Nel cuore della vecchia Milano, Ristorante La Brisa unisce cucina d’autore, atmosfera riservata e una storia davvero insolita. Il proprietario Antonio “Tojo” Facciolo è figlio dello storico disegnatore di Diabolik e racconta un legame familiare che ha ispirato i celebri personaggi del fumetto, mentre in tavola si incontrano tradizione, creatività e grande attenzione alla materia prima.
Una storia che parte dalle tavole di Diabolik
Se vi capitasse di andare a pranzo o a cena alla Brisa di Milano, zona corso Magenta, ad accogliervi ci sarà Tojo, nella vita Antonio Facciolo, il proprietario di questo affascinante ristorante dall’atmosfera raccolta ed elegante nel cuore della vecchia Milano, accanto agli scavi archeologici di un antico palazzo imperiale di età romana.
Se avrete l’impressione di conoscere Tojo al primo sguardo, forse siete semplicemente degli strenui lettori del noto fumetto Diabolik.
Il padre di Tojo, Enzo, è stato il disegnatore di Diabolik dagli albori nel lontano 1967. Dai racconti di Tojo, il padre, disegnando a casa, spesso prendeva spunto dalle movenze della mamma, che ritroviamo in Eva Kant, e dagli occhi di Tojo che rivediamo nello sguardo di Diabolik.
La sfida di Tojo e la rinascita della Brisa

Tojo studia scienze politiche e per pagarsi gli studi e poter sposare la sua Eva, Francisca – compagna nella vita e nel lavoro da oltre venticinque anni – comincia a lavorare nella ristorazione come cameriere e barman, e di quell’esperienza resta traccia anche nella proposta aperitivo della Brisa che vede un’interessante selezione di cocktail accanto ad una sfiziosa proposta di tapas, e l’aperitivo è assicurato.
Dopo quattro anni di lavoro al ristorante di proprietà del pugile Duilio Loi, la trattoria San Vittore, Tojo sale sul ring per affrontare la sua sfida più importante. All’inizio degli anni duemila, rileva la Brisa, ristorante che esisteva dagli anni ottanta e si chiamava Rosina. Nel pacifico giardino interno sotto la ghiaia accanto ai tigli secolari, ci sono ancora le piste da bocce che richiamano l’atmosfera di una Milano del passato. Si cena in un’elegante veranda, Tojo e Francisca si muovono tra i tavoli con il fascino e il garbo della semplicità, e ci fanno sentire a casa. Si respira rispetto e discrezione per i clienti e infatti, anche per questa ragione, gli ospiti Vip della Brisa non vengono mai esibiti sui social come armi letali per aumentare la clientela, pertanto anche io manterrò un totale riserbo in proposito.
Come si mangia alla Brisa
La cucina è italiana con decisi influssi mediterranei soprattutto spagnoli, e tocchi fusion e creativi dello chef Valerio Varotto, quarantasette anni, padovano, Ducasse il suo mito che riecheggia nell’utilizzo di prodotti freschi, locali e stagionali e nell’esaltazione dei sapori naturali degli ingredienti. Ogni piatto in menù è frutto della collaborazione tra Tojo e Valerio. Il loro cavallo di battaglia, il Maialino cochinillo spagnolo cotto a 65 gradi per venti ore, disossato messo su placca con cotenna e pressato per dodici ore. Altro evergreen il Bulgur e quinoa con selezione di verdure, olive di Gaeta e pesto di rucola.
Fantastici gli antipasti soprattutto Acciughe del Cantabrico, mugnoli selvatici, cedro, polvere di cappero e salsa al tuorlo; le Sarde affumicate, pane di segale, indivia cotta e cruda, quartirolo e salsa ai datterini; la Cipolla ripiena di gorgonzola di capra, purea di patate dolci, radicchio, castagne, datteri e chips di riso. Domina l’equilibrio e l’esaltazione dei sapori anche nel primo Zuppa di cavolfiore, gamberi viola, cavolo verde, pak-choi e arachidi.
Come secondo, il Controfiletto di vitello con carciofi, purea di rutabaga, burro alle erbe e briciole di pane alle mandorle è fatto a regola d’arte, con questo tocco scandinavo per l’uso della rutabaga, tubero “ibrido” creato incrociando cavolo selvatico e rapa. All’altezza del pasto il dessert Biscotto e meringa alle nocciole e cristalli di menta.
Carta dei vini da appassionati
È Tojo a consigliare i vini che ha scelto personalmente, prediligendo l’Italia ma con una selezione anche estera sia bianca che rossa, ed oltre venti etichette al calice. Nel racconto al tavolo, traspare la sua grande passione per questo meraviglioso mondo che farà sentire a casa i veri appassionati e curiosi anche di piccole produzioni.
Ho assaggiato un vecchio Collina del Milanese Igt Banino 2006 di Antonio Panigada, un blend di Riesling, Sauvignon e Chardonnay, che mi ha stupita per la tenuta nel tempo.
Da nutrizionista, ma pur sempre gourmet, so quanto l’attenzione alla qualità delle materie prime e alla loro provenienza siano importante per il benessere. Quando ceno alla Brisa dormo sempre sonni tranquilli, e certamente Tojo, Francisca e Valerio “nessuno può fermarli” (cit. Diabolik).












