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Benvenuto Brunello, anteprima 2021 e Riserva 2020

Benvenuto Brunello 2025, postazione degustatore

Al Benvenuto Brunello, l’anteprima di Montalcino dedicata alle nuove uscite, il Brunello 2021 si rivela un’annata complessa e con una forbice qualitativa ampia. Tra novità e nuove tendenze “contemporanee” che rischiano di snaturare il vino, Riccardo Viscardi riafferma un punto: il vero Brunello vive di armonia, materia e territorio.

Novembre 2025: giornate fredde e piovose fanno da cornice alla manifestazione che presenta al mondo le nuove annate di Brunello, in commercio da gennaio 2026. In degustazione c’erano il Brunello 2021 “annata”, le diverse selezioni e vigne 2021 e 2020, oltre alle Riserve 2020.

Abbiamo inoltre assaggiato gli otto Moscadello presenti: un vino dalle radici storiche antiche, documentate a Montalcino ben prima del Brunello. I Rosso di Montalcino, invece, avranno uno spazio dedicato più avanti nel corso dell’anno.

All’interno del chiostro, climatizzato con grande cura, la temperatura risultava ideale, con un giusto compromesso tra comfort umano e necessità del vino. Il servizio — impeccabile per tempi, precisione e professionalità — ci ha consentito di assaggiare tutte le etichette in degustazione.

Alcune novità di colore

Come già lo scorso anno, il Consorzio non assegna più la valutazione dell’annata con le tradizionali stelle. Per fortuna: ormai si finiva quasi sempre su vendemmie da 4 o 5 stelle, una scala diventata poco significativa. Rimane invece la posa delle mattonelle del millesimo, un’iniziativa riuscita e molto apprezzata. 

In realtà una valutazione continua a esserci, ma è cambiato il metodo con cui viene espressa. “Con Brunello Forma, introdotto lo scorso anno, abbiamo inaugurato un nuovo approccio alla lettura delle annate, superando il tradizionale sistema delle stelle per adottare una valutazione in chiave più qualitativa e stilistica, capace di esprimere al meglio la personalità del Sangiovese”, commenta il nuovo presidente del consorzio Giacomo Bartolommei. Per i curiosi, viene valutata non l’ultima vendemmia (che sarebbe quindi la 2025), ma l’annata del Brunello in uscita, quindi la 2021, secondo numerosi parametri. La valutazione di quest’anno parla di un millesimo “fragrante”, “definito” e “verticale”.

Le mie riserve sul bicchiere 

La seconda nota — anche questa una conferma rispetto allo scorso anno — riguarda la mia personale avversione per il nuovo bicchiere adottato dal Consorzio per le degustazioni. La base è troppo larga e non consente un livello di servizio adeguato: il vino, nel calice, appare spesso visivamente “scarico”, quasi scolorito. Inoltre, questo bicchiere tende a favorire lo sviluppo di profumi terziari, come ammesso dagli stessi progettisti: fu infatti realizzato su indicazione dei rappresentanti del Consorzio proprio con l’obiettivo di valorizzare quel registro aromatico.

Richieste piuttosto singolari da parte delle commissioni tecniche, che forse non hanno tenuto conto del lavoro — lungo e complesso — che molti produttori (tra i più rappresentativi, a giudicare dai punteggi nazionali e internazionali) stanno portando avanti da oltre quindici anni: preservare più a lungo nel Brunello le note fruttate, in particolare quelle di ciliegia. Un concetto impegnativo, una strada non certo alla portata di tutti.

La partecipazione dei produttori

Benvenuto Brunello 2025, servizio sommelier
I produttori presenti alla manifestazione erano meno numerosi rispetto allo scorso anno, con un aumento delle defezioni, anche tra nomi importanti. Si registra però un rientro di rilievo:
Le Potazzine, finalmente di nuovo tra i partecipanti.

Questa situazione ci ha spinto a organizzare un piccolo tour “pre-Benvenuto” presso alcuni produttori assenti, che troverete poi citati negli elenchi dei migliori assaggi.

Per il presidente Bartolommei non sarà semplice ricomporre questa diaspora. Noi però abbiamo fiducia in lui: è giovane, equilibrato, tecnicamente molto preparato e conosce bene il tessuto umano di Montalcino, segnato — nelle ultime elezioni consortili — da contrapposizioni decisamente aspre.

I Brunello di Montalcino 2021

Un momento del walk around tasting con i produttori.

Ora parliamo finalmente dei Brunello 2021. È un’annata che i produttori hanno “spinto” con grande entusiasmo, ma che in vigna si è rivelata in realtà complessa e tutt’altro che semplice. Proprio per questo ha messo in luce le capacità dei migliori e, al contrario, ha evidenziato alcune lacune in altri casi, con una forbice qualitativa molto ampia.

Montalcino resta un territorio straordinario per il Sangiovese, che ne è lo strumento interpretativo. Anche quest’anno, grazie alla mediazione della scienza e alla competenza dell’uomo, sono nati alcuni veri capolavori.

Le tendenze in atto

Negli ultimi anni si stanno delineando con sempre maggiore evidenza alcune tendenze nell’interpretazione del Brunello, e alcune di queste ci lasciano piuttosto perplessi. Una in particolare — per fortuna ancora minoritaria — ci preoccupa non poco.

Mi riferisco alla scelta, da parte di alcuni produttori, di alleggerire e semplificare il Brunello, arrivando talvolta perfino a scarnificarlo, seguendo l’idea di un Brunello “contemporaneo”. Una parola che però rischia di trasformarsi in un contenitore vuoto, quasi demagogico, perché raramente viene accompagnato da un vero dibattito sul suo significato e su come possa applicarsi a vini e territori con una storia lunga, articolata e di grande successo.

Ciò che trovo difficile da comprendere è che, a Montalcino, un vino “contemporaneo” — almeno nell’accezione oggi più diffusa di vino “leggero” — esiste già, e si chiama Rosso di Montalcino.

La matericità ilcinese

Locandina Benvenuto Brunello 2025Ciò che ha reso famoso il Brunello nel mondo è la sua matericità ilcinese, che non ha nulla a che vedere con un tannino semplicemente “muscolare”. Quando manca quel particolare pathos espressivo, il tannino finisce per essere esaltato in modo eccessivo e, allo stesso tempo, emerge una sensazione alcolica preminente, con un finale che si asciuga e chiude rapidamente.
È proprio questa combinazione che abbiamo ritrovato in alcuni Brunello 2021 definiti “contemporanei”, e che non ci piace affatto: perché finisce per far perdere l’origine a favore di un metodo (o di un’ideologia) produttiva.

Armonia, non sottrazione

I grandi Brunello riescono a tenere insieme alcool, tannino e materia in un’armonia intensa, che li rende al tempo stesso bevibili e affascinanti. Se poi qualcuno non ama questo equilibrio perché lo percepisce come “troppo”, può legittimamente rivolgersi ad altre denominazioni basate sullo stesso vitigno.

L’importanza è l’armonia, l’eleganza che deriva da una composizione di elementi intensi e quindi più difficile da ottenere.

Anche la boxe aiuta a spiegare l’idea. L’eleganza di Muhammad Ali, Joe Louis o Larry Holmes era diversa da quella di Marvin Hagler, Sugar Ray Leonard o Floyd Mayweather: appartenevano a categorie diverse (bastano pochi chili per cambiare tutto).
E proprio per questo, quell’eleganza risultava ancora più ammirevole: non è un modello unico, ma un equilibrio raggiunto dentro un corpo, un peso, una potenza specifica.

Il Brunello: quando nasce l’equilibrio

Mi viene in mente una “confessione” che, in tempi diversi, mi fecero due enologi appena arrivati a Montalcino per iniziare nuove collaborazioni. Entrambi esprimevano lo stesso concetto: “Durante la fermentazione ti preoccupi: il tannino estratto ti sembra troppo, l’alcool forse eccessivo. Poi lo metti in legno, passa l’estate e tutto si armonizza, si alza di livello, prende volume. Ne nasce un’eleganza intensa, così diversa da Chianti Classico e Nobile. Questo è un territorio”.

In altre parole, a Montalcino l’equilibrio non è mai “facile” né immediato: è un processo, ed è parte integrante dell’identità del Brunello.

Il territorio crea differenze, ma non si può ignorare

È lo stesso territorio di Montalcino a generare al suo interno differenze anche notevoli, eppure riconoscibili. Un esempio classico: mettere a confronto il Brunello Pianrosso di Ciacci Piccolomini d’Aragona con il Brunello di Baricci significa trovare due interpretazioni anche lontane, ma con un punto fermo: Montalcino rimane evidente.

Questo è il suo genius loci: non si può prescinderne.

Il vero Brunello “contemporaneo”

Per questo, secondo noi, il vero Brunello contemporaneo non è quello che rinnega la struttura per inseguire un’idea astratta di leggerezza. È invece quello che costruisce equilibri gustativi e olfattivi capaci di riflettere il territorio, con le sue unità di paesaggio uniche e riconoscibili.

Il rischio, altrimenti, è piegare Montalcino a una “visione personale” del vitigno, finendo per abbandonare il territorio — e quindi l’origine.

Di seguito trovate un elenco di 12 Brunello 2021 e 6 Brunello Riserva 2020 che ci hanno stupito (abbiamo evitato di segnalare lo stesso produttore per le due tipologie) e poi 2 magnifici Moscadello di Montalcino tanto per rimarcare origine, territorio e tradizione.

Brunello di Montalcino 2021 (cercando per il territorio)

Brunello di Montalcino 2021 (degustazione consortile)

Brunello di Montalcino Riserva 2020

Moscadello di Montalcino

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