Il passaggio di testimone al vertice di Assovini Sicilia non è soltanto un cambio di presidenza. È la dimostrazione che il ricambio generazionale, se preparato con lungimiranza, può trasformarsi in una risorsa concreta. Un esempio che il mondo del vino italiano farebbe bene a osservare con attenzione.
Magari non è vero, ma ci piace pensare che aver premiato il gruppo di giovani di Assovini Sicilia con il premio speciale Next Generation della Guida Essenziale 2026 abbia portato loro fortuna. Ma sicuramente la strada l’hanno tracciata loro e va dato atto anche alla generazione che ha guidato l’associazione negli ultimi anni di aver saputo preparare questo momento, lasciando spazio a giovani preparati, competenti e desiderosi di mettersi in gioco.
Un intero consiglio under 40

Il rinnovo del Consiglio di amministrazione ha sancito il completo passaggio di testimone alla Generazione Next, con Gabriella Favara, di Donnafugata, eletta presidente. Non ancora trentenne, un curriculum di tutto rispetto, dopo alcune esperienze professionali è rientrata in Sicilia per seguire i mercati esteri dell’azienda di famiglia.
Con lei è stato eletto un Consiglio composto interamente da under 40: Pietro Pollara (Principe di Corleone ) nel ruolo di vicepresidente, insieme a Graziano Nicosia (Tenute Nicosia); Costante Planeta (Planeta); Alessandro Tasca (Tasca d’Almerita); Cristina Madaudo (Camporè); Enrica Spadafora (Dei Principi di Spadafora); Pierfilippo Marchello (Cantine Pellegrino); Totò Navarra (Tenute Navarra).
Il merito di chi ha saputo farsi da parte
Ma questo consiglio non è un coniglio uscito fuori dal cappello. Un ricambio generazionale non nasce il giorno delle elezioni, ma molto prima. La presidenza di Mariangela Cambria ha accompagnato la crescita della Generazione Next, trasformandola da semplice gruppo di confronto in una vera palestra per la futura classe dirigente. Oggi il passaggio appare naturale proprio perché è stato costruito con pazienza e senza personalismi.
È un atteggiamento tutt’altro che scontato. In molte realtà si parla di giovani, ma poi si fatica a cedere loro responsabilità. Qui, invece, il passaggio è stato completo, senza mezze misure.
Un segnale per tutto il vino italiano
Nelle prime dichiarazioni della neo presidente colpisce soprattutto un concetto: cambiare senza rinnegare quanto costruito finora. Ascoltare il mercato, essere più reattivi, cogliere le opportunità, innovare mantenendo saldi i valori dell’associazione. Una linea che guarda all’internazionalizzazione, all’enoturismo, ai nuovi consumatori e a linguaggi di comunicazione più efficaci, senza perdere di vista l’identità del vino siciliano.
Non stiamo parlando di una piccola realtà. Assovini Sicilia riunisce circa cento aziende, rappresenta oltre novecento etichette e una parte predominante del valore del vino siciliano imbottigliato. Le scelte che compie hanno quindi un peso che va ben oltre i confini dell’isola.
Dare fiducia quando è il momento
Il vino italiano ha bisogno di giovani preparati, che abbiano studiato, fatto esperienze internazionali e poi scelto di tornare nei territori d’origine. La Sicilia, ancora una volta, sembra aver capito che il ricambio generazionale non è una concessione ai figli d’arte, ma un investimento strategico.
Non è un caso che un’associazione così rappresentativa abbia deciso di affidarsi completamente agli under 40. È una scelta che assume un valore simbolico per tutto il settore. Perché il futuro del vino non si costruisce aspettando che i giovani arrivino, ma dando loro responsabilità quando dimostrano di essere pronti. Assovini Sicilia lo ha fatto.
Sarebbe bello che molti altri seguissero questo esempio.
Nella foto di apertura, il consiglio di amministrazione di Assovini Sicilia. Da sinistra Costante Planeta, Totò Navarra, Alessandro Tasca, Cristina Madaudo, Gabriella Favara, Pietro Pollara, Enrica Spadafora, Graziano Nicosia.



