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Marsala e lo Stagnone, viaggio nel vino del trapanese

Sicilia en primeur 2026 tasting Stagnone

Vigne affacciate sul mare, saline, isole fenicie e cantine che guardano al futuro senza dimenticare la tradizione. L’enotour di Sicilia en Primeur ha accompagnato giornalisti e operatori alla scoperta della Sicilia occidentale, dove il vino diventa il filo conduttore di un racconto che unisce paesaggio, storia, sostenibilità e ospitalità.

Nell’ambito di Sicilia en Primeur 2026, ho partecipato a un enotour nella Sicilia occidentale, con Marsala come base. Il percorso ha toccato aziende diverse per dimensioni e impostazione, accomunate dalla volontà di valorizzare il territorio caratterizzato dall’incontro tra mare, vento e suoli differenti.

Cantine Pellegrino, un simbolo del vino marsalese

Il viaggio si è aperto con Cantine Pellegrino, una realtà che da oltre 140 anni rappresenta uno dei simboli del vino marsalese. Sei generazioni della stessa famiglia – con diverse ramificazioni – continuano a custodire un patrimonio costruito tra le tenute della Sicilia occidentale e Pantelleria, con una produzione che interpreta la ricchezza dei diversi terroir dell’area. Da quest’anno il team tecnico si è arricchito della collaborazione con Pietro Russo, enologo di grande esperienza e Master of Wine.

Davvero notevole il Marsala Vergine Riserva N°018 Single Barrel 2005, un vino potente, caldo, dalla personalità dirompente e grande persistenza. O il Marsala Superiore Riserva Ambra Semisecco Old John 1998, caldo e avvolgente, teso, asciutto e lungo. Piacevole il nuovo Pantelleria Bianco di Venere 2025, 100% Zibibbo, caratterizzato da freschezza, spontaneità e viva acidità, buon equilibrio e facile beva.

Il giorno successivo il percorso è proseguito con tre aziende che raccontano altrettante sfaccettature del vino siciliano.

Caruso & Minini, vini biologici e accoglienza giocosa

Da Caruso & Minini il focus è stato sulla sostenibilità, sull’agricoltura biologica e sull’inclusione sociale, grazie anche al progetto artistico realizzato con il Laboratorio Zanzara, che trasforma le etichette in opere d’arte nate dal talento di giovani con disabilità. Con la quarta generazione della famiglia Caruso, Rosanna e Giovanna, abbiamo approfondito i due vitigni Catarratto e Perricone (vinificato anche in bianco). 

La degustazione è partita dal Metodo Classico Arya, a base Catarratto, con 40 mesi sui lieviti: leggero, agrumato, teso e salino. Interessanti il Sicilia Catarratto Catalú 2022, con note idrocarburiche e di anice, e il Terre Siciliane Perluci 2025, 60% Catarratto, 40% Perricone vinificato in bianco, da vecchie vigne. Unisce note floreali e limonate a sentori erbacei e di pepe verde, per una grande freschezza gustativa. Il Terre Siciliane Perricone Perripò 2023 è intenso e fruttato al naso, con bocca molto piacevole dai tannini domati. Tutti vini di buona fattura e dai prezzi contenuti.

Baglio Oro, ospitalità e tanto entusiasmo

Nata nel 2008 dal recupero degli storici poderi di famiglia, Baglio Oro ha messo invece al centro l’ospitalità, la biodiversità e l’economia circolare, con impianti fotovoltaici, bottiglie leggere e un’accoglienza pensata per far vivere il territorio oltre la degustazione. 

Gianluca e Giuseppe Laulicina sono giovani, grintosi e appassionati. L’azienda è grande, 100 ettari, per circa 400mila bottiglie oltre all’olio evo da cultivar Biancolilla e Nocellara. Intorno alla sede aziendale coltivano Grecanico e Zibibbo, in Contrada Zafarana il Catarratto, nella Laguna dello Stagnone il Grillo. Dalle prime due uve nasce un frizzante semplice e beverino, Ammari, con il Catarratto producono lo Zafarà, floreale e rotondo, mentre il Grillo dà vita al Lagunare, sale e limone (vini Igt Terre Siciliane). La Doc è per il Grillo Aralto, che si concede un passaggio in legno e offre quindi un tocco tostato e buone sapidità e persistenza. Vini semplici, che indicano una direzione riconoscibile ma ancora da mettere a punto. 

Cantine Fina, grande varietà di territori e vitigni, cuore nello Stagnone

Poi Cantine Fina, dove l’enologo Bruno Fina e i tre figli Sergio (enologo anch’egli), Marco e Federica detta Kika hanno costruito un progetto che racconta la Sicilia come un mosaico di microclimi. I vigneti sono distribuiti in aree diverse dell’isola, tra le province di Trapani e Palermo, 28 ettari di proprietà più circa 300 da conferitori storici, entrati nel progetto portato avanti da 30 anni grazie alla spinta di Giacomo Tachis. Questa grande diversità di terreni consente di valorizzare sia le varietà autoctone sia quelle internazionali con una produzione che sfiora il milione di bottiglie. 

La cantina sorge su una collina affacciata sulla Laguna dello Stagnone e sulle Egadi, con una vista indimenticabile, particolarmente suggestiva soprattutto al tramonto. 

Da mettere in evidenza il Sicilia Grillo Riserva Firma del tempo 2023, del Progetto Stagnone, che sosta sulle fecce fini per 18 mesi. Variegato al naso, pieno, dalla progressione golosa e il finale di sale. Risponde a una richiesta di un maggiore affinamento rispetto al Grillo Kebrilla, che fa della freschezza la sua carta vincente. Sa di mare e scorza di limone lo spumante Terre Siciliane Catarratto Fiorente 2024, che proviene anch’esso dalla zona dello Stagnone. Proseguiamo con il Perricone 2025, profumato di fragola ed erbette, saporito, dalla lieve presa tannica e finale molto fruttato. Infine un vino da tavola rosso: il Vitrarolo (2024), vitigno reliquia trovato sui Nebrodi da un contadino novantenne, che lo riproduceva perché non veniva attaccato dalla fillossera. Interessante al naso, fresco, quasi balsamico, amarena, sfumatura di cenere. Polposo, succoso, con tannini composti, finale molto saporito.

Marsala, Mozia e lo Stagnone

L’Enotour non si è limitato alle visite aziendali. Marsala è diventata il punto di partenza per comprendere il legame tra vino e cultura, attraverso una passeggiata nel centro storico, tra architetture barocche, antiche cantine e scorci sul mare. 

Il viaggio è proseguito poi verso la Riserva dello Stagnone con la visita all’isola di Mozia, antica colonia fenicia raggiungibile in barca attraversando le acque basse della laguna, tra mulini a vento e saline che da secoli caratterizzano questo paesaggio unico. Nel museo archeologico dell’isola è custodito il famoso Giovinetto di Mozia, bellissima statua greca del V secolo a.C. 

Birgi, il progetto Feudo Stagnone come brand

L’ultima tappa è stata Birgi, azienda cooperativa molto grande, 2.800 ettari impiantati tutti nella provincia di Trapani con un 80% di varietà autoctone, il resto internazionali e qualche varietà da altre regioni. Il brand Feudo Stagnone, lanciato lo scorso anno, comprende 700 ettari nella zona, di cui 400 produttivi, coltivati soprattutto a varietà bianche, ma anche a Perricone, Frappato e Nerello. 

Questo brand cerca di interpretare il particolare microclima della laguna soggetto all’influenza costante del vento salmastro. Ne fa parte la linea Trisole, nella quale troviamo – tra gli altri – sia un Grillo che un Grillo Riserva, quest’ultimo dalla leggera tostatura, uno Zibibbo molto varietale e un insolito Perricone Riserva da un singolo appezzamento. Un tentativo di focalizzare la produzione e l’attenzione su un territorio che si sta affermando per le sue peculiarità.

Un modello di enoturismo sempre più maturo

Degustazione Sicilia en Primeur 2026
Degustazione Sicilia en Primeur 2026


Il tour restituisce l’immagine di una Sicilia occidentale in cui le visite in cantina si devono integrare con il patrimonio archeologico, i paesaggi costieri e la gastronomia. Un’offerta enoturistica che fa del vino non soltanto un prodotto da degustare, ma la
chiave di lettura di un territorio che trova nella sua straordinaria varietà il principale elemento di attrazione. 

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