili: pasta, pomodoro, ortaggi e carni diventano elementi centrali di una cucina che guarda alla memoria pur mantenendo un linguaggio contemporaneo. 

Ne sono esempi alcune preparazioni legate alla tradizione domestica, come la scarola ‘mbuttunata – farcita con acciughe di Cetara, pomodoro secco, capperi e uvetta – oppure la Cipolla d’Orata, una cipolla di Montoro cotta lentamente sotto la cenere, o la Minestra Maritata, preparata come da tradizione con pollo, maiale, manzo e verdure. Quando è stagione, c’è anche il peperone ‘mbuttunato. 

Piatti essenziali, capaci di esprimere con precisione l’identità gastronomica del territorio, ma che si aprono anche a preparazioni classiche, come il filetto alla Wellington. Molto interessanti i percorsi di degustazione: Territorio, da 5 portate a 50 €, Experience, 6 portate a 80 €, con abbinamento dei vini a parte.

La Salumeria: un nuovo spazio di convivialità

Salumeria Casa del Nonno 13
Casa del Nonno 13 si è ampliato con l’apertura della
Salumeria, uno spazio all’interno del ristorante pensato per offrire una dimensione più informale e immediata della stessa filosofia gastronomica.

L’idea nasce per diversificare l’esperienza, rendendo gli ambienti più dinamici e accessibili senza rinunciare alla qualità della selezione. I protagonisti non sono piatti cucinati dallo chef, ma prosciutti, culatte e salumi provenienti da diverse regioni, accanto a latticini e formaggi come la mozzarella di bufala campana

La cantina

Cantina Casa del Nonno 13
A completare l’esperienza c’è la cantina, custodita tra le mura storiche del palazzo. Con
oltre novecento etichette, rappresenta una vera mappa del vino che attraversa territori italiani e internazionali, tra grandi nomi e piccoli produttori artigianali. 

Qui è possibile anche concedersi un aperitivo direttamente tra le bottiglie, affidandosi alla guida di Alessandro Pecoraro, sommelier e food & beverage manager del ristorante.

Una casa del gusto campano

Oggi Casa del Nonno 13 continua a muoversi lungo una linea coerente, in cui architettura, territorio e cucina costruiscono un racconto unitario. L’identità del luogo resta legata alla sua dimensione domestica e rurale, mentre la cucina guarda al presente con uno sguardo consapevole. 

Con Gioacchino Attianese alla guida e la Salumeria ad ampliare l’esperienza gastronomica, il ristorante prosegue il proprio percorso mantenendo salda la sua vocazione: raccontare la Campania attraverso una cucina che tiene insieme memoria, territorio e sensibilità contemporanea.

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