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Oltrepò Pavese nella mappa di Masnaghetti

Oltrepò Pavese presentazione mappa Masnaghetti

Presentata a Voghera durante OltreGusto, la mappa di Alessandro Masnaghetti legge l’Oltrepò Pavese attraverso vallate, vigneti e nomi di luogo. Uno strumento per conoscere e raccontare le differenze del territorio, che accompagna il rilancio del Classese e il lavoro del Consorzio per dare maggiore riconoscibilità ai vini e valore alle loro origini.

C’è una scelta, prima di tutto, dietro alla mappa di Alessandro Masnaghetti presentata lo scorso 7 settembre al Teatro Valentino Garavani di Voghera, nell’ambito di OltreGusto: quella dell’Oltrepò Pavese, che attraverso il suo Consorzio ha deciso di partire dalla conoscenza della propria geografia per costruire un percorso di valorizzazione.

Non un punto di arrivo, ma un punto di partenza: prima si mappa, poi si racconta, poi si valorizza. Al centro di questo percorso c’è il Pinot Nero, vitigno identitario della zona, insieme al progetto Classese, il nome storico ripreso per dare riconoscibilità agli spumanti Metodo Classico prodotti in queste colline.

Una mappa per leggere il territorio

Alessandro Masnaghetti
Alessandro Masnaghetti

È stato lo stesso Masnaghetti, in conferenza stampa, a sottolineare un punto centrale: il suo non è un lavoro di zonazione in senso tecnico, che classifica i terreni secondo parametri agronomici o enologici. La mappa intreccia geografia, storia e tradizioni locali, con riferimenti geologici e viticoli, restituendo all’Oltrepò una lettura d’insieme che finora mancava. Una mappa, quindi, pensata più come strumento narrativo che come atto scientifico, capace di mettere ordine in un territorio storicamente frammentato senza però appiattirne le differenze. Affiancata da un manuale e da una versione tridimensionale, aiuta a orientarsi in un territorio complesso.

E le differenze, in Oltrepò, sono davvero tante. Masnaghetti ha raccontato di non aver mai incontrato, in nessun’altra zona vitivinicola italiana, una simile abbondanza di toponimi: un patrimonio linguistico e geografico che, fino a oggi, restava per lo più patrimonio orale, conosciuto da chi vive e lavora la terra, ma difficile da comunicare all’esterno. La mappa dà forma visibile a questo vocabolario di luoghi, che le cantine potranno utilizzare per raccontare con precisione da dove viene il vino versato nel calice.

Quattro valli e il Pinot Nero

Colline Oltrepò Pavese
Il territorio si presta a questa complessità. L’Oltrepò Pavese si sviluppa lungo
quattro valli principali, Versa, Scuropasso, Coppa e Staffora, un’area di confine a meno di cinquanta chilometri da Milano, incastonata tra Piemonte, Emilia-Romagna e Appennino ligure. I vigneti si arrampicano tra i 120 e i 550 metri di quota, con quadri di esposizioni, pendenze e suoli che cambiano da una valle all’altra e che oggi, grazie alla mappa, diventano leggibili anche a chi non conosce il territorio da una vita.

Non è un caso che proprio queste quattro valli siano diventate riferimenti territoriali nel progetto di revisione del disciplinare del Metodo Classico Docg. L’obiettivo è rendere più chiaro il legame con la provenienza delle uve, tra le singole zone e le caratteristiche che finiscono in bottiglia, con un’attenzione particolare a blanc de noirs e rosé de noirs, ai tempi di affinamento e, più in generale, a uno stile enologico che ha nel Pinot Nero — quasi 2.900 ettari coltivati, oltre un quarto della superficie vitata della Doc e della Docg — il proprio perno. Il debutto delle prime bottiglie a marchio Classese, avvenuto al Vinitaly 2026, ha rappresentato il primo passo concreto di questa strategia di comunicazione, senza per questo cancellare la denominazione Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG.

Un racconto condiviso

presentazione mappatura

Come ha ricordato Riccardo Binda, direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, si tratta di un lavoro che il territorio e i suoi produttori attendevano da tempo: uno strumento per descrivere l’Oltrepò attraverso le sue vallate e superare la frammentazione che ne ha a lungo indebolito l’immagine e il rapporto non sempre equilibrato tra quantità prodotta e valore riconosciuto alla bottiglia. Nuovo statuto, maggiore rappresentanza dei piccoli produttori, revisione del disciplinare, ritorno del Classese, comunicazione coordinata e ora la mappa di Masnaghetti sono i pezzi di un unico disegno: restituire all’Oltrepò l’orgoglio e il valore che merita.

Per gli appassionati, i sommelier e i professionisti del settore, le mappe di Masnaghetti hanno il fascino dell’album di figurine che si sfogliava da bambini, scambiando i doppioni al grido di «Celo, celo, manca!». C’è la stessa attesa, la stessa voglia di completare il quadro, di scoprire un nome nuovo e riconoscerlo sulla carta. Con questa mappa, l’Oltrepò può guardare il proprio album e dire, a testa alta: «Celo!».

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