Due uomini con lo stesso nome, Silvano Formigli e Silvano Prompicai, due Chianti Classico diversissimi. Un ricordo personale che parte dai 60 anni di Fèlsina e torna agli inizi degli anni Ottanta, quando Ama e Fèlsina erano ancora realtà poco conosciute ma già destinate a segnare la storia del vino toscano.
La festa per i 60 anni della Fattoria di Felsina, a Castelnuovo Berardenga, mi ha fatto venire in mente alcuni ricordi. Legati a due persone, entrambi con il nome Silvano. Legati soprattutto al fatto che mi hanno fatto conoscere due aziende del Chianti Classico, allora semisconosciute, ora famosissime.
Ama e Fèlsina, due anime del Chianti Classico
Il primo Silvano non c’è più. Era Silvano Formigli, che conobbi nel 1981 quando era il direttore del Castello di Ama. Ricordo il Bellavista del ’78, alla sua prima uscita. Un rosso elegante, tagliente, dove la freschezza acida prevaleva sulla struttura. Del resto, il vigneto è nella parte alta di Gaiole.
Il secondo Silvano, invece, è vivissimo. Lo incontrai per la prima volta, anche lui, nel 1981. Al secolo il nome completo è Silvano Prompicai. All’epoca faceva, poi fece per decenni ancora, il rappresentante di commercio. Tra le cantine che tentava di far conoscere c’era la Fattoria di Felsina.
Non ancora Fontalloro e Rancia, che uscirono con la vendemmia dell’83 alcuni anni dopo. Però il Chianti Classico e la Riserva c’erano già. Erano, se possibile, il contrario di quelli di Ama. Possenti, corposi, coerenti con l’origine, visto che provenivano da Castelnuovo Berardenga.
La lezione della diversità
Loro mi insegnarono che è proprio nella diversità il vero carattere dei vini. La loro espressione deve essere la più coerente possibile con l’origine e devono rappresentarla.
In questo caso i vini erano anche, incredibilmente, simili ai due Silvani. Formigli, toscano, chiantigiano, ironico e sorridente. Prompicai, bergamasco, alto due metri, con una voce baritonale e frasi assertive.
Non serve dire altro, credo.



