Una famiglia, nove ettari vitati e una visione agricola precisa: Tripolaia racconta una Bolgheri concreta, rispettosa del territorio e sempre più convincente nei risultati. Fabio Cartei ci accompagna alla scoperta dell’azienda e dei suoi vini.
Tripolaia, oggi, è il risultato di un’evoluzione aziendale e familiare che muove i primi passi e mette le radici già negli anni ‘50, quando la famiglia Persico lascia Mirabella Eclana in provincia di Avellino per trasferirsi a Bolgheri, spinta dalla ricerca di benessere e abbondanza dovuta ai terreni generosi. Viene acquisito il podere Osteria Vecchia, allora ristoro, camere e stazione di posta. L’ubicazione è nella piana bolgherese, con un vicino di eccellenza come Guado al Tasso.

All’inizio la coltivazione è promiscua: soprattutto ortaggi, ma anche ulivi e “doppioni” di vite (due filari con in mezzo gli ulivi) destinati al sostentamento familiare. Con il passare del tempo aumentano i vigneti e comincia la vendita di uva e vino. Inizia così a prendere forma un progetto preciso, sempre più definito e misurato di ricerca di metodo e di innovazione costanti.
Dalle radici contadine a una Bolgheri moderna e rigorosa
Dal 2021 l’azienda è guidata da Pino Persico insieme alle figlie Sara e Francesca.
L’ingresso nella tenuta è di quelli importanti e scenografici: un lungo viale di cipressi in duplice filar conduce alla cantina, circondato da vigneti di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah e Vermentino in piena forza ed esuberanza, visto il periodo. I nove ettari vitati sono curati in maniera precisa e rigorosa come fossero dei giardini, con lavorazioni meccaniche dell’interfila per il controllo delle infestanti e l’arieggiamento del terreno.
La cantina al piano terra, spaziosa, essenziale, ma funzionale, riflette la filosofia aziendale: pulizia, precisione e concretezza. Lo stesso dicasi per la barricaia al piano sottostante. Per una vinificazione “senza fronzoli”.

Approfondiamo la conoscenza dei vini:
Bolgheri Vermentino Chiarì 2025
Punteggio: 91/100
Prezzo medio: € 17
100% Vermentino. Solo acciaio per alcuni mesi.
Paglierino dorato chiaro e brillante. Profumi freschi di frutto bianco, floreale di ginestra, agrumi ed erbe mediterranee. In bocca è piacevole, fruttato, dinamico quasi sapido. Ottimo il finale sorretto da buona acidità.
Dedicato alla madre di Pino, Chiara detta Chiarì.
Bolgheri Rosso Azara 2023
Punteggio: 92/100
Prezzo medio: € 38
60% Cabernet Sauvignon, 25% Cabernet Franc, 15% Merlot. Circa 12 mesi in barrique
Rubino intenso. Naso espressivo di frutto rosso maturo e spezie dolci. Bocca equilibrata e ben costruita, con richiami di ciliegia, mora e tannini levigati. Finale armonico e persistente.
Dedicato alla nonna Zara.
Toscana Cimino 2022
Punteggio: 93/100
Prezzo medio: € 20
55% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot, 5% Cabernet Franc. Parte in barrique e parte in acciaio per circa 10 mesi.
Rubino compatto. Buono lo spettro olfattivo: frutto maturo, note di vaniglia e mandorla dolce. Il sorso è teso fin dal suo ingresso, salino e denso ma dinamico, con una lieve grippe tannica. Buono il finale, succoso e ben contrastato.
Dedicato dalle figlie al padre Pino, Cimino era il soprannome con il quale lo chiamavano da bambino.
Toscana Son io 2022
Punteggio: 96/100
Prezzo medio: € 52
55% Cabernet Sauvignon, 30% Cabernet Franc, 15% Merlot. 18 mesi in barrique
Rubino profondo. Profumi eleganti di frutta nera matura, tabacco dolce e sbuffi di legno ben dosato, leggere note balsamiche e iodate. Bocca densa, carnosa e morbida, la progressione è armonica, elegante ed energica, con finale lungo e complesso.
Toscana Tamara 2022
Punteggio: 95/100
Prezzo medio: € 95
100% Cabernet Franc. 18 mesi in barrique
Rubino fitto e luminoso. Naso seducente di frutto maturo, peperone, ginepro e alloro, con echi di bergamotto candito e fiori appassiti. Bocca profonda e compatta, denso e con ottima estrazione. Allunga e sfoggia un corredo di frutto in perfetta maturazione e saldo di tannini setosi a contrasto che lo rendono godibile ed elegante.
Ah, dimenticavo: il nome Tripolaia deriva da Tribulus terrestris (il tribolo), pianta strisciante che produce semi acuminati e pungenti, molto diffusa in zona e usata anche in fitoterapia. Da qui deriva il detto popolare toscano “È tutto un tripolaio”, per indicare un groviglio difficile da gestire.
Ma siccome A Bolgheri finisce tutto in -aia…






