Una storia di famiglia, una visione costruita nel tempo e una fedeltà assoluta al territorio. Erika Mantovan è andata alla cantina G.D. Vajra e ne ripercorre le scelte che l’hanno resa un punto di riferimento delle Langhe: dall’agricoltura biologica agli storici cru di Barolo, fino alla gestione dell’estrema annata 2022, affrontata con decisioni agronomiche e di cantina fuori dagli schemi.
Una famiglia che ha scelto la propria strada
L’immagine di G.D. Vajra è quella di una famiglia prima ancora che di una cantina. Tutto inizia al Bricco delle Viole, la vigna più alta del comune di Barolo, quando nel 1968 Giuseppe Domenico affida ad Aldo, appena quindicenne, le prime vigne di famiglia.
Non essere nato nelle Langhe, paradossalmente, si rivelerà un vantaggio. Aldo Vajra non si lascia condizionare dalle scuole di pensiero del momento, osa, chiede consigli e costruisce una propria identità. La definizione che lo accompagnerà negli anni sintetizza bene questo approccio: «più moderno dei tradizionalisti, più tradizionale dei modernisti».
Lo storico Marc Bloch sosteneva che i pregiudizi portano spesso a credere più alle etichette che ai fatti. Aldo Vajra li ha smentiti sul campo: il “ragazzo di città” si è conquistato la fiducia dei contadini con il lavoro e la coerenza.
Le intuizioni che hanno fatto la differenza
Molte delle scelte che hanno segnato la storia dell’azienda sono nate nei momenti più difficili. Nel 1971 Vajra ottiene una delle prime certificazioni biologiche del Piemonte, quando ancora il biologico era una scommessa. Poco dopo introduce il Riesling e punta sul Nebbiolo a Serradenari, zona tradizionalmente vocata al Dolcetto.
Nel 1972 convince il padre a investire in diraspatrice, torchio e vasca in un’annata complicata per la maturazione delle uve. Dopo la devastante grandinata del 1986, la distribuzione dei vigneti in aree e microclimi differenti si rivela una scelta lungimirante.
Nel 1985, insieme alla moglie Milena, Aldo lascia l’insegnamento per dedicarsi completamente alla cantina. Nascono Giuseppe, Francesca e Isidoro, oggi protagonisti della nuova generazione.
L’azienda supera così i 100 ettari vitati, ai quali si aggiungono i 3 ettari del progetto Luigi Baudana, avviato nel 2009 a Serralunga d’Alba, nella zona della Cerretta. La crescita, però, non ha modificato la filosofia produttiva: pulizia stilistica, rispetto del territorio ed espressività rimangono i punti cardinali della famiglia.
Il Barolo come racconto del territorio

È Giuseppe Vajra ad accompagnarci nella degustazione e nella scoperta della filosofia aziendale. «Non si produce vino per dimostrare di essere i migliori, ma per emozionare.»
L’obiettivo è dare continuità nel tempo ai vini, facendo sì che un Barolo maturo conservi l’identità già percepibile nelle versioni più giovani.
Il percorso parte dal Bricco delle Viole, storico vigneto coltivato dalla famiglia fin dal XVII secolo. Situato tra i 380 e i 480 metri di quota, è il cru più alto e più occidentale del comune di Barolo. Un vero promontorio: il vento arriva con costanza, la mattina da est verso ovest, il pomeriggio dalle Alpi verso la pianura. Quella corrente fresca che raffredda la vigna anche a fine giornata è uno dei reali punti di forza dell’eleganza che ritroviamo in questa Mga.
Le viti più antiche, piantate nel 1931 da Pino Bianco (che abitava nell’ultima casa in fondo alla vigna e che volle fosse proprio la famiglia Vajra a continuarne la conduzione), continuano ancora oggi a rappresentarne il cuore storico. Le macerazioni raggiungono i 49 giorni, tra le più lunghe dei Barolo Vajra.
Ravera e Coste di Vergne, due anime del Nebbiolo

A poca distanza si trova l’anfiteatro di Ravera, tra Barolo e Novello. Qui nel pomeriggio il calore si trattiene un po’ più a lungo e secondo Giuseppe Vajra è proprio questa conformazione a regalare al vino una particolare dolcezza di frutto e un centro bocca più avvolgente. La geologia mostra un intreccio di argilla e marna, i drenaggi del suolo hanno rivelato strati alternati con una precisione che suggerisce un’origine geologica antica, forse il punto di confluenza tra l’argilla di Monforte e la marna di Barolo. Qui la vinificazione prevede 47 giorni di macerazione con cappello sommerso.
Di carattere completamente diverso è Coste di Vergne, il vigneto più sabbioso dell’azienda, il più basso di quota e anche il primo a essere vendemmiato, già nel mese di settembre. «Come accade nel Roero o a Lessona, la sabbia la sabbia interagisce con il Nebbiolo aprendolo e ne orienta gli aromi verso un registro più fresco e leggero.»
Per descriverlo Giuseppe Vajra ricorre a una metafora musicale: «È come il rock classico dei Beatles, una musica allegra da ascoltare la mattina con tutta la famiglia». Non a caso il Barolo Coste di Vergne, prodotto per la prima volta nel 2015, è forse il cru che meglio accompagna chi si avvicina per la prima volta al Nebbiolo.
L’annata 2022, affrontata con anticipo

Per Vajra il calore dell’annata 2022 non è arrivato all’improvviso. I primi segnali erano arrivati già durante l’inverno. «Un antico proverbio piemontese dice che la luna piena di Natale annuncia la siccità». Lo hanno preso sul serio e hanno impostato tutta la stagione pensando allo scenario peggiore.
Da questa convinzione sono nate una serie di scelte agronomiche precise. «Abbiamo ulteriormente ritardato la potatura per posticipare il germogliamento, ridurre il rischio di gelate e allungare il ciclo vegetativo – racconta Giuseppe -. La cimatura è stata evitata per non sottrarre energia alle piante, mentre la sfogliatura è stata limitata al minimo indispensabile, così da proteggere i grappoli dalle alte temperature».
Anche in cantina ogni dettaglio è stato studiato per preservare equilibrio e precisione. La selezione delle uve è stata affidata a un tavolo vibrante grigliato che elimina automaticamente gli acini disseccati o non perfettamente sviluppati prima della pigiatura. Questo ha consentito di mantenere macerazioni lunghe, fino a 36 giorni con cappello sommerso, senza rischiare estrazioni eccessive.
L’ultima decisione ha riguardato l’affinamento. Per preservare freschezza e capacità evolutiva, l’imbottigliamento è stato anticipato di circa due mesi rispetto alla consuetudine, da agosto a giugno. Giuseppe Vajra lo spiega con un’immagine semplice quanto efficace: «Presentarsi a una festa con un bouquet già completamente aperto colpisce nell’immediato, ma il giorno dopo quei fiori sono già stanchi. I boccioli semiaperti sono meno appariscenti, ma durano e sbocciano giorno dopo giorno.»
Una metafora che riassume perfettamente la filosofia della famiglia Vajra: produrre vini destinati a crescere negli anni, senza inseguire effetti immediati.

Langhe Nebbiolo 2025
Punteggio: 92/100
Prezzo medio: € 19,00
100% Nebbiolo. 8-14 mesi prevalentemente in acciaio con una piccola parte in legno.
Rubino luminoso, di buona trasparenza. Naso fresco e varietale: pesca, fiori, bacche rosse. In bocca il tannino è vivo ma felpato, con una trama fine e una nota iodato-minerale nel finale.
Barolo Albe 2022
Punteggio: 93/100
Prezzo medio: € 40,00
100% Nebbiolo. Assemblaggio da Fossati, Coste di Vergne e La Volta. 23 mesi in botti di rovere di Slavonia da 50 e 75 hl.
Rosso rubino tendente al granato. Al naso richiami balsamici, muschio e lavanda. Al palato un tocco di austerità, tannino vivo ma fine, buona persistenza e corpo. Agile e scorrevole nel centro bocca. Piacevolissimo.
Barolo Coste di Rose 2022
Punteggio: 93/100
Prezzo medio: € 68,00
100% Nebbiolo. 22 mesi in botti di rovere di Slavonia, prevalentemente da 25 e 50 hl.
Rosso rubino tendente al granato, trasparente. Profumi di piccoli frutti rossi, violetta, leggere note minerali e cenni balsamici. Vivo, intenso, freschissimo, salato e abbastanza ampio al palato. Si distende con eleganza, tannino sottile e delicato.
Barolo Ravera 2022
Punteggio: 94/100
Prezzo medio: € 74,00
100% Nebbiolo. 22 mesi in botti di rovere di Slavonia, prevalentemente da 25 e 50 hl.
Rosso rubino tendente al granato, trasparente. Al naso fiori e frutti rossi, intensi e generosi. Rosa canina e baccelli di vaniglia. In bocca tannino largo, di buona pienezza, ben integrato. Retrogusto molto fruttato, ampio ma di buona tensione e profondità.
Barolo Bricco delle Viole 2022
Punteggio: 95/100
Prezzo medio: € 88,00
100% Nebbiolo. 22 mesi in botti di rovere di Slavonia, prevalentemente da 25 e 50 hl.
Rosso rubino luminoso, trasparente. Profumi di violetta, ciliegia, mirtilli, fiori secchi. Palato succoso, goloso, molto ricco, con un’acidità che sorregge la materia. Bella compiutezza e peso. Buona materia, figlio dell’annata: il finale chiude su tannini ancora presenti ma sottili, già abbastanza integrati.
Barolo Comune di Serralunga d’Alba Luigi Baudana 2022
Punteggio: 94/100
Prezzo medio: € 50,00
100% Nebbiolo. 26 mesi in botti di rovere di Slavonia da 15, 17 e 25 hl, con una piccola parte in piccole botti neutre.
Rosso rubino di media intensità, trasparente. Al naso sensazioni gessose, di roccia. Poi mirtilli e cenni balsamici. Sorso succoso, vivo, verticale. Grip tannico presente ma sottile, non incisivo. Finale gessoso-mentolato con ritorno sapido.
Barolo Cerretta Luigi Baudana 2022
Punteggio: 96/100
Prezzo medio: € 74,00
100% Nebbiolo. 26 mesi in botti di rovere di Slavonia da 15, 17 e 25 hl, con una piccola parte in piccole botti neutre.
Rosso rubino di media intensità. Naso più caldo e materico: fiori, agrumi rossi. Tannino ampio, ancora da integrarsi alla materia. Pieno, denso, caldo. Finale balsamico e promettente.
Barolo Baudana Luigi Baudana 2022
Punteggio: 95/100
Prezzo medio: € 74,00
100% Nebbiolo. 26 mesi in botti di rovere di Slavonia da 15, 17 e 25 hl, con una piccola parte in piccole botti neutre.
Rosso rubino di media intensità. Naso balsamico, mentolato, profumi di stella alpina. Grande struttura con una tessitura tannica finissima. Gessoso, sapido, persistente, buona densità materica. Sorso progressivo e ampio, tannino più integrato rispetto alla Cerretta. Finale molto materico con buona acidità a sostenere.







