La molecola della civiltà propone una lettura del vino come strumento interpretativo della storia umana. Un’operazione ambiziosa che intercetta un vuoto nel discorso contemporaneo sul vino: molta tecnica, poca elaborazione culturale.
Quando il direttore Cernilli mi ha girato questo libro da leggere non pensavo che mi sarei trovata di fronte a un’opera così articolata. Conoscevo Francesco Sorelli come comunicatore e manager, e non mi aspettavo un’impostazione di questo tipo.
Il libro La molecola della civiltà di Sorelli non rientra nei modelli abituali della letteratura enologica. Non è un manuale, né una storia sistematica del vino. È un saggio ibrido che usa il vino come asse per attraversare temi più ampi: storia, religione, società, simboli, consumo.
Questa impostazione fuori dagli schemi lo rende libero. L’autore privilegia connessioni e suggestioni rispetto alle dimostrazioni. Il risultato finale è in parte disomogeneo, ma leggibile e accessibile. L’ampiezza del progetto, comprensibilmente, comporta alcune debolezze, ma la costruzione narrativa convince.
Né tecnica specialistica né racconto semplificato
Il valore del libro non sta tanto nella tesi – il vino come “molecola della civiltà” – quanto nell’esigenza che rivela: riportare il vino dentro un discorso culturale più ampio. Negli ultimi anni, la comunicazione sul vino si è divisa tra due poli: da una parte la tecnica specialistica, dall’altra il racconto semplificato orientato al mercato. In entrambi i casi, lo spazio per un’analisi culturale si è ridotto.
Sorelli interviene proprio qui. Con un approccio narrativo estremamente piacevole, profondità culturale e conoscenza.
Il vino come dispositivo sociale
Uno dei punti più solidi del libro è l’idea del vino come sistema di significati, non solo come prodotto. Il vino viene trattato come dispositivo sociale: costruisce relazioni, codifica comportamenti, riflette gerarchie. Diventa una chiave per leggere il rapporto tra individuo e collettività, tra consumo e cultura.
L’aspetto più rilevante riguarda il presente. La molecola della civiltà propone implicitamente una critica al modo in cui oggi si parla di vino: riduzione a prodotto, perdita di contesto, semplificazione del linguaggio. In questo quadro, il richiamo a concetti come misura, tempo e relazione non è ornamentale. È un tentativo di ridefinire il ruolo del vino in una cultura che tende a neutralizzarne la complessità.
La molecola della civiltà non offre un modello teorico stabile. Offre però un segnale chiaro: esiste uno spazio, oggi poco occupato, per una riflessione culturale sul vino che vada oltre tecnica e marketing.
Il libro non chiude il discorso. Lo riapre.
PS. “La Molecola della Civiltà – il viaggio del vino fra storia, mito e bellezza”, Francesco Sorelli, editore Davide Falletta, € 34,90.




1 commento
Ho letto e apprezzato il libro, i trovo la recensione di Stefania corretta e pertinente.