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Vini d’Abbazia, alle radici della cultura del vino

Vini d'Abbazia 2026

La quinta edizione della rassegna di Fossanova, svoltasi dal 12 al 14 giugno, conferma l’originalità di un progetto che racconta il vino attraverso la storia delle abbazie, il territorio e la cultura monastica.

Nel panorama delle manifestazioni dedicate al vino non è frequente imbattersi in un evento che scelga di raccontarlo partendo dalle sue radici. Eppure, prima ancora di essere un prodotto, il vino è stato cultura, agricoltura, spiritualità e vita quotidiana. Per secoli le abbazie hanno custodito questo patrimonio, contribuendo alla bonifica dei terreni, allo sviluppo della viticoltura e alla trasmissione di conoscenze che ancora oggi appartengono all’identità di molti territori.

Da questa intuizione nasce Vini d’Abbazia, manifestazione ideata dal giornalista RAI Rocco Tolfa, insieme a Francesco Zaralli e Marco De Cave. Giunta alla quinta edizione, la rassegna ha consolidato la propria identità mantenendo nell’Abbazia di Fossanova la sua sede naturale, fin dalla prima edizione.

Per tre giorni il complesso cistercense ha accolto produttori provenienti da numerose regioni italiane e alcune interessanti realtà estere, insieme a giornalisti, operatori del settore e appassionati. Rispetto all’edizione del 2025, alla quale avevo partecipato, ho percepito un’affluenza sensibilmente maggiore. Più dei numeri, però, mi ha colpito il modo in cui la manifestazione continua ad attirare persone interessate ad approfondire, prima ancora che a degustare.

Non solo vini prodotti nei monasteri

Chi non conosce Vini d’Abbazia potrebbe immaginare una rassegna dedicata esclusivamente ai vini prodotti nei monasteri. In realtà il progetto è molto più articolato. Accanto alle produzioni delle comunità religiose partecipano aziende vitivinicole private che coltivano vigneti situati su terreni tuttora appartenenti alle abbazie. Un aspetto poco noto, ma essenziale per comprendere il significato della manifestazione: il rapporto tra mondo monastico e viticoltura non appartiene soltanto alla storia, ma continua attraverso collaborazioni che mantengono vivo un patrimonio agricolo e culturale secolare.

Le abbazie come centri di sapere anche agricolo

Vini d'Abbazia 2026Le abbazie, del resto, non sono state soltanto luoghi di culto. Per secoli hanno rappresentato centri di organizzazione agricola, di conservazione del sapere e di diffusione delle conoscenze agronomiche. Molti dei paesaggi vitati che oggi conosciamo devono una parte importante della loro evoluzione proprio al lavoro delle comunità monastiche.

È questo il filo conduttore della manifestazione. Il vino diventa il mezzo attraverso cui raccontare una storia più ampia, fatta di territorio, architettura, cultura e paesaggio. Anche per questo l’Abbazia di Fossanova non è soltanto una splendida cornice, ma parte integrante del racconto.

Un percorso culturale tra seminari e masterclass

Vini d'Abbazia 2026, Roberto Cipresso
Vini d’Abbazia 2026, Roberto Cipresso

Il programma culturale rappresenta uno degli elementi qualificanti della rassegna. Il seminario “Il Valore dell’Autoctono: tra qualità e territorio” ha riunito gli interventi di Enrico Chiavacci, Violante Cinelli Colombini e Roberto Cipresso. Le masterclass hanno affrontato temi differenti ma complementari: “I Grandi Rossi”, guidata da Roberto Cipresso; “Il vino dei monasteri”, condotta da Vincenzo Mercurio; e “Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce”, affidata a Chiara Giovoni. Più che una successione di degustazioni, è stato un percorso culturale coerente, nel quale ogni incontro ha aggiunto un tassello alla comprensione del rapporto tra vino, storia e territorio.

Un pubblico giovane e partecipe

Vini d'Abbazia 2026, sbandieratoriTra gli aspetti che più mi hanno colpito c’è stata la composizione del pubblico. Accanto agli operatori del settore erano presenti moltissimi giovani, in una percentuale davvero insolita per manifestazioni di questo genere. Non erano semplici curiosi: seguivano con attenzione gli incontri, partecipavano alle degustazioni e dialogavano con i produttori. È un segnale incoraggiante, che dimostra come il vino, quando viene raccontato attraverso la cultura e non soltanto attraverso la tecnica, sappia ancora suscitare interesse nelle nuove generazioni.

Un progetto che supera Fossanova

Nei mesi precedenti avevo partecipato anche all’edizione di Vini d’Abbazia Calabria, ospitata nell’Abbazia di Santa Maria della Matina. Un’esperienza utile per comprendere come il progetto non sia legato esclusivamente a Fossanova. Cambiano i luoghi, i protagonisti e naturalmente i vini, ma rimane intatta l’idea che sostiene l’iniziativa: raccontare il patrimonio monastico attraverso la viticoltura e, allo stesso tempo, raccontare il vino attraverso la storia dei territori che le abbazie hanno contribuito a modellare.

Questa vocazione culturale è emersa con chiarezza anche nel convegno organizzato nell’ottobre 2025 presso il Convento della Santissima Annunciata, in Franciacorta, dedicato a “La cultura del vino e l’identità dei territori. L’opera delle abbazie”. Più che annunciare nuovi sviluppi della manifestazione, l’iniziativa ha proposto una riflessione sul ruolo storico e contemporaneo delle abbazie nella cultura del vino, riunendo esponenti del mondo monastico, accademico e vitivinicolo.

Il nodo degli spazi

Se si vuole individuare un margine di miglioramento, questo riguarda il Refettorio del Chiostro, sede delle masterclass. La sala ha registrato costantemente il tutto esaurito e, nelle ore più calde, la climatizzazione non si è dimostrata sempre adeguata all’affluenza. Un dettaglio organizzativo, facilmente risolvibile, che non ha inciso sulla qualità degli incontri ma che potrebbe rendere ancora più piacevole seguire un programma culturale di questo livello.

Una formula ormai riconoscibile

Vini d'Abbazia 2026

Vini d’Abbazia ha costruito negli anni una propria fisionomia senza inseguire modelli già consolidati. Il suo elemento distintivo non risiede soltanto nella qualità delle etichette presenti, ma nella capacità di inserire ogni vino all’interno di un racconto dove storia, paesaggio, cultura e tradizione monastica convivono con naturalezza.

Tra le immagini che porto con me da questa quinta edizione ce n’è una che vale più di molte statistiche: le masterclass costantemente esaurite e un pubblico composto in larga parte da giovani. In un momento in cui il mondo del vino si interroga su come dialogare con le nuove generazioni, è forse questo il messaggio più incoraggiante lasciato da Vini d’Abbazia.

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