Fatturato record, crescita del valore medio per bottiglia, nuovi mercati e un enoturismo sempre più strutturato. In un’intervista corale, il presidente Andreas Kofler, l’enologo Erwin Carli e Harald Cronst, responsabile Export & B2B-Marketing, raccontano la strategia con cui la cooperativa altoatesina affronta una fase complessa per il vino.
Fondata nel 1900, Cantina Kurtatsch riunisce oggi 190 famiglie e lavora 190 ettari nel comune di Cortaccia, tra i 220 e i 900 metri di altitudine. L’esercizio 2025-2026 si è chiuso con ricavi pari a 12,34 milioni di euro, l’11,08% in più rispetto all’anno precedente: il dato più alto mai raggiunto dalla cooperativa.
Presidente Kofler, che cosa rappresenta per Kurtatsch questo risultato economico?
ANDREAS KOFLER: È un risultato che ci rende orgogliosi, ma soprattutto conferma la direzione intrapresa negli ultimi anni. Per una cooperativa come la nostra, crescere non significa semplicemente aumentare i numeri, ma rafforzare il progetto Kurtatsch: dare valore al lavoro delle famiglie socie, rendere più chiara la nostra identità, costruire rapporti solidi sui diversi canali e far comprendere sempre meglio il legame tra vino, varietà, altitudine e paesaggio viticolo.
La crescita, dunque, non si misura soltanto sul fatturato?
ANDREAS KOFLER: No. L’obiettivo è crescere nel modo giusto, rafforzando l’autorevolezza del marchio e le linee più identitarie, ma anche mantenendo un rapporto qualità-prezzo credibile. Kurtatsch interpreta il valore come equilibrio tra qualità, origine, precisione stilistica e accessibilità coerente. Negli ultimi cinque anni il valore medio per bottiglia è aumentato del 23,40% e la linea Terroir ha assunto un peso sempre maggiore: è un segnale della direzione intrapresa.

Erwin Carli, come si traduce questa ricerca di valore nel lavoro in vigna e in cantina?
ERWIN CARLI: La qualità di un vino nasce dalla precisione delle scelte. Il nostro lavoro consiste nel comprendere dove ogni varietà può esprimersi al meglio, anche alla luce di condizioni climatiche in evoluzione, e nel tradurre questa relazione in vini capaci di raccontare con chiarezza la loro origine.
La forte escursione altimetrica dei vigneti è quindi una risorsa decisiva?
ERWIN CARLI: Nel solo comune di Cortaccia lavoriamo su circa 700 metri di dislivello. È una complessità che non vogliamo semplificare: varietà, altitudine, suolo e microclima devono trovare una lettura precisa. Anche il lavoro sulle Unità Geografiche Aggiuntive va in questa direzione: oggi presentiamo nove vini provenienti da otto UGA.
Harald Cronst, quali mercati hanno sostenuto l’export?
HARALD CRONST: Abbiamo consolidato il posizionamento nei nostri mercati principali, soprattutto Svizzera, Stati Uniti e Belgio. Negli ultimi due anni abbiamo inoltre acquisito nuovi partner in Svezia, Danimarca e Finlandia. Messico, Brasile e Taiwan rappresentano ancora volumi più contenuti, ma mostrano prospettive interessanti.
Quanto conta la diversificazione geografica?
HARALD CRONST: L’export non è una corsa ad aprire il maggior numero possibile di mercati. Per noi significa scegliere partner in linea con il nostro progetto, costruire relazioni solide e accompagnare i vini nei canali in cui possono essere compresi e valorizzati. La diversificazione è importante, ma deve restare coerente con il posizionamento della cantina.
E sul mercato italiano?
ANDREAS KOFLER: In Italia servono presenza, ascolto e continuità. Per questo abbiamo inserito una nuova figura con il ruolo di Brand Ambassador e Area Manager, a supporto del responsabile vendite. Il rafforzamento della squadra ci permette di seguire meglio i clienti, sostenere il lavoro degli operatori e comunicare con maggiore precisione il valore dei nostri vini.

Anche l’enoturismo sta diventando una voce significativa?
ANDREAS KOFLER: È soprattutto un’occasione di relazione diretta. Tra gli esercizi 2023-24 e 2025-26 i visitatori delle esperienze in cantina sono cresciuti del 23% e il fatturato delle attività enoturistiche del 41,97%. Le visite e degustazioni su richiesta sono aumentate del 63%. Accanto alla storica Esplorazione Vitivinicola abbiamo introdotto due nuove esperienze e una figura dedicata all’ospitalità, per rendere l’accoglienza una parte strutturale del progetto.
Qual è, in definitiva, il significato di questa crescita per una cooperativa?
ANDREAS KOFLER: Significa prima di tutto assumerci una responsabilità: dare futuro al lavoro delle famiglie socie, generare ricadute positive per il territorio e offrire un segnale di fiducia in un momento complesso per il vino. Il mercato cambia e i consumi evolvono, ma i progetti fondati su identità, coerenza e valore possono continuare a essere rilevanti. La resilienza nasce dalla capacità di restare fedeli alla propria identità, continuando a evolvere.




