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Il riscatto del Castellinaldo, nuovo volto della Barbera d’Alba

Castellinando e i suoi vigneti

Dal sogno nato oltre trent’anni fa al riconoscimento ufficiale della sottozona, Castellinaldo punta a ritagliarsi un’identità precisa nel panorama della Barbera d’Alba. Tra cambiamenti climatici, nuove sfide agronomiche e una verticale di tre annate, emerge il profilo di un territorio che cerca nell’eleganza e nella freschezza la propria cifra distintiva. Ce ne parla Luciano Pavesio.

C’è un legame indissolubile tra un vitigno e le colline in cui affonda le radici. Un legame che a Castellinaldo, piccolo comune del Roero caratterizzato da una suggestiva serie di cocuzzoli che disegnano il paesaggio, ha dato vita a un progetto visionario. Nato nel 1992, questo percorso ha vissuto anni di alti e bassi prima di trovare la svolta decisiva nel 2016 con la creazione di un marchio collettivo. Da lì il passo verso il riconoscimento ufficiale è stato breve: nel 2019 è iniziato l’iter per la registrazione della sottozona, culminato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 21 agosto 2021

Oggi la menzione “Castellinaldo” Barbera d’Alba è finalmente realtà in etichetta, difesa con orgoglio da un’associazione di circa venti produttori, attualmente presieduta da Riccardo Grasso dell’azienda La Granera.

Un traguardo identitario importante per un vino che, per disciplinare, richiede un affinamento obbligatorio di 14 mesi a partire dal 1° novembre dell’anno di vendemmia, di cui almeno 6 in botti di legno.

Le sfide del clima: tra riserve idriche e nuove esposizioni

Sede Associazione Vignaioli di Castellinando
Sede Associazione Vignaioli di Castellinando

Se finora il problema è stato contenuto grazie alle buone riserve d’acqua nel sottosuolo, la diversa e più problematica distribuzione delle precipitazioni sta cambiando le carte in tavola. 

La mancanza di bacini artificiali rende il ricorso all’acqua potabile una scelta non etica e dai costi insostenibili. Anche per questo, i 20 ettari attuali (con un potenziale futuro di un milione di bottiglie) si stanno ridistribuendo: se i vigneti corrono da est a ovest, oggi l’esposizione a est è oggetto di una forte rivalutazione, grazie a un sole mattutino meno cocente che protegge i grappoli dalle anomalie termiche.

Il debutto della sottozona ha dovuto fare i conti con un meteo bizzarro: le prime annate sono state flagellate da grandine e siccità estiva, seguite da un 2024 piovoso e freddo. La vera consacrazione produttiva è arrivata con la splendida annata 2025, che ha finalmente toccato quota 140.000 bottiglie di eccellente qualità.

La verticale: tre annate a confronto

Bottiglie Castellinando
Abbiamo degustato alla cieca 18 referenze rappresentative della sottozona, divise per annate. Ecco il resoconto dettagliato dei nostri assaggi.

L’annata 2023: calore e prontezza

Un’annata calda e particolarmente siccitosa che ha regalato vini di pronta beva, nei quali la freschezza ha dovuto contrastare la spinta calorica con un utilizzo moderato del legno. 

  • Massucco Fratelli: Uno dei migliori del lotto. Rubino tenue, profuma di frutta rossa fresca. In bocca è una lama di pulizia, grande freschezza e un’acidità marcata che chiama il sorso successivo.
  • Cascina Chicco: Rubino trasparente e luminoso. Naso fragrante di frutta fresca impreziosito da una bella nota speziata. Ottima la persistenza.
  • Ferrero Michele: Rubino cupo. Note vinose e di ciliegia marasca. Al palato è croccante, condizionato da un tannino di legno ancora evidente.
  • Cravanzola: Rubino brillante, naso di frutta croccante e fresca, discreta persistenza finale.
  • Sottero Silvana: Rubino cupo e opaco con riflessi leggermente aranciati. Un vino opulento e austero, dove il legno è ancora evidente, chiudendo su un finale un po’ amaro e un tannino austero.
  • Morra Stefanino: Rubino cupo e brillante. Sentori legnosi evidenti all’olfatto, frutta matura al palato supportata da un fitto tannino da legno.
  • Tonino Marchisio: Rubino classico. Profilo un po’ asprigno di frutta e sentori vegetali, sorretto da un’acidità molto marcata.
  • Margherita: Rubino dalle sfumature violacee. Note di amarena, sorso dominato da una grande freschezza.

L’annata 2022: l’esame della siccità

Un’annata decisamente calda, nella quale è emersa la capacità dei vignaioli di gestire estrazioni e concentrazione zuccherina.

  • Cascina Torniero: Il fuoriclasse della batteria. Rubino splendido, naso di straordinaria eleganza con frutta croccante. Perfettamente amalgamato, sfoggia una speziatura fine e un’ottima persistenza.
  • Cascina del Pozzo: Rubino luminoso. Vino croccante, dalla frutta gustosa e dal gran bell’equilibrio. Notevole la beva e la persistenza.
  • Teo Costa: Rubino cupo. Complesso e segnato dal sentore di legno, con un tannino leggermente allappante in chiusura.
  • Cantina del Nebbiolo: Rubino cupo. Profilo austero con note di cuoio e spezie. Il finale vira su venature amaricanti.
  • Allerino Giovanni: Rubino, naso incentrato sulla frutta croccante e la marasca. Il sorso mostra un tannino deciso sul finale.
  • Marchisio Family (biodinamico): Rubino cupo. Profilo austero e legnoso, dominato da frutti neri e prugna. Il tannino è decisamente fitto, accompagnato da note speziate.
  • Cascina Goregn: Rubino tenue e brillante. Profilo snello, con note vegetali e un’acidità vibrante.

L’annata 2021: equilibrio e maturità


L’annata dell’equilibrio. Poche bottiglie residue sul mercato, ma che mostrano il vero potenziale di invecchiamento del Castellinaldo.

  • Marsaglia: Il migliore in assoluto dell’intera degustazione. Un rubino pieno e profondo. Regala una bellissima freschezza, una beva straordinaria e una speziatura fine, con un finale leggermente e piacevolmente amaricante. Splendido.

Il verdetto

Castellinando, produttori
Il
Castellinaldo Barbera d’Alba dimostra di avere tutte le carte in regola per sedersi al tavolo delle grandi denominazioni piemontesi. La strada intrapresa dall’associazione è quella corretta quando si punta su eleganza, freschezza e pulizia del frutto (come nei brillanti esempi di Marsaglia, Cascina Torniero e Massucco), il terroir risponde con una personalità originale, capace di affrontare il tempo e le sfide del cambiamento climatico.

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