Con Emidio Pepe scompare uno dei grandi interpreti del vino italiano. Pioniere del Montepulciano d’Abruzzo di qualità, ha dimostrato quando ancora pochi ci credevano che i grandi vini della regione potevano sfidare il tempo. Vignaiolo rigoroso, custode della tradizione e innovatore nella sostanza, lascia un’eredità che ha segnato profondamente l’enologia italiana e internazionale.
C’è un fermo immagine che racconta chi fosse Emidio Pepe. A scoprirlo, quando era ancora un giovanissimo vignaiolo, fu Mario Soldati durante i viaggi che avrebbero dato vita a Vino al vino. Arrivato a Torano Nuovo, trovò quel ragazzo che si presentò al volante di una spider, ignaro che quell’incontro avrebbe segnato l’inizio di una storia destinata a diventare leggendaria. Soldati intuì subito di avere davanti un vignaiolo fuori dal comune e fu il primo a raccontarlo al grande pubblico.
Con la scomparsa di Emidio Pepe, avvenuta all’età di 93 anni, l’Abruzzo perde il suo vignaiolo più rappresentativo, un uomo che ha saputo trasformare il Montepulciano d’Abruzzo da vino spesso considerato di pronta beva a rosso capace di attraversare i decenni con eleganza e straordinaria vitalità.
La notizia è stata resa nota dalla famiglia e ha suscitato un’immediata ondata di cordoglio nel mondo del vino.
Un visionario quando nessuno lo era
Nato nel 1932, Emidio Pepe aveva fondato l’azienda di Torano Nuovo nel 1964, in un’epoca in cui parlare di viticoltura artigianale, fermentazioni spontanee, rispetto assoluto del vigneto e longevità dei vini sembrava quasi un’utopia.
Lui, invece, non cambiò mai strada. Continuò a lavorare la terra con un approccio profondamente contadino, affidandosi all’osservazione della natura, alle fermentazioni con lieviti indigeni, all’imbottigliamento senza filtrazioni e a pratiche che molti anni dopo sarebbero diventate patrimonio comune di molti.
Il Montepulciano che sfida il tempo
Il suo più grande merito è stato dimostrare che il Montepulciano d’Abruzzo poteva invecchiare magnificamente. Le storiche degustazioni di vecchie annate organizzate in cantina hanno stupito critici e appassionati di tutto il mondo, consacrando definitivamente l’Abruzzo tra le grandi terre del vino.
Negli anni il testimone della sua azienda era passato progressivamente alle figlie Daniela e Sofia e oggi alle nipoti Chiara ed Elisa, che hanno saputo custodirne l’identità senza tradirne i principi.
Il ricordo
Con Emidio Pepe se ne va uno degli ultimi grandi patriarchi del vino italiano. Un uomo schivo, poco incline ai compromessi, capace di anticipare i tempi senza mai inseguirli. La sua lezione resta impressa nelle bottiglie che continueranno a raccontare, anno dopo anno, quanto il tempo possa essere il migliore alleato di un grande vino quando nasce da una terra interpretata con rispetto e convinzione.



